Ad agosto ho chiesto a ChatGPT cos'è The Max Code. Mi ha risposto, con la fonte citata accanto, che «il sito dichiara oltre 500 iscritti alla newsletter».

Il sito lo dichiarava davvero. Era una frase rimasta lì dai giorni in cui le pagine erano vuote, un segnaposto che nessuno aveva più toccato. Gli iscritti veri erano parecchi di meno. Io me n'ero dimenticato, la macchina no: l'aveva letta, ci aveva creduto e la ripeteva a chiunque le facesse la domanda.

In quel momento il mio blog aveva avuto il lettore più attento della sua vita. Solo che non era una persona.

Il blog è morto, dicono. Hanno mezza ragione

Lo sento dire da un paio d'anni, e i numeri per dirlo ci sono.

Il Pew Research Center ha seguito la navigazione di 900 adulti americani per tutto marzo 2025. Quando Google mostrava in cima il riassunto fatto dall'AI, le persone cliccavano su un risultato tradizionale nell'8% delle ricerche. Senza riassunto, nel 15%. Sui link dentro il riassunto cliccava l'1%. E in un caso su quattro, dopo aver letto il riassunto, chiudevano e se ne andavano.

8%
clic su un risultato
con il riassunto AI
15%
clic su un risultato
senza riassunto
1%
clic sui link
dentro il riassunto

Era marzo 2025, e i riassunti comparivano in meno di una ricerca su cinque. Da allora sono solo aumentati.

Quindi sì: se scrivi un blog per farti trovare da Google e portare gente sul sito, quel motivo si sta consumando. La risposta arriva prima del clic, e il clic spesso non arriva.

Il punto è che quello era il motivo di prima. Ne sono rimasti altri quattro, e secondo me sono più solidi.

Il primo: casa tua

In negozio ci sono i corner dei marchi. Uno spazio con i colori del brand, i suoi prodotti, a volte il suo personale. Sembra casa loro, ma il metro quadro è nostro. L'anno dopo il layout cambia, il corner si sposta in fondo al reparto o si stringe di un modulo, e il marchio lo scopre quando è già fatto.

LinkedIn, Instagram, Facebook sono corner. Ci lavoro tutti i giorni e li uso volentieri, ma il pubblico me lo prestano. Se domani cambiano l'algoritmo, se decidono che i post con un link girano meno, se il profilo viene bloccato per un errore, quello che ho costruito lì dentro resta a loro.

Il blog è l'unico posto dove decido io cosa c'è in vetrina e per quanto tempo ci resta. Se hai un'attività con quattro dipendenti vale uguale: la pagina Facebook del negozio è un corner, il sito è il negozio.

Il secondo: una cosa che resta quando smetti di parlare

Un post su LinkedIn vive un paio di giorni, poi scivola giù e non lo ritrova più nessuno, spesso nemmeno io.

Un articolo resta a un indirizzo. Quando qualcuno mi chiede come si scrive un prompt, non devo rispiegarlo da capo: gli mando la pagina. È la differenza fra dire a un cliente «fidati, questa lavatrice è silenziosa» e dargli in mano la scheda tecnica con i decibel. La seconda funziona anche quando non ci sei.

L'autorevolezza non te la danno i post, te la dà il fatto che su un argomento hai scritto una cosa completa, con il tuo nome sopra, e che è ancora lì.

Il terzo: la materia prima

Questo è il motivo che ho scoperto facendo, e che adesso pesa più degli altri nel mio lavoro di tutti i giorni.

Il primo aprile ho pubblicato sul blog un articolo lungo su come si scrivono i prompt. Tredici minuti di lettura, sei tecniche, i template. A metà agosto dovevo scrivere la newsletter #20 e non sono partito da una pagina bianca. Sono partito da quell'articolo, l'ho riletto a quattro mesi di distanza e ho trovato tre cose che nel frattempo erano cambiate. La newsletter è diventata il tagliando dell'articolo, e alla fine rimandava all'articolo.

Un pezzo scritto bene una volta mi ha dato una newsletter, un post di lancio su LinkedIn e lo spunto per un video. Un post su LinkedIn, per quanto riuscito, non mi ha mai dato niente dopo la prima settimana.

Un magazzino con la scritta blog, pieno di scatole arancioni, da cui partono quattro frecce verso quattro piccoli scaffali: newsletter, LinkedIn, video, AI.
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

Il blog è il magazzino. Gli altri canali sono gli scaffali che rifornisci da lì.

Il quarto: il lettore che non si vede

E torniamo ai 500 iscritti.

Quando ho fatto il test su me stesso, ChatGPT e Perplexity hanno costruito il mio ritratto leggendo quello che trovavano. ChatGPT ha pescato soprattutto da siti personali e da Substack. Perplexity quasi tutto da LinkedIn. Alla domanda «consigliami creator italiani che scrivono di AI applicata al lavoro», The Max Code usciva terzo su ChatGPT e primo su Perplexity. La bravura c'entrava poco. Avevo scritto abbastanza cose, in un posto leggibile, da finire nella loro lista.

Ho raccontato tutto il test qui: Cos'è la GEO, spiegata da due AI che hanno parlato di me alle mie spalle.

Oggi, quando qualcuno chiede a un'AI chi sei, cosa fai o a chi rivolgersi per un certo problema, la risposta la costruisce con quello che trova scritto. Se di te non trova niente, non ti inventa. Ti salta, e mette qualcun altro.

📮

Il blog è il posto dove decidi tu cosa trova. Con una regola che ho imparato a mie spese: ripete tutto, anche le cose che hai dimenticato di correggere.

La parte scomoda

Adesso quella che mi riguarda.

I miei primi articoli li ho scritti con la testa di prima. Titoli pensati per Google, liste di strumenti, «i 10 che uso nel 2026». Qualcuno regge ancora, qualcuno invecchia a ogni nuovo modello che esce. Li scrivevo per farmi trovare, e mi preoccupavo poco di cosa ci fosse dentro una volta trovato.

Se il blog lo scrivi per le visite, ha senso rincorrere la parola chiave del mese. Se lo scrivi perché resti, perché ci peschi dentro per mesi e perché una macchina lo legge e lo ripete, cambia tutto il resto. Scrivi meno pezzi, ma che dicono una cosa tua. Controlli ogni numero, perché qualcuno lo citerà come fatto. Tieni la stessa versione di te su ogni pagina.

È un lavoro più lento. Però è l'unico che si accumula.

Da dove partire, se hai un'attività piccola

Non ti serve un piano editoriale. Ti serve una lista.

Prendi le cinque domande che i clienti ti fanno più spesso, al banco, al telefono, su WhatsApp. Quelle a cui rispondi ogni settimana con le stesse parole. Scrivi una pagina per ciascuna, con la risposta completa, come la daresti a voce a un cliente che ti sta simpatico.

Sono cinque articoli. Sono la cosa che un'AI andrà a leggere quando qualcuno nella tua zona farà quella domanda. E sono la cosa che la prossima volta manderai col link, invece di rispiegare tutto da capo.

Alla fine i quattro motivi dicono la stessa cosa. Quando qualcuno chiede di te, a una persona o a una macchina, la risposta deve averla scritta tu.

Max Destri
Max Destri
Founder · The Max Code

Racconto l'AI per chi la usa ogni giorno, non per chi la studia. Costruisco strumenti, sistemi e contenuti con l'AI e mostro come funzionano davvero.

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