Se vi chiedono: chi è stato eletto in Molise, cosa rispondete?
Mi rifaccio ad un bellissimo articolo che ieri ho letto sul FattoQ…
Chi hanno eletto i molisani? di Flavia Perina
In Italia… mentre il Governo di MisterB tira l’ultimo sospiro… c’è una piccola storia ignobile che merita di essere raccontata.
È la storia della Regione Molise, chiamata alle urne 23 giorni fa e ancora senza un presidente proclamato.

Neanche nei regimi asiatici o africani un mese tra la chiusura delle urne e l’ufficializzazione dei risultati elettorali è normale. In Afghanistan, dopo la guerra e il regime dei talebani, senza telefoni, infrastrutture, rete e con le schede forse portate a dorso d’asino negli uffici elettorali, servirono 24 giorni per avere i risultati. Lì, votarono sei milioni di persone. In Molise, il 16 ottobre scorso, gli elettori erano soltanto 331 mila. In più, ai seggi è andato solo il 60 per cento: 198 mila schede da scrutinare, un lavoro che in qualsiasi sistema democratico occidentale sarebbe stato sbrigato in poche ore.
Invece no, siamo ancora fermi al giorno del voto, e se è vero che i risultati hanno dato il plurindagato Michele Iorio vincente è anche vero che formalmente la Regione è senza governo perché dallo scrutinio è emerso un casino che nessuno sa districare. Tra le somme annotate nei verbali e quelle spedite “per estratto” agli uffici elettorali per il conteggio finale non tornava niente. Un 18 è diventato 81; un 8 si è trasformato in 80 e così, alla prima verifica, la differenza tra Iorio e il suo sfidante, Paolo Frattura, è passato da 1500 voti a 980. Ovvio che a questo punto qualcuno si è impuntato. Ma il Tribunale di Campobasso si è diviso tra chi vuole controllare tutto e chi vuole proclamare Iorio e verificare dopo. E così, si aspetta un’intesa riunione dopo riunione, zuffa dopo zuffa.

Ora è evidente che del Molise non frega niente a nessuno. Non al Pd, che ha dato sempre per scontata la vittoria del ras pidiellino della Regione, non al Pdl che sta già facendo le liste per le prossime politiche terrorizzato da Di Pietro, e nemmeno ai compri-mari della sfida di ottobre, che mai avrebbero immaginato un risultato così aperto perché anche loro erano sicuri dell’inamovibilità del potere locale.
Ma in questa piccola storia ignobile c’è la metafora di una democrazia che ha rinunciato ai suoi “fondamentali”. Nei Palazzi romani si è dovuti arrivare sull’orlo della bancarotta per prendere atto di una crisi di governo già in corso da un anno, dal 14 dicembre scorso. Poco mancava che l’Europa ci mandasse i Caschi Blu.
In Molise forse servirebbero gli osservatori Ocse come a Teheran o a Peshawar. E non solo lì: se si fosse agito “alla regola” verificando liste e firme, probabilmente anche una grande regione come il Piemonte avrebbe un altro governatore, visto quel che è emerso dagli (inutili) accertamenti del dopo sulle liste-fantasma che hanno contribuito alla vittoria di Cota. Mi chiedo cosa sarebbe successo a Milano o a Napoli, alