Dopo il mio primo Post: In crociera all’Isola del Giglio, parliamo ancora della Costa Concordia…
Oggi voglio iniziare così…
E poi… voglio andare avanti così…
In redazione: «La cosa drammatica è che a bordo c’erano persone che avevano risparmiato tutta una vita per fare quel maledetto di viaggio in nave». «Per poi finire così, a pochi metri dalla costa… ». «Pazzesco, con quello che hanno pagato a bordo non c’erano nemmeno i giubbetti di salvataggio… ».
«Sembra incredibile che nel 2012, in Italia, si possa ancora morire affogati perché i soccorsi non arrivano in tempo». «Non sarebbero mai dovuti partire. Io non ci salirei mai su una di quelle navi». «Nemmeno io. Però capisco quelli che lo fanno, nelle loro condizioni…». «Nelle loro condizioni forse ci farei un pensierino anche io, hai ragione». «Sai adesso che cosa facciamo? Mandiamo cinque inviati, raccogliamo le testimonianze dei superstiti, pubblichiamo l’elenco dei morti e dei dispersi, intervistiamo i soccorritori, cerchiamo i parenti delle vittime e intervistiamo anche loro.
E poi facciamo un bel ritratto dei passeggeri: come si chiamano? Quanti anni anno? Cosa fanno nella vita? Perché sono partiti? Quali aspettative avevano? Hanno lasciato a casa dei figli? Sono riusciti a mettersi in contatto con loro? E poi un pezzo sui precedenti storici: quando è stata l’ultima volta che è successa una simile tragedia? E poi servirebbe l’intervista a un esperto che spieghi quali rischi ci sono a mettersi in viaggio su una di quelle navi, le condizioni del mare…, l’intervista ai soccorritori, mettiamo in home page sul sito una gallery di foto dell’imbarcazione rovesciata, almeno una decina di video del salvataggio una mappa interattiva della rotta e facciamo la diretta su Twitter e su FaceBook». «Adesso non esageriamo, anche perché in apertura abbiamo Piazza Affari, poi il discorso del Papa, poi il campionato, poi le sparate di Bossi… Direi che un pezzo ben scritto a pagina otto, con un paio di foto, può bastare». Due redattori di un giornale qualunque discutono del naufragio di un barcone partito dalla Libia.
di Francesca Fornario (da L’Unità)

La notizia di questi giorni è la telefonata della Capitaneria di Porto di Livorno, con il capo della sezione operativa De Falco, al comandante Schettino della Costa Concordia, che non voglio riportare, andatevela a cercare in rete… Googlate!
La rete non perdona… ormai con la rete le cose nascoste non le tieni più… la telefonata è stata divulgata ed è giusto che sia andata così! Il Comandate Schettino in palese difficoltà… come si evince dalla stessa e dall’articolo dell’intervista, molto bella, sul Tirreno al capo De Falco della capitaneria di porto di Livorno.
Come disse Anthony Hopkins nella parte di Nixon in un film di Oliver Stone, guardando una foto di Kennedy:
“Lo sai perchè odiano me (Schettino) e amano te (De Falco)?
Perchè quando guardano te vedono ciò che vorrebbero essere, quando guardano me vedono ciò che sono”.
L’Italia è un paese dove tutto si prende con leggerezza… è un enorme sbaglio… ci rimette sempre la nostra credibilità quotidiana agli occhi del mondo. La manovra è stata sciagurata, non si rischia con 4mila civili a bordo, e dopo ci si prende le proprie responsabilità, e invece… la nave affonda e noi siamo sotto schock. Beh, certamente, ma noi siamo il Comandante ed abbiamo delle precise responsabilità dateCI dal nostro ruolo, a cui non possiamo sottrarCI. Schettino ha sbagliato e ora rischia fino a 15 anni. La Costa sapeva tutto? Lo accerterà la Magistratura, com’è giusto che sia, ma il Comandante è responsabile… se la nave affonda, il comandante rimane sul ponte di comando fino all’ultimo, non la può fare franca.
L’Italia è un pò la Costa che affonda e chi l’ha governata invece è il primo a saltare giù…. Non abbiamo bisogno nè di Schettino, nè di finti eroi come De Falco, abbiamo bisogno di persone che si prendano in pieno le proprie responsabilità, che ci mettono la faccia.
L’Italia ha bisogno di questo… di coerenza, umiltà, buon senso e tanta, ma tanta responsabilità.

