Più che il Naufragio del Giglio, in questa vicenda abbiamo avuto il naufragio dell’informazione. Ormai l’informazione migliore viene dalla rete… i vecchi canali: TV e Giornali ne dicono tante e molte sono bufale, purtroppo prese in rete. Ho come l’impressione che ormai si cerchi di rimanere a galla tentando di fare concorrenza alla rete perdendo il senso della TV e dei Giornali che mai e poi mai devono mettersi in concorrenza con Internet, sarebbero già morti. Il Giornalista è necessario che metta del suo in un grande articolo… la piattezza dell’informazione creata con anni di servilismo alla politica la sta distruggendo. Si sta perdendo il senso del Giornalismo.

Bellissima la nota di Mentana nella sua pagina su Facebook che riporto….

Dico la mia: la tragedia del Giglio ha occupato le prime pagine dei giornali e ha monopolizzato tg e speciali perché è la prima storia reale, la prima drammatica vicenda di cronaca di massa avvenuta dopo un lungo periodo dominato prima dalla politica e poi dall’economia. C’è stato un che di inconfessabilmente liberatorio nel poter raccontare una vicenda così importante senza dover usare le parole “Berlusconi” e “spread”. Da sempre poi le vicende che riguardano i grandi mezzi di trasporto sono trattate con ampiezza e passione dal giornalismo per i particolari ingredienti narrativi che hanno: fatti collettivi, emotivamente coinvolgenti, che riguardano persone comuni e permettono di inquadrare tante storie individuali, di eroismo e di viltà, di sfortuna e di salvezza. E così è stato anche stavolta. Ma insieme a tante prove di buon giornalismo ci sono stati anche tanti elementi che vorrei segnalare perché indicativi di alcune malattie ormai croniche della nostra informazione.
Parto dalle ore immediatamente successive il naufragio del Giglio: c’è un che di patetico provincialismo nel dire che “in pochi minuti la notizia del naufragio ha fatto il giro del mondo”, o che “è diventata subito la Top Story sui grandi siti di informazione internazionali”. Doveva arrivare agli organi di stampa dopo una settimana, nell’era del web? E soprattutto: dovremmo essere lusingati perché una tragedia “made in Italy” ha così rilievo sulla stampa di tutto il pianeta? Peraltro se a bordo di una nave da crociera che cola a picco ci sono 4229 persone di 22 diverse nazionalità, è inevitabile che se ne parli in tutti i paesi interessati. E per di più stupisce il riflesso condizionato di quel “si parla di noi in tutto il mondo” nel momento in cui purtroppo il nostro paese è già sulle prime pagine dei grandi giornali per motivi meno occasionali, e alla fine più gravi.
Ma ci sono altri due elementi che sono stati da subito evidenziati e che stridono orribilmente nel raffronto con l’entità della tragedia. Il primo quasi corale, uscito da tante bocche e rimbalzato, per giorni e giorni, sui titoli dei giornali: “Come il Titanic”. Come il Titanic cosa? Che i turisti portati a riva raccontino, scioccati, di aver vissuto un’odissea come quella che hanno visto al cinema ci sta. Ma che l’informazione imiti o richiami un film per un evento terribilmente reale, proprio no. La vicenda del Titanic non c’entra un bel niente, e ovviamente nessuno la può citare come evento della memoria, visto che risale a cent’anni fa esatti. Ma poi: il Titanic era un transatlantico, e non una nave da crociera breve come questa. Era al suo primo viaggio, e invece la Costa Concordia teneva il mare da sei anni. Ebbe il suo fatale incidente nel bel mezzo dell’oceano Atlantico, colpendo un iceberg enorme, non lungo le rive del Tirreno, andando a toccare uno scoglio di 5 metri. E soprattutto, il Titanic aveva a bordo poco più di duemila persone, la metà della nave Costa, e ne morirono oltre millecinquecento, tre quarti dei passeggeri e dell’equipaggio. E’ la sciagura che ha segnato per sempre la storia della navigazione, e prenderla a pietra di paragone equivale a definire “esodo biblico” la partenza per le vacanze nel primo giorno d’agosto.
L’altro elemento riguarda ancor più direttamente la deriva del giornalismo: ci è toccato in questi giorni assistere alla citazione continua e minuziosa degli elementi di superstizione elevati allo stesso livello di indizi o segnali preparatori della tragedia. Negli ultimi anni l’uomo è riuscito a mappare l’intero codice genetico, e a scoprire particelle che viaggiano a velocità superiore di quella della luce. Non è proprio tollerabile allora leggere o ascoltare, accanto alle cause reali o ipotizzabili di un grave disastro del mare, che il giorno del varo della Concordia la bottiglia non si era rotta, o che la crociera era partita sotto i peggiori auspici perché la nave era salpata di venerdì 13. Ci sta che, giocando con tradizioni e cabale, nei giorni prima di Capodanno si parli e si scriva di oroscopi o fesserie come la profezia dei Maya. Ma poi, nel momento in cui la realtà ci mette al cospetto di fatti tragici e terribilmente concreti, non c’è spazio per superstizioni e luoghi comuni. Perché una grave vicenda di cronaca non è un film, non è una favola, non va condita o infiocchettata. Dobbiamo saper raccontare o indagare, senza sceneggiare o spettacolarizzare: perchè la fantasia è il nemico più pericoloso dell’informazione.
Bravo, Mentana.

