themaxcode.eu esiste. L'ho costruito con Claude Code. Senza aprire Elementor, senza toccare il pannello di Aruba, senza installare un plugin. Il risultato: 1.869 righe di codice HTML nella sola homepage, 37 animazioni GSAP che funzionano su ogni dispositivo, tre font caricati localmente, un sistema di blog con articoli autonomi, ogni uno con barra di lettura, indice laterale e CTA integrata.
Prima di raccontare come, voglio dirlo chiaramente: il vibe coding non è magia. Se arrivi qui aspettandoti uno strumento che costruisce qualsiasi cosa senza fatica, uscirai deluso. Ma se hai già perso mesi a combattere con WordPress ottenendo risultati che non ti convincevano, quello che ho vissuto ti riguarda da vicino.
Un anno perso (o quasi)
Ho usato WordPress per The Max Code circa un anno. Con Aruba come hosting, tema premium, Elementor Pro, e i plugin necessari per SEO, velocità e sicurezza. Il setup standard di chiunque costruisca un sito in Italia senza essere developer.
Il problema non era la piattaforma. Era il rapporto tra tempo investito e risultato ottenuto. Aggiornare il tema rompeva i widget. Ottimizzare la velocità richiedeva tre plugin in conflitto tra loro. Cambiare il colore di un bottone in Elementor diventava un'esplorazione di livelli annidati che nessuno aveva richiesto. Ore su ore per un sito che sembrava uguale a centomila altri siti WordPress italiani. Funzionante, certo. Privo di personalità.
- Un anno di sessioni irregolari
- Aggiornamenti che rompevano il layout
- Plugin in conflitto tra loro
- Design vincolato ai template disponibili
- Elementor per cambiare mezzo paragrafo
- Risultato finale: mediocre
- Tre settimane di sessioni irregolari
- Nessun aggiornamento da gestire
- Nessun plugin, nessun conflitto
- Design esattamente come volevo
- Descrivi, l'AI costruisce, tu valuti
- Risultato finale: quello che avevo in testa
La differenza non è solo nella velocità. È nel tipo di controllo che hai sul risultato.
Il vibe coding in concreto
Il termine è stato coniato da Andrej Karpathy nel 2025. La meccanica è semplice: descrivi quello che vuoi in linguaggio naturale, un agente AI scrive il codice, tu valuti il risultato e itero. Niente editor di codice aperto, niente Elementor, niente pannello di amministrazione. Una conversazione con uno strumento che capisce sia le tue intenzioni che le regole di programmazione.
La differenza rispetto a "chiedere a ChatGPT uno script" sta nel contesto. Claude Code non risponde a singole domande: lavora su un progetto intero, mantiene la memoria di quello che è già stato costruito, segue regole e convenzioni che stabilisci una volta sola. È la differenza tra chiedere a qualcuno di scrivere una frase e avere un collaboratore che conosce già tutta la struttura del libro.
Un dettaglio che conta: il vibe coding non richiede di capire il codice. Richiede di capire il risultato che vuoi. Questa distinzione sembra sottile. In pratica cambia tutto.
Quello che ho costruito, con i numeri reali
nella homepage
su scroll e caricamento
da zero, senza scrivere codice
La homepage ha sei sezioni con layout diversi: hero con effetti di profondità, about con stats, una sezione quadrato con grafica personalizzata, griglia articoli, sezione newsletter, footer completo. Tre font caricati localmente per rispettare il GDPR senza dipendenze da Google Fonts.
Il blog ha quattro articoli (questo compreso), ognuno con struttura HTML autonoma. Barra di lettura in cima, tabella dei contenuti laterale sticky che scompare su mobile, author box, CTA newsletter integrata. Un sistema di indice separato con anteprime degli articoli.
Niente database. Niente CMS. Niente plugin da aggiornare. File HTML, CSS e JavaScript statici, ospitati su Aruba ma senza dipendere dai suoi sistemi di gestione. L'ironia è che Aruba fa ancora parte del setup. La differenza è che non ci metto più le mani.
Dove funziona bene
Da un'idea vaga a qualcosa di visibile nel tempo di una sessione. Ho chiesto una sezione con effetti di profondità che non avevo visto da nessuna parte. Tre iterazioni, risultato nel giro di quaranta minuti. Con Elementor avrei cercato un blocco pre-fatto che assomigliasse a quello che avevo in testa.
