Primo giorno di un ragazzo nuovo in reparto. Gli dico: "Sistema la parete dei televisori". Torno dopo un'ora e ha spostato tutto, sì, ma ha messo i 32 pollici in alto a sinistra e gli OLED da 2.000 euro in basso, dove non li vede nessuno. Tecnicamente ha fatto quello che ho chiesto. Il risultato è da rifare.
Colpa sua? No. Colpa mia. Gli ho dato un ordine che nella mia testa era chiarissimo e nella sua non voleva dire niente.
Faccio questo lavoro da ventitré anni. E la cosa che mi ha sorpreso di più da quando uso l'intelligenza artificiale è che con lei succede esattamente la stessa cosa. Gli stessi errori, per gli stessi motivi.
La differenza è che quando l'AI sbaglia, quasi tutti danno la colpa allo strumento. "Non funziona", "dice cose a caso", "non ci ho capito niente". Quando un collaboratore sbaglia al primo giro, invece, nessun capo che sa fare il suo mestiere lo licenzia dopo un'ora. Sa che il problema, di solito, è a monte.
Chi ha guidato persone ha già imparato le regole che servono per lavorare bene con l'AI. Non le chiama così, ma le conosce a memoria.
persone e team
che non cambiano
più di tutte
Un ordine vago produce lavoro sbagliato
"Sistema la parete" contro "metti i tre OLED all'altezza degli occhi, con i cartellini prezzo aggiornati, e sposta i modelli in promozione nella testata vicino all'ingresso". Il secondo ordine funziona perché dentro c'è il contesto: cosa conta, per chi, con quale obiettivo.
Con l'AI è identico. "Scrivimi una mail al fornitore" ti dà una mail generica che potrebbe scrivere chiunque a chiunque. "Scrivi una mail al fornitore per sollecitare una consegna in ritardo di dieci giorni, tono fermo ma non aggressivo, ci lavoriamo insieme da anni e non voglio rovinare il rapporto" ti dà una mail che puoi quasi spedire così.
Il contesto non è un dettaglio in più. È la differenza tra un lavoro da rifare e uno da usare.
Non legge nel pensiero: mostragli cosa vuoi
Al ragazzo nuovo, dopo il primo errore, non ho spiegato meglio a parole. Gli ho fatto vedere una parete fatta bene in un altro reparto. In dieci secondi ha capito quello che con dieci minuti di spiegazione non era passato.
L'AI risponde allo stesso trattamento. Se le fai vedere un esempio di quello che ti serve, una tua vecchia mail, un post che ti piace, il formato che vuoi, smette di indovinare e comincia a copiare il modello giusto. Un esempio concreto vale più di tre righe di istruzioni.
Controlli il risultato, non stai addosso al processo
Il micromanager sta dietro alle spalle del venditore mentre parla col cliente e lo corregge a metà frase. Ottiene due cose: un venditore bloccato e un cliente a disagio. Il capo che funziona spiega bene prima, lascia lavorare, e verifica dopo.
Con l'AI vale lo stesso. Non serve interromperla ogni riga per correggerla. Le dai un compito chiaro, la lasci arrivare in fondo, e giudichi il risultato. Se non va, aggiusti il tiro e la fai ripartire.
Il primo giro non è quasi mai quello giusto
Nessuno chiude una trattativa alla prima offerta. Si tratta, si aggiusta, si torna al tavolo. Il primo output dell'AI è la prima offerta: un punto di partenza, non il risultato finale.
"Troppo lungo, taglialo a metà". "Il tono è troppo formale, rendilo più diretto". "La seconda parte non mi convince, riscrivila". È lo stesso identico lavoro che fai con una persona quando le rimandi indietro una cosa fatta a metà. La differenza è che l'AI non si offende e il secondo giro arriva in dieci secondi.
Deleghi il compito, mai il giudizio
Questa è la regola che tengo per ultima perché è quella che conta di più. Posso far preparare un ordine a un collaboratore, ma la responsabilità di cosa entra in negozio resta mia. Se sbaglia lui, davanti alla direzione rispondo io.
Con l'AI è uguale, e chi se lo dimentica prima o poi si fa male. Le puoi delegare il lavoro, non la decisione. Quello che esce lo firmi tu. Quindi lo leggi, lo controlli, ci metti la faccia. L'AI prepara, tu decidi. Sempre in questo ordine.
L'AI prepara, tu decidi. Sempre in questo ordine.
Dove il paragone si rompe
Fin qui l'AI si comporta come un collaboratore giovane e sveglio. Ma su una cosa è diversa, ed è giusto saperlo.
Un ragazzo, dopo che gli hai corretto la parete tre volte, la quarta la fa giusta da solo. Impara, cresce, e dopo un anno non ha più bisogno di te per quella cosa. L'AI no. Se non le dai tu la memoria di come lavorate, ogni volta riparte da zero. Non cresce tra una sessione e l'altra come cresce una persona. Non si offende, vero, ma nemmeno matura per conto suo.
Per questo il collaboratore in carne e ossa resta un'altra cosa, e resterà. L'AI è uno strumento potente in mano a chi sa già dirigere il lavoro. Non è un sostituto di chi lo sa fare.
In pratica
La prossima volta che l'AI ti delude, prima di dire che non funziona fatti una domanda: quell'ordine, così com'era, l'avresti dato a una persona al suo primo giorno di lavoro?
Se la risposta è no, non è l'AI il problema. È l'ordine. E quella, guarda caso, è una cosa che sai già sistemare.
Come deleghi tu all'AI? Scrivimi: max@themaxcode.eu
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