Mi chiedo come sia possibile per un redazione di un telegiornale cascare in un’evidente bufala! Capisco per un singolo blogger e magari sprovveduto come me, che vi dirò… inizialmente a vederlo in rete c’ero pure cascato, poi non mi tornava il movimento nella nave poco compatibile con la tragedia della Concordia… oppure per un utOnto che naviga in rete in cerca di notizie e scoop, ma per una redazione di un telegiornale mi pare proprio uno strafalcione.
Domenica 15 gennaio 2012, il Tg2 delle 13 ha dato il meglio di sé. Come quinto servizio ha proposto ai telespettatori delle immagini, completamente fasulle, di una telecamera di sicurezza della nave Concordia nell’attimo dell’urto. Non va meglio per il tg5 delle 8 del mattino, infatti, all’ottavo minuto hanno proposto lo stesso video patacca, salvo accorgersene e chiarire l’abbaglio durante l’edizione delle 13. Infine anche il tg1 nell’edizione delle 13.30 ci casca, ma sembra sia stato mandato in onda anche da Rainews e sul sito del Corriere della Sera, mandano in onda le immagini inedite di una telecamera di sicurezza interna alla Costa Concordia nel momento dell’impatto.
Immagini impressionanti, non c’è dubbio… peccato solo che il video in questione non si riferisca alle immagini del terribile incidente di ieri della Costa Concordia all’Isola del Giglio ma bensì a quelle registrate un anno fa dalle telecamere di sicurezza della Pacific Sun Cruise, nave australiana in crociera sull’ Oceano Pacifico, durante una tempesta con onde alte diversi metri
Il video mandato in onda dal Tg2…
Si vedono persone che non sanno cosa fare e cercano di non cadere tenendosi a delle colonne, mentre tavoli, sedie e mobili vari si muovono, sbattendo ovunque.
In realtà non bisogna essere dei geni dell’informatica per capire che lo stesso video è stato inserito un anno fa, riscuotendo migliaia di visualizzazioni, con il titolo Nave da crociera nella tempesta L’incredibile video nella hall. Era la testimonianza di come “Una tranquilla crociera nell’Oceano Pacifico si trasforma in pochi attimi in un disaster movie. Le telecamere di sicurezza della Pacific Sun Cruise, nave australiana, mostrano il caos scatenato all’interno dell’imbarcazione da una tempesta con onde alte diversi metri”. Sarebbe bastato leggere i commenti scritti sotto!




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