"Rendilo più dark", "aggiungi un glow blu sui bordi delle card", "porta il menu a sinistra sulla mobile". L'AI traduce intenzioni visive in CSS. Questo è il punto dove il vibe coding vince su qualsiasi builder grafico, perché non stai navigando un'interfaccia: stai descrivendo quello che vuoi.
Una volta definito il design system (palette, font, componenti) dentro un file di istruzioni, ogni nuova pagina lo eredita. Aggiungere questo articolo al blog ha richiesto di copiare la struttura di uno esistente e sostituire i contenuti. Il risultato visivo è già coerente con tutto il resto.
Quando qualcosa non funziona, l'AI legge il suo stesso codice e individua il problema. Ho avuto tre casi di animazioni GSAP che sparivano su Safari. In tutti e tre, l'AI ha risolto autonomamente. Non so ancora cosa stesse succedendo. Non ho bisogno di saperlo.
Dove si rompe tutto
Più il sito diventa grande, più l'AI rischia di dimenticare le decisioni prese nelle sessioni precedenti. Ho risolto con un file CLAUDE.md che descrive le regole del progetto: palette, font, tono del copy, struttura delle sezioni. Senza un sistema di questo tipo, finisce che l'AI ti propone soluzioni in contraddizione con quelle già implementate.
Il vibe coding non sostituisce il pensiero progettuale. Se arrivi a una sessione senza sapere esattamente cosa vuoi, l'AI ti darà qualcosa. Probabilmente qualcosa di funzionante, magari anche esteticamente accettabile, ma non quello che avresti voluto. Ho perso più tempo nelle sessioni vaghe che in quelle con un obiettivo preciso.
Un'animazione che si vede, un layout che regge, un form che invia: tutto funziona. Ma il codice sottostante può essere ridondante e difficile da modificare. Senza occhio critico sul risultato si accumula debito tecnico invisibile. Non serve essere developer per accorgersene: basta chiedersi "se volessi cambiare questa cosa tra sei mesi, quanto ci vorrei?"
Succede: l'AI gira sullo stesso errore per tre o quattro iterazioni senza risolverlo. È il momento in cui serve fermarsi, descrivere il problema da un angolo completamente diverso, o ricominciare la sessione con contesto pulito. La tentazione di andare avanti è forte. Di solito è sbagliata.
Il punto che nessuno dice: il giudizio rimane tuo. L'AI esegue. Se non sai valutare il risultato, stai costruendo qualcosa senza capire se funziona davvero. Non è un problema del vibe coding. È la premessa di qualsiasi strumento potente.
Per chi ha senso (e per chi no)
Ha senso se stai costruendo qualcosa di personale, se puoi permetterti di imparare lavorando, e sei disposto a capire il risultato anche senza capire il codice. Un freelance che costruisce il proprio sito, un creator che vuole un blog fuori dall'ordinario, un imprenditore con un MVP da validare.
Non ha senso se il codice che produci deve essere mantenuto da un team, se lavori in un contesto dove altri sviluppatori devono intervenire sul tuo output, o se cerchi uno strumento che faccia le scelte progettuali al posto tuo. Quelle rimangono tue.
Quello che ho imparato davvero
Il vantaggio del vibe coding non è la velocità. È che abbassa il costo di sperimentare. Un anno con WordPress mi ha insegnato quanto è costoso restare bloccati dentro i limiti di uno strumento che non si adatta a te. Con l'AI quel limite non esiste. Almeno non nel modo in cui lo conoscevo.
Nel 2026 gli agenti AI sono abbastanza capaci da costruire interfacce complete, gestire decine di file in coerenza tra loro, risolvere bug in modo autonomo. Quello che non fanno è capire cosa vuoi se non glielo dici. E il "cosa vuoi" richiede più chiarezza di quanto sembri, finché non ci sei davanti.
Se hai già usato l'AI per costruire qualcosa, di qualsiasi tipo, mi interessa sapere dove ti ha sorpreso e dove invece ti ha deluso. Scrivimi: max@themaxcode.eu
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