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Luglio 15, 2010

Terrorismo Solare

Che dramma… un impianto di pannelli fotovoltaici in TV è diventato uno vero e proprio scempio ambientale!!

Guardate la TV tutti i giorni e nemmeno vi accorgete oppure, nemmeno sapete, quanto siete condizionati e quanto sia potente questo mezzo! Vi chiedo… Secondo voi… quanto la televisione influisce su quello che pensiamo, sulle nostre opinioni? Quanto viene strumentalizzata? Le informazioni sono vere e verificabili?

Questo video di Striscia la Notizia con Vittorio Sgarbi diffama in maniera impressionante il Fotovoltaico…

Ora… cosa, secondo voi, può dare ancora credibilità alla TV? Un filmato che smonta i filmati come questo? Vera Utopia purtroppo… vera Utopia!

Guardate questo filmato pensando un attimo… e se al posto di una centrale fotovoltaica ci fosse stata una Centrale Nucleare?

Impianto Fotovoltaico nei pressi di Ragusa… Ecco il Video…


Muretti a secco spazzati via, del 1500? I Muretti a secco che vedete nel video sono del 1900 secondo il catasto e non sono stati spazzati via, ma ricostruiti centinai di metri tutto intorno all’impianto. Sapete quanta manodopera ci vuole per costruire centinaia di metri di muretto a secco ?Inoltre, come si può vedere dal video, il nuovo muretto a secco costruito è bellissimo! Credete che intorno ad una centrale nucleare avrebbero costruito chilometri di muretto a secco? Forse giusto in Alice in Wonderland!!

Sgarbi afferma: “la cosa incredibile è opera di pubblica utilità indifferibile ed urgente“, quando lo prevede proprio la legge italiana. La cosa incredibile è la tua intervista… caro Sgarbi!!

E continuiamo con l’assurdo… Sgarbi dice che invece di essere una foresta di alberi è una foresta di acciaio e pannelli! Alberi? Nell’altopiano ibleo gli alberi non ci sono, solo terreno adibito a pascolo!!

Intorno all’impianto altresì, verranno piantumati in totale 600 alberi, sia perimetralmente che in mezzo ai pannelli, più alberi che pannelli solari, tutti ulivi!! E se ci fosse stata una centrale nucleare? Si sarebbero piantumti 600 ulivi?

Guardo sempre meno la TV e sempre più Internet… consiglio… fatelo anche voi! ;-)

Luglio 11, 2010

Aquila e gli Aquilani, dopo il disastro subito pure la beffa politica

Al peggio non c’è mai fine, ma il peggio dei nostri politici è infinito. Sogno un giorno in cui gli aquilani insieme al resto degli italiani va a Roma e li caccia a calci in culo, quello sì che sarà il giorno della libertà e quello si che sarà il Popolo della Libertà!

Non sono bastati i manganelli. Adesso sui cittadini dell’Aquila che hanno manifestato a Roma piovono le dichiarazioni dell’ultimo personaggio politico, nostro dipendente, parlamentare del Pdl Giorgio Stracquadanio, che ha dichiarato giorno fa: “gli aquilani sono incontentabili”. Lo ha riferito il deputato del Pd Giovanni Lolli che ha avuto una vivace discussione con il collega. “Gli ho replicato”, ha detto Lolli, “che gli aquilani manifestano legittimamente e gli ho spiegato il senso della manifestazione di oggi”. Il problema del “spiegargli il senso” è far si che lo capisca, cosa molto difficile, purtroppo!!

Il sindaco dell’Aquila e vice commissario per la ricostruzione, Massimo Cialente, ha annunciato la presentazione di una querela nei confronti del parlamentare del Pdl Giorgio Celio Stracquadanio per le parole pronunciate nel corso dell’intervento alla Camera dei Deputati nella seduta del 7 luglio scorso, in concomitanza con la manifestazione di protesta di circa cinquemila aquilani a Roma durante la quale vi furono scontri con la polizia.
Cialente si e’ presentato con gli atti parlamentari relativi al discorso dell’esponente del Pdl che ha attaccato il sindaco affermando che ”ha qualche interesse in gioco nella partita della non ricostruzione e poi cerca di scaricare questi interessi sul governo che lo ha nominato dall’inizio commissario straordinario”.

Il parlamentare del Pdl aveva anche attaccato gli aquilani per la protesta denunciando che la ricostruzione non puo’ essere fatta attraverso la manifestazione delle carriole e sottolineando che L’Aquila ”era una citta’ che stava morendo, indipendentemente dal terremoto, e che il terremoto ne ha certificato la morte civile”.

Per Cialente, l’esponente del Pdl ha detto sciocchezze e cose non vere, ”ma lo querelo per difendere la citta’ definita morente, cosa non vera perche’ L’Aquila, dopo una crisi industriale comune a molti altri centri, si stava rilanciando”. ”So che con l’immunita’ parlamentare non succederà nulla – ha continuato Cialente – ma querelerò Stracquadanio, il cui intervento dimostra a quali umiliazioni sono costretti gli aquilani e che cosa pensa il Pdl dei terremotati. Possono anche mandarmi via, ma sappiano che troveranno 40mila aquilani più arrabbiati di me”.

Volevo innanzitutto ricordare che L’Aquila era una città di 70mila abitanti di cui 30mila circa erano studenti, l’Aquila viveva con l’università! Uno dei primi edifici crollati fu proprio la Casa Dello Studende! Un altro edificio, edificato dalla favolosa Impregilo, è l’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, l’ultimo edificio che sarebbe dovuto crollare con un terremoto, e invece è stato il primo ad andar giù come un castello di sabbia la notte del 6 aprile, sotto una scossa di 6,3 gradi Richter: forza che in un ospedale californiano non avrebbe aperto nemmeno una crepa.

La verità, che nessuno vi dice, tanto meno il nostro dipendente Stracquadanio, è che i soldi per l’Abruzzo sono finiti. In un anno sono stati dilapidati un miliardo e 630 milioni di euro. Tremonti chiede ai terremotati di ricominciare a pagare le tasse e l’informazione? Tace!


L’Aquila è una città in agonia che sta morendo nell’indifferenza generale.
“Omissione di soccorso”, potrebbe essere il reato da contestare, dopo quello di mancato allarme. Ci sono alcuni commenti rilasciati sottovoce da alcuni giornalisti presenti nel centro storico, i pochi che hanno risposto all’appello del sindaco Cialente di venire a verificare come è ridotta la città: «Se siamo al punto che deve chiamarci il sindaco - dichiarano autocritici durante il viaggio tra le rovine di una città fantasma - significa che qualcosa non funziona».

In un sistema normale di informazione, i giornalisti sarebbero stati qua senza sollecitazioni, l’ennesima dimostrazione che la nostra è un’informazione malata di un tumore ormai diffuso in tutto il corpo: assenti il Tg1, il Tg2, il Tg4 e Studio aperto. Il direttore del Tg5 Clemente Mimun fa sapere che è impossibilitato perché si trova all’estero mentre dei giornali di centrodestra non vi è alcuna traccia.


Gli Aquilani chiedono all’informazione onestà e verità e a chi ha già ampiamente dimostrato di non possederne chiediamo di lasciare il servizio pubblico. Le richieste dei terremotati abruzzesi si sintetizzano in una parola sola: ricostruzione. Per ottenerla, chiedono al governo finanziamenti certi e disponibili, sostegni adeguati per far ripartire l’economia del territorio, procedure certe per avviare i lavori e lo smantellamento di tutto l’apparato che è stato artificiosamente messo in piedi per minare alla base la rinascita della città e, infine, le stesse agevolazioni fiscali date in tutti gli altri terremoti che hanno colpito l’Italia. A L’Aquila, il dipartimento di Protezione civile ha potuto contare, come per i grandi eventi, sul potere di ordinanza, quello di deroga e su una possibilità di spesa senza controlli. In un anno ha bruciato risorse enormi, sottraendole alla ricostruzione vera. Per l’autority che vigila sugli appalti pubblici, tra aprile 2009 e marzo 2010, sono stati spesi per il terremoto in Abruzzo oltre un miliardo e 630 milioni di euro e i risultati sul campo sono abbastanza deludenti. Secondo l’ultimo report del commissario delegato al terremoto, al 22 giugno la popolazione assistita solo a L’Aquila ammonta a un totale di oltre 48mila persone, su un totale di circa 70mila abitanti, divise in: contributi per l’autonoma sistemazione (25.654), Progetto case (14.464), moduli abitativi provvisori nelle frazioni (2.093), affitti fondo immobiliare o concordati dalla Protezione civile (2.051), ospitate in strutture ricettive (3.436), alloggiati in caserme (609). A cui si aggiungono altri 5.776 assistiti negli altri 40 piccoli comuni del cratere (e mancano i dati di altri 17 comuni).

Ora forse è più facile comprendere le parole accorate del sindaco Cialente, quando dice: «O arrivano i soldi o si muore, e a quanto pare per la ricostruzione non c’è un soldo. Io non faccio polemiche ma a Roma forse qualcuno pensa che le new town, le città provvisorie che abbiamo costruito, forse diventeranno la nuova Aquila. Almeno abbiano il coraggio di dircelo».

La settimana scorsa c’è stata la più grande manifestazione mai vista a L’Aquila da molti decenni. La popolazione, annichilita prima dal trauma del sisma e poi incantata dalle promesse del governo, comincia lentamente a realizzare che il sogno del “miracolo” non esiste e si sta risvegliando in un incubo, quello che vede la condanna a morte della città e dell’intero territorio. Spero che un giorno, non molto lontano, anche gli Italiani si risveglino dall’incubo del Berlusconismo e dalle sue continue promesse. In ventimila hanno manifestato per le vie della città e in oltre cinquemila hanno occupato l’autostrada Roma-L’Aquila, bloccandola per alcune ore. Alla protesta hanno partecipato tutti i sindaci del cratere, insieme a Provincia e Regione, curia, organizzazioni sindacali e di categoria, senza distinzioni politiche e con le sole bandiere con i colori della città.  «Oggi tutto è fermo e noi aquilani che chiediamo di avere un futuro siamo additati come ingrati, incontentabili e addirittura pericolosi - dichiara ancora il sindaco Cialente, che torna a chiedere una tassa di scopo per finanziare la ricostruzione -. L’ultima visita del premier Berlusconi è datata 29 gennaio 2010, quando si è cominciato a capire che i denari per la ricostruzione non c’erano». E a essere finiti sono anche i soldi per i puntellamenti degli edifici artistici. Sono 1.800 quelli danneggiati, tra cui ben 800 chiese, un danno stimato per 3,5 miliardi di euro. Il ministro Sandro Bondi non si è fatto vedere ma ha inviato il direttore generale ministeriale Roberto Cecchi che si è limitato ad annunciare che L’Aquila potrebbe diventare patrimonio universale dell’Unesco, rinviando di fatto la soluzione del problema. Luciano Marchetti, vicecommissario alle opere d’arte, rende noto che bisogna fare in fretta ma i soldi non ci sono: «Molte chiese lesionate sono in stato di abbandono perché non abbiamo più fondi, mancano sette milioni di euro per completare puntellamenti e messa in sicurezza». E ai soldi che non arrivano si aggiungono anche i debiti. La Protezione civile deve ancora pagare una parte degli albergatori per l’ospitalità degli sfollati nelle strutture ricettive. Ma sono molte anche le ditte che vantano crediti per lavori eseguiti nella prima emergenza. In particolare, sono tantissime le piccole imprese locali che si sono indebitate per diversi milioni di euro e che rischiano di fallire proprio per i ritardi nei pagamenti da parte di Protezione civile ed enti locali. Anche i rimborsi agli sfollati per l’autonoma sistemazione sono fermi a marzo. E ora rischia di abbattersi, su un territorio e una popolazione martoriata dal terremoto e dal dipartimento, anche la mannaia della restituzione delle tasse sospese.

Eccolo… il miracolo Aquilano!

Luglio 11, 2010

Stoner alla Honda, è ufficiale! E Rossi alla Ducati?

Ora è ufficiale: dal 2011 Casey Stoner correrà con Honda HRC dopo quattro anni con la Ducati.
L’annuncio è stato dato ieri dalla casa giapponese che ha annunciato la presenza dell’australiano nella squadra ufficiale (probabilmente in team con Dani Pedrosa e Andrea Dovizioso) a partire dal prossimo campionato del mondo MotoGP.

A Borgo Panigale salutano Stoner, ringraziandolo per il lavoro di questi 4 anni e per il titolo mondiale conquistato con la Rossa nel 2007. L’avventura in Ducati del pilota australiano terminerà dunque a novembre con il Gran Premio di Valencia, ultima tappa del mondiale MotoGP 2010.

Siamo davvero felici di avere Casey Stoner con noi dalla prossima stagione” ha dichiarato il vicepresidente della HRC, Shuhei Nakamoto, “Casey è uno dei migliori piloti in circolazione e porta nel team esperienza e velocità, aggiungendosi a Dani Pedrosa e Andrea Dovizioso, due piloti che stanno facendo molto bene e che speriamo di tenere con noi anche per il prossimo anno, per comporre un team formidabile.
“Un rapporto importante, caratterizzato da una grande stima reciproca, tante emozioni e tante vittorie, tra cui la conquista del primo Titolo Mondiale MotoGP sia per la Casa italiana sia per il pilota australiano.”

E adesso? Adesso si attende solo la notizia del trasferimento di Valentino Rossi a Borgo Panigale. Un contratto ancora difficile da definire per via dell’incertezza di Vale sulla sua permanenza in Yamaha e sulle garanzie tecniche richieste dall’italiano alla Desmo.
L’ufficialità del passaggio di Stoner in Honda è determinante per lo sbloccarsi di tutte le altre situazioni, in attesa solo di essere confermate. La prima è sicuramente quella del tanto chiacchierato e ormai scontato matrimonio tra Valentino Rossi e la Ducati. Con la partenza di Casey, una Desmosedici è ufficialmente libera, mentre Nicky Hayden dovrebbe essere riconfermato in occasione del Gran Premio di Laguna Seca.


La trattativa tra Rossi e Ducati potrebbe addirittura subire una decisiva accellerata nel prossimo week end, quello del Sachsenring, dove con tutta probabilità, il campione di Tavullia effettuerà un altro test e potrebbe decidere di annunciare la sigla sul clamoroso contratto che lo porterà a Borgo Panigale.

L’accordo che sta valutando attualmente il Dottore, tratta di un biennale da 13 milioni a stagione con diverse opzioni sui diritti d’immagine e sulla composizione del team di meccanici e tecnici che andrebbero a curare la futura Desmo numero 46. Un sogno che ormai sembra realizzarsi per noi tifosi italiani, avere un fenomeno italiano su un bolide italiano! Forza Vale! :-)

News, Immagini e Info: http://www.derapate.it/

Luglio 11, 2010

Telecom: 3700 persone a casa!

Aggiornamento 14 Luglio 2010: Telecom Italia ha bloccato il licenziamento delle 3700 persone, ma non in via definitiva…

Tutto va bene, meno disoccupazione della media europea, PIL in crescita, l’Italia sta uscendo dalla crisi, i dipendenti pubblici devono stringere i denti per 3 anni e pagare la manovra, cosa vuoi che sia, la tassazione ( nascosta ed indiretta ) aumenta, ma cosa vuoi che sia… l’Italia è un paese sano che va a gonfie vele! Ecco la FantaPolitica di chi ci governa!! Ah e dimenticavo… Magic Italy… andate tutti in vacanza che siete pieni di soldi e avete il lavoro fisso, mi raccomando!!

I vertici di Telecom Italia hanno annunciato ieri pomeriggio ai sindacati di categoria l’avvio della procedura prevista dalla legge 223 del 1991, quella che regola i licenziamenti collettivi. Nei documenti, che giungeranno lunedì mattina sulle scrivanie dei sindacalisti e dei funzionari del ministero del Lavoro, è scritta una cifra impressionante: 3.700 licenziamenti. La procedura prevista dalla legge dà 75 giorni ai sindacati per discutere con l’azienda, e per chiedere una riduzione del numero degli esuberi o il ricorso a misure alternative, come la cassa integrazione o la messa in mobilità. Sarà una battaglia durissima, che l’azienda ha scelto, forse non a caso, di combattere in piena estate.

Ciò che rende ancora più clamoroso l’annuncio di Telecom Italia è il fatto che sia venuto proprio nel giorno dello sciopero nazionale proclamato da tutti i sindacati per protestare contro il piano industriale dell’amministratore delegato Franco Bernabè, caratterizzato soprattutto dai tagli al personale, che è il modo principale escogitato dall’azienda per abbassare i costi di gestione e per difendere la redditività in un mercato che vede le quote dell’ex monopolista e i suoi stessi ricavi in costante erosione. ll pomeriggio di ieri sembrava dedicato alla consueta guerra di cifre sullo sciopero, che è stato comunque un successo. Per i sindacati ha visto l’adesione del 70 per cento dei dipendenti Telecom, con punte dell’80 per cento nei settori più colpiti dalla ristrutturazione, quelli dell’assistenza tecnica e dell’informatica. Per l’azienda hanno scioperato solo il 28 per cento dei lavoratori.

In dieci anni il gruppo Telecom Italia è riuscito a ridurre il personale di circa 50 mila unità. Ma mai, nella lunga catena di accordi sindacali che hanno sancito gli esuberi – prima negli anni della gestione firmata da Marco Tronchetti Provera e poi sotto la regia di Bernabè – si era sentita la parola “licenziamenti”. Proprio alla vigilia dello sciopero di ieri l’azienda aveva sottolineato che finora non c’erano mai state uscite non volontarie dall’azienda. Ma ieri la parola “licenziamenti” ha fatto il suo clamoroso esordio nel già agitato scenario di Telecom Italia.

Rabbiosa la reazione del leader della categoria Cgil, Alessandro Genovesi: “E’ un comportamento vergognoso da parte di un’azienda che nel 2009 ha fatto utili per un miliardo e mezzo di euro, che ha già circa mille lavoratori in contratto di solidarietà (quindi con stipendi integrati da risorse pubbliche) e che continua a remunerare a peso d’oro dirigenti e manager”. Nel 2009, in effetti, la retribuzione di Bernabè si è avvicinata ai 4 milioni di euro, in un anno caratterizzato dall’espulsione di 5.700 dipendenti. Signori, questa è l’Italia!!!

I conti della riduzione del personale Telecom preoccupano i sindacati e non solo. Il piano triennale 2010-2012 prevede 6.800 esuberi (i 3.700 di ieri sera sono dunque solo la prima tranche). In più è in corso la cosiddetta esternalizzazione di 2 mila informatici verso la controllata Ssc, dove sono però già previsti altri 645 esuberi. I sindacati paventano poi un’ulteriore esternalizzazione, quella di 7-8- mila addetti al settore del customer care, cioè dell’assistenza clienti, che finirebbero nella controllata Telecontact. E’ chiaro che spostare migliaia di persone da Telecom Italia a una società esterna, sia pure controllata, prelude a sviluppi preoccupanti per gli interessati.
In pratica i sindacati temono che nei prossimi 2-3 anni vengano espulsi dal perimetro di Telecom Italia oltre 10 mila degli attuali 53 mila dipendenti del gruppo in Italia.

Intanto Telefonica, che detiene attraverso Telco oltre il 10% del capitale di Telecom Italia, è sempre più vicina all’operatore mobile brasiliano Vivo, controllato da Portugal Telecom, dopo che la Corte di Giustizia Ue ha bocciato la ‘golden share’ portoghese per bloccare l’offerta del gruppo spagnolo. Il gigante guidato da Cesar Alierta ha offerto a Portugal Telecom 7,15 miliardi di euro per rilevare la quota del 50% che detiene in Brasilcel, la holding che controlla il 60% di Vivo.

News: IlFattoQuotidiano

MisterB e i suoi amici stanno devastando il nostro paese, ma in questa vicenda Telecom è pur vero che chi c’entra sono anche altri… e ora tuffiamoci un momento del passato… giusto per capire un pochino di più…

Torniamo a Telecom, torniamo agli anni della vecchia SIP

La vecchia SIP divenne Telecom negli anni ‘90, e nel 1997 fu messa sul mercato dal governo Prodi. Bisognava fare cassa, e in fretta, lo esigeva l’Unione Europea, quindi non si poteva badare tanto per il sottile. Così le azioni furono vendute per un prezzo irrisorio, tant’è vero che appena un anno dopo le stesse azioni valevano sul mercato cinque volte di più (+ 514 %).
Si fece una campagna martellante per invitare i piccoli risparmiatori ad acquistare azioni di quella che doveva diventare una public company (una società con capitale diffuso tra piccoli soci). I piccoli risparmiatori che in quegli anni cominciavano ad appassionarsi alla nuova lotteria nazionale della Borsa comprarono l’85%.


Ministro del Tesoro era Carlo Azelio Ciampi. Direttore generale Mario Draghi. Al vertice di Telecom stava Guido Rossi, che dopo la dimissioni di Tronchetti Provera è tornato su quel trono. Dopo la privatizzazione la presidenza passò ad un uomo della FIAT, mentre Guido Rossi polemizzava con D’Alema, accusato di avere messo l’impresa in mano ai poteri forti.
Con l’azionariato diffuso basta un piccolo pacchetto di azioni per controllare la baracca. Quel pacchetto è composto da una cordata guidata dalla finanziaria di casa Agnelli (Ifil)

Vediamo però un altro passaggio chiave… Sempre nel 1997, ma prima della privatizzazione, Telecom compra il 29% di Telekom Serbia, pagando 878 miliardi di lire. Cinque anni dopo, caduto Milosevic, rivenderà la quota a Telekom Serbia per 378 miliardi, con una perdita del 57%. Un grande Affare, non c’è che dire!! Il PDL su questa vicenda ha fatto un gran casino che non ha portato a nulla…

Dalla privatizzazione di Telecom il governo ricava 11,8 miliardi di euro.
Nel 2001 ENEL (società pubblica) acquista Infostrada, una società più piccola di Telecom, e la paga 11 miliardi di euro.
Da dove viene Infostrada? In sostanza è la vecchia rete telefonica interna delle Ferrovie dello Stato, che il governo Prodi vendette ad Olivetti (De Benedetti) per 700 miliardi di lire (35 milioni di euro) da pagarsi a rate in 14 anni. Olivetti la vendette subito alla tedesca Mannesman per 14 mila miliardi di lire (7,5 miliardi di euro – venti volte il prezzo di acquisto) in una unica soluzione. Chi ha fatto la stima del valore della rete pubblica? Il manager delle Ferrovie Lorenzo Necci provò ad opporsi, ma fu “invitato” a vendere senza tante storie. Non capì il consiglio e dovette pensarci la magistratura: fu incriminato sulla base di intercettazioni telefoniche (!?), fece qualche mese di carcerazione preventiva e poi fu assolto.

Nel frattempo arriva al governo D’Alema e comincia l’era Colaninno, che attraverso Olivetti dà la scalata a Telecom. Ancora una volta ci furono pesanti irregolarità per tenere basso il prezzo delle azioni attraverso una vendita occulta, ma la Consob , guidata da Spaventa, lasciò correre. Il Financial Times definì la scalata “una rapina in pieno giorno”. Guido Rossi disse “Palazzo Chigi è l’unica merchant bank dove non si parla inglese”.
Colaninno controlla al 51% una società fantasma, la Hopa , che controlla il 56% di un’altra entità chiamata Bell, la quale controlla il 13,9% di Olivetti, la quale a sua volta controlla il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. In pratica Colaninno e i suoi soci controllano Telecom detenendone l’1,5 %. I Manager all’Italiana… dei veri geni!!
Dalla Telecom fu scorporata la SEAT , società che gestiva la raccolta pubblicitaria. Fu acquistata per il 61% da una società chiamata “Otto”, composta da Comit, De Agostini ed altri, ad un prezzo di 1.955 miliardi. Trenta mesi dopo Otto ne rivende il 20% a Colaninno per 7200 miliardi; poi un altro 17% a 5 mila miliardi, e un altro 8% per 5750 miliardi. In pratica, la società acquistata a 1.955, viene venduta subito dopo a oltre 16 mila. Le società che avrebbero dovuto pagare le tasse per le plusvalenze spariscono nel nulla, forse in qualche paradiso fiscale…

Tronchetti Provera diviene amministratore delegato di Pirelli nel 1992.  Vendendo pezzi di Pirelli ottiene i liquidi che gli permetteranno, il 28 luglio 2001, insieme ad Edizione Holding (Benetton), attraverso Olimpiadi, di rilevare il 100% della partecipazione della Bell in Olivetti, pari a circa il 23% della società che controlla Telecom Italia. A fine settembre entrano in Olimpia anche Unicredit e Banca Intesa.
Nonostante Tronchetti Provera spezzetti e venda una parte delle sue proprietà i debiti di Telecom raggiungono livelli stratosferici.

Nel 2003 Olivetti viene disciolta in Telecom. Nel 2005 Telecom Italia lancia un’Opa da 14,5 miliardi di euro sulla controllata Tim. L’offerta si chiude il 21 gennaio con la fusione che ha l’obiettivo di contenere con i profitti di Tim il debito della capogruppo.
Il 7 settembre Tronchetti Provera incontra Rupert Murdoch per discutere un possibile accordo. Pochi giorni dopo, ad un anno e mezzo dalla fusione, Tronchetti annuncia in cda lo scorporo di Tim, probabilmente per venderla e ridurre il debito di Telecom Italia salito nel primo semestre 2006 a 41,3 miliardi.

E  finisco la barzelletta Telecom di casa nostra…

Dopo l’annuncio dello scorporo Prodi rilascia dichiarazioni indignate affermando di avere parlato con Tronchetti Provera delle prospettive di Telecom senza che l’imprenditore accennasse a tale ipotesi (sembra quasi dire “non erano questi i patti!”). Subito il presidente della Telecom consegna alla stampa un documento su carta intestata della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fattogli avere da Angelo Rovati, consigliere di Prodi, che prevede lo scorporo della rete fissa e, forse, una sua riacquisizione da parte dello Stato (Cassa Depositi e Prestiti formata da Ministero del Tesoro più le Fondazioni Bancarie). Di fronte all’insorgere di alcuni partiti e testate giornalistiche che accusano Prodi di ingerenza, il presidente del consiglio dichiara di non sapere nulla del piano e Rovati conferma assumendosi tutte le responsabilità del documento. Nel casino generale Tronchetti Provera rassegna le sue dimissioni ed al suo posto torna Guido Rossi.

Non è finita qui… entrano in gioco altri nomi… Claudio Costamagna… che ha lavorato a Londra per la Goldman Sachscome presidente dell’investment banking per l’Europa. E pare che sua moglie, Linda Costamagna, sia stata tra le principali finanziatrici dell’ultima campagna elettorale di Romano Prodi.

Nella stessa sede di Londra lavorava un altro amico di Prodi, Massimo Tononi, che per la Goldman Sachs era direttore per le fusioni e acquisizioni e che ora ricopre l’incarico di sottosegretario al Ministero dell’Economia.
Dato questo quadro non sono in pochi a sospettare che in realtà il piano di Rovati sia farina di Costamagna e Tononi, ossia di Goldman Sachs.

Non sarà facile salvare Telecom. La strategia di cedere la rete fissa sembra perdente. Chi investirebbe una fortuna per comprare oggi una infrastruttura che richiede grandi investimenti per essere ammodernata (Fastweb ha un fibra di molto migliore) e che rischia di essere soppiantata in breve tempo dal tecnologie più moderne (wireless)? In questa ottica la rinazionalizzazione rischia di essere l’ennesima manovra di “pubblicizzazione” delle perdite dopo che Telecom ha incassato gli utili. Ma anche la vendita di TIM rischia di essere fuori tempo rispetto alla prossima era degli operatori virtuali che, si dice, ne dimezzerà il valore nei prossimo cinque anni. Le licenze UMTS scadono nel 2007 e da allora chiunque, con un capitale  non eccessivo, potrà diventare operatore virtuale (vendere propri cellulari, proprie SIM, propri servizi…). Coop ha già annunciato che lo farà e  come lei, oggi, nel 2010, molti lo hanno fatto!!

Rispetto alla possibilità di vendere TIM, tra i possibili acquirenti si è parlato anche della Carlyle, la cui sezione italiana è presieduta da Marco De Benedetti (figlio dell’ingegnere, che di TIM è stato anche amministratore delegato). Non sarà che De Benedetti e Prodi si sono arrabbiati con Tronchetti Provera perché invece è andato a trattare con Murdoch?
Sempre tra i possibili acquirenti di TIM o di pezzi di Telecom, come partner di Carlyle o in proprio, si è fatto anche il nome di Mediaset, anche se Berlusconi si è affettato a smentire. La cosa curiosa è che a metà aprile 2006, su Libero (giornale molto vicino a Berlusconi) è apparsa la notizia di una possibile fusione tra Mediaset, la prima Tv commerciale del Paese, e Telecom Italia, primo gestore telefonico fisso e mobile e primo Internet provider italiano. All’epoca fu Telecom a occuparsi delle smentite di rito.

Questo tipo di fusione, come quella con Murdoch, vanno nella direzione di quella che sembrerebbe la nuova frontiera delle comunicazione mobile: la TV sul telefonino, e quella che è ormai una realtà, la TV via internet. Mediaset (o Murdoch) metterebbero i contenuti, Telecom le reti mobili e fisse)… bene… e oggi invece l’annuncio di 3700 licenziamenti!!

Avanti tutti Telecom… toccato il fondo, stiamo scavando a pieno ritmo…

News: http://www.disinformazione.it

Luglio 9, 2010

NO AL BAVAGLIO

Oggi si sciopera… è giusto aderire, è giusto farlo… è giusto anche spiegarne le motivazioni!

Con questa forma di protesta i giornalisti - come denucia la FNSI - contestano le norme previste nel nuovo DDL intercettazioni che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie. Si è scelto di restare in silenzio per un giorno per porre l’attenzione sui tanti silenzi a cui i giornalisti saranno costretti se questa legge verrà approvata”.

Un silenzio incompatibile con qualsiasi paese democratico.

E’ necessario essere in prima linea per difendere l’informazione… perchè con questa gente qui che sta mandando allo sfascio il paese tenendolo nell’ignoranza più totale, non c’è dialogo, compromesso che tenga… c’è solo lotta e opposizione!

“Oggi a noi, domani a chiunque” dicevano gli Acquilani a Roma l’altro giorno… e hanno ragione!! Bisogna credergli, bisogna dargli retta…

Scrive sul suo Blog Luigi De Magistris…

Con la legge “bavaglio” il governo e la sua maggioranza servile - in piena performance piduista - prendono due piccioni con una fava: mettono il guinzaglio alla magistratura e alle forze dell´ordine e la museruola ai giornalisti. Vogliono un Paese ignorante e drogato. I fatti, soprattutto se descrivono storie di criminalità, non si devono sapere. Sognano una magistratura prona ai poteri forti e mezzi di informazione megafono del regime. Questa legge é immorale e gronda di incostituzionalità. Non é emendabile, in quanto in contrasto con i principi fondamentali dello Stato di diritto e con molteplici norme costituzionali. E´una legge criminogena. Dolosamente pensata e voluta per favorire criminali, mafiosi e corrotti di Stato, colletti bianchi (anche se sporcati dal sangue innocente di servitori dello Stato). Contro questa ennesima vergogna che impone la censura ed il silenzio di Stato é necessaria la resistenza e la disobbedienza civile. Stanno nuovamente attentando alla Costituzione sovvertendo, con l´abuso del diritto, la stessa democrazia. Non é più accettabile l´ipocrisia di quelle componenti politiche della maggioranza che fingono di smarcarsi dalle leggi eversive volute dal peronista capo del governo. In primo luogo la cosiddetta componente finiana. Se hanno veramente a cuore la giustizia, la sicurezza e la libertà chiedano il ritiro immediato del provvedimento oppure dichiarino subito di non votarlo. Lo Stato di diritto non si baratta. E´inutile far creder al Paese che grazie alla loro mediazione il testo legislativo verrà migliorato: si tratta di una legge porcata e tale rimane, non può essere aggiustata, é infetta da virus mortale. Questo é il momento di decidere da che parte stare: con le guardie o con i ladri. Per ora si sono genuflessi ai ladri di stato e ai predatori della democrazia. Identica musica stonata proviene dalla Lega. Gli stessi che urlavano la mafiosità di Berlusconi e imprecano contro Roma ladrona e il sud criminale. Da quando  sono al potere e siedono anche al Viminale, con un ministro dell`interno leghista doc (oltre che pregiudicato), stanno approvando una miriade di leggi che favoriscono ladri di soldi pubblici, consolidano la corruzione, incentivano truffe e ruberie varie. Oltre che razzisti, sono divenuti, con il tempo, costola indispensabile di un disegno proteso a consolidare la penetrazione delle mafie nelle istituzioni, nell`economia e nella finanza. PDL e Lega sono un´unica cosa quando si tratta di approvare leggi pro-furbetti e pro-criminali. Dimostrino Fini e Bossi di possedere ancora uno spicchio di dignità politica e di non essere completamente al guinzaglio del loro padrone.

Luigi de Magistris

Ecco perchè Mister B. vuole il bavaglio… tratto da IlFattoQuotidiano, 8 luglio2010


Il satrapo anziano vuole il bavaglio. “È sacrosanto”, ha detto a Studio Aperto, dopo aver fatto il giro delle radio e delle tv compiacenti, Tg1, Tg2, Tg4, per tentare di fermare gli smottamenti di consenso nella sua maggioranza e nel paese. L’eco delle sue parole risuona ancora in questo giorno di silenzio della stampa italiana. Un giorno in cui è più facile comprendere perché lo vuole a tutti i costi, il bavaglio: sono proprio le intercettazioni a permettere di sviluppare indagini come quella che ha scoperto una “nuova P2” coagulata attorno al faccendiere Flavio Carboni, non senza contatti con il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Le intercettazioni, impietose, continuano a disvelare il fondo melmoso e occulto del potere italiano. Scoprono i giochi segreti che si svolgono attorno a Silvio Berlusconi.

Carboni, finito in manette giovedì con altre due persone,  è un “campione d’Italia”. Ha attraversato la storia di questo paese almeno a partire dagli anni Settanta, quando ha avviato affari con Berlusconi, sotto l’ombrello della P2, quella classica, quella di Licio Gelli, di Roberto Calvi (e, appunto, di Silvio Berlusconi, tessera numero 1816). C’è un rapporto storico tra Carboni e i fratelli Silvio e Paolo, fin dai tempi dei progetti edilizi in Costa Turchese, degli investimenti per Olbia 2. C’è una vecchia frequentazione tra Carboni e Marcello Dell’Utri. Si proprio lui, Dell’Utri, quello che è stato condannato a SetteAnni per mafia!!

Ma non è archeologia investigativa, quella che emerge dall’inchiesta di Roma sulla “nuova P2”. Ci sono, da una parte, gli affari da realizzare oggi: nel settore dell’energia eolica in Sardegna, per esempio, con rapporti stretti con i vertici del potere politico dell’isola, su su fino al presidente della Regione Ugo Cappellacci. Ma, dall’altra, c’è di più. Quello che emerge è un sistema di potere. Il vecchio metodo della vecchia P2: determinare le scelte della politica, pilotare le decisioni della magistratura, teleguidare l’informazione, dirottare soldi e affari. Quel metodo continua anche oggi. Per esempio nei tentativi di influire sulla Corte costituzionale che nel 2009 doveva decidere sul Lodo Alfano (cioè sulla salvezza totale, sull’improcessabilità di Silvio Berlusconi alle prese con il processo Mills). A maggio 2009, a casa del giudice della Consulta Luigi Mazzella, a Roma, arrivano il suo collega Paolo Maria Napolitano, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e lui, Silvio Berlusconi in persona. Una delle più imbarazzanti cene nella storia della Repubblica. Sui giornali esplode lo scandalo. Appare chiaro il tentativo di condizionare la Corte. Eppure il progetto non viene abbandonato. Quattro mesi dopo, a pochi giorni dal giudizio della Consulta, il lavoro iniziato è proseguito da Denis Verdini: il 23 settembre, infatti, il coordinatore del Pdl riunisce nella sua abitazione romana Carboni, Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi (i due personaggi arrestati con Carboni nell’inchiesta romana).

L’obiettivo è influire sulla Corte perché non bocci (come invece farà) il Lodo Salvaberlusconi. Ma la superlobby segreta lavora anche per influire sulla decisione della Corte d’appello di Milano che deve valutare l’esclusione della lista Formigoni alle Regionali. Per pesare sull’attività del Consiglio superiore della magistratura. Per sostenere la candidatura di Nicola Cosentino alle regionali in Campania…

Il fatto che le manovre non riescano non assolve chi comunque le mette in atto, non sminuisce di un grammo le sue responsabilità. La “nuova P2” lavora a tempo pieno per sostituire gli interessi degli “affiliati” alle regole istituzionali, ai percorsi della democrazia. In questo sodalizio, che somma influenze massoniche e presenze opusdeiste (Dell’Utri), ha un ruolo centrale Denis Verdini. Ruolo politico, anche al di là dell’eventuale qualificazione giudiziaria. Verdini è, al tempo stesso, potente coordinatore del Pdl, banchiere di un piccolo Banco Ambrosiano pronto a finanziare gli amici, punto di riferimento degli uomini della “cricca”.

Il Popolo della libertà ha un cuore segreto, un’attività sotterranea. Le indagini dei magistrati, con le intercettazioni telefoniche e ambientali, possono svelarli. Ecco perché per Silvio Berlusconi, massimo punto d’equilibrio politico della “nuova P2”, la legge bavaglio “è sacrosanta”.

SVEGLIAAA ITALIANI!