Il filmato della motovedetta della Guardia di Finanza delle 22:30… 45 minuti dopo l’impatto della Concordia con gli scogli delle Scole, 150 metri a Sud del porto dell’Isola del Giglio, dimostra che la nave per quasi due ore rimase senza inclinazioni. Rimase cioè in una posizione di sicurezza (7 gradi di inclinazione dieci minuti dopo l’impatto, diventati 60 due ore dopo). Se l’ordine di sbarco fosse stato dato per tempo, avrebbe consentito di utilizzare tutte le scialuppe di salvataggio, anche quelle della fiancata sinistra che invece non si riuscirono più a sganciare per il piegamento della nave. E soprattutto, avrebbe consentito di portare in salvo davvero tutti i passeggeri e il personale di bordo.
Il personale macchina hanno visto uno squarcio di 70 metri sulla fiancata della nave ed erano ben consapevoli di una situazione che sarebbe diventata presto drammatica. Il Comandante deve fare di tutto per salvare la nave prima di dare l’abbandono… sentiti i suoi ufficiali di bordo. Se ritiene che la nave sia andata… DEVE pensare ai passeggeri. Se l’ufficiale macchine di conferma che la sala macchine è allagata, dai l’abbandono nave e predisponi la salvaguarda dei civili… dal ponte di comando! Quando non avviene in questa maniera, hai delle grosse responsabilità, caro Schettino!
Inoltre… il sistema AIS (Automatic Identification System) ha un buco di un quarto d’ora… e questo non si capisce bene il perchè. Come se, è questo il sospetto, il sistema fosse stato disattivato appositamente poco prima dell’impatto con lo scoglio, esattamente 7 minuti prima, e riattivato 8 minuti dopo, quando ormai la nave era sulla secca a 20 metri dalle rocce del Giglio. I segnali della rotta venivano mandati al transponder satellitare ogni 4-5 minuti: scansione che viene interrotta alle 21,37, quando la Concordia sta viaggiando a 15,3 nodi dritto sullo scoglio, per riprendere solo alle 21,53, quando la velocità è ormai ridotta a 2,9 nodi. Tra le ipotesi quella che il comandante abbia dato ordine di disattivare il transponder per evitare che rimanesse traccia della cosiddetta «manovra dell’inchino», definita ieri dal procuratore Verusio «sciagurata».
Pochi minuti prima dell’impatto con lo scoglio, Schettino telefonò al suo vecchio comandante, l’ammiraglio ormai in pensione Mario Palombo: «Ammiraglio, stiamo arrivando sotto casa così ti saluto». Dalla sala macchine pochi minuti dopo l’impatto avvenuto alle 21,45, il comandante venne avvertito dal responsabile della sala macchina che la falla era irreparabile: settanta metri di squarcio impossibili da gestire.
Bene… la classica bravata italiana, con 4mila persone a bordo!

Dalla nave, poco dopo le 22,30, Schettino comunica alla capitaneria: «Sto manovrando per portarmi sotto costa. Abbiamo - ammette finalmente - una via d’acqua aperta a sinistra. Ma non si preoccupi, metto le ancore a sinistra e a dritta e sfrutto la deriva per sollevare la falla d’acqua. Se magari potete mandarmi dei rimorchiatori…».
Ma pare invece che la nave era in balia delle correnti e del mare… è appoggiata lì solo per una grande e grande fortuna….
Alle 23,10 la Gdf comunica che i primi passeggeri sono scesi dalla nave a bordo delle scialuppe di destra e stanno raggiungendo il porto. Anche il comandante s’infila su una scialuppa, «appennellata a prua» e da lì sostiene di poter coordinare lo sgombero. Dalla Capitaneria gli ordinano di risalire: «Comandante, è un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l’abbandono della nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri». Ma Schettino non ci sente: a mezzanotte e mezza viene visto da ufficiali della guardia costiera e da vari testimoni su uno scoglio del Giglio a destra della nave.
News: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/438589/
Ad oggi le vittime sono 12. Troppe per una manovra d’inchino… per un saluto al collega…

Ma parliamo del sistema AIS... così, tanto per capire meglio di cosa si tratta…
Il Sistema di identificazione automatica (in inglese: Automatic Identification System - AIS, in francese Système d’identification automatique - SIA) o transponder o transceiver, è un sistema automatico di tracciamento utilizzato su navi commerciali e da diporto a partire da un certo tonnellaggio, queste tramite un apparecchiatura elettronica montata sul natante trasmettono i propri dati attraverso un sistema VHF predefinito possano ricevere e visualizzare queste informazioni tramite un sistema informatico.
Le informazioni fornite dall’apparecchiature AIS, quali l’identificazione del natante, la posizione, la rotta e la velocità, possono essere visualizzata su uno schermo. L’ AIS ha lo scopo di assistere gli ufficiali di rotta di una nave e di consentire alle autorità marittime di monitorare i movimenti delle navi. L’ AIS integra un ricetrasmettitore VHF standardizzato con un sistema di posizionamento come un LORAN o un ricevitore GPS, con altri sensori elettronici di navigazione, quali ad esempio una girobussola. Le navi al di fuori della copertura radio dell’ AIS possono essere monitorati con il sistema di identificazione e tracciamento a lungo raggio (LRIT). L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS) richiede che l’AIS siano montati a bordo di tutte le navi con stazza lorda superiore a 300 tonnellate, e su tutte le navi passeggeri, indipendentemente dalle dimensioni.
Ecco l’AIS della Costa Concordia quella sera…
Ma ora parliamo di Costa Crociere, perchè si fa un gran parlare della Concordia, di chi ha delle responsabilità e chi le avrà, anche all’interno della Costa Crociere, è giusto che se le prenda… navi da 4mila passeggeri che sfiorano le coste ne è pieno il mediterraneo… a Venezia, davanti a Piazza SanMarco ne passano 2mila in un anno… incredibile!
Questo è il classico turismo della globalizzazione… se volete vedere Venezia… andateci! Se volete vedere il Giglio… andateci! Viveteli i luoghi, respirate la meravigliosa aria e atmosfera che emenano… E così in ogni luogo…
Ma abbandoniamo per un attimo l’ipocrisia spicciola… parliamo di questa enorme macchina da soldi che sono le Crociere…
Secondo il report Italian Cruise Watch presentato a fine ottobre dalla società di ricerca e consulenza nel turismo Risposte Turismo, infatti, «sono 9,6 milioni i passeggeri imbarcati, sbarcati o transitati nei porti crocieristici italiani nel 2010 – l’8% in più del 2009 – e saranno quasi 11 alla fine del 2011, per una variazione annua superiore al 16%. È del 397% la crescita nel decennio 2000-2010. Le prime indicazioni per il 2012 fornite dai principali porti italiani vedono il traffico stabile o in leggero aumento rispetto al probabile consuntivo 2011».

Guardate la foto sopra e pensate solo per un attimo che quello che è successo al Giglio potrebbe capitare nel bel mezzo di Venezia! Non voglio nemmeno lontanamente pensarci…
I crocieristi movimentati nel 2011 in Italia saranno (una volta ufficializzato il consuntivo) 10.982.000 (+16,84% sul 2010) e 5.062 le navi che hanno scalato porti italiani (+4,81%). E significativi sono anche i numeri presentati dall’ultima analisi condotta dall’European Cruise Council, secondo cui l’impatto del settore crocieristico sull’economia continentale è stato nel 2010 di oltre 35 miliardi di euro (in crescita del 3%), con oltre 300.000 occupati nel settore e un ruolo primario per il nostro paese.
L’economia crocieristica è il fiore all’occhiello del nostro turismo… non ammetterlo è un’ipocrisia.
La stessa Carnival ha stimato un «impatto di almeno 85-95 milioni di dollari (0,11-0,12 dollari per azione) sugli utili 2012 a causa del naufragio» e Costa Crociere, nella conferenza stampa organizzata a Genova ha parlato di «danni immediati per 93 milioni di dollari».
Caro Schettino, hai proprio combinato un gran casino…
E pensare che le navi da crociera sono oggi fra i mezzi di trasporto più sicuri al mondo e che quello del Giglio è stato un episodio sì tragico, ma con una probabilità di ripetersi pressoché inesistente.
Anche per quanto riguarda la responsabilità civile per danni verso terzi Costa Crociere si è avvalsa di Aon per la stipula della “polizza P&I – protection and indemnity” (in ambito armatoriale vige un particolare sistema mutualistico fra armatori, riuniti per la copertura dei danni a terzi nei cosiddetti Clubs, nello specifico i Clubs coinvolti sono Standard e Steamship Mutual), che prevedrebbe un massimale di 3 miliardi di dollari per la copertura dei danni alle persone (il massimo individuale previsto dalla Convenzione di Atene sul trasporto passeggeri in caso di morte è di 430mila euro), di cui 2 per passeggeri e 1 per equipaggio, e un massimale di 1 miliardo per eventuali danni ambientali (che sarebbero ingenti in caso di sversamento di carburante in mare). La polizza P&I di Costa, inoltre, (i suoi Clubs sono parte dell’International Group, che garantisce i massimali più alti e la copertura più ampia) coprirebbe anche i costi di un’eventuale rimozione del relitto imposta dalle autorità.
Ecco perché Costa dovrà valutare attentamente se recuperare e riparare Costa Concordia o piuttosto rottamarla. Ma questo dipenderà molto dalle condizioni della nave, nella speranza che, intanto, riesca il recupero del carburante ancora contenuto nei serbatoi della nave, cui stanno lavorando gli esperti olandesi di Smit.
Ve lo dico io… la rottameranno in loco! ![]()
Una cosa è certa… 2 sono i fattori fondamentali da regolamentare: le crociere in ambito naturalistico (passaggio in parchi naturali dall’ecosistema fragilissimo) e il passaggio a pochi metri da terra popolosa di questi bestioni. Sono fattori che vanno necessariamente regolamentati. E le varie capitanerie… basta con quel: speriamo che vada tutto bene. Al Giglio quel tutto bene non è andato… caro Comandante De Falco!
De Falco, salga a bordo, cazzo!!

News: http://www.linkiesta.it/costa-concordia-industria-crociere#ixzz1jefRaB8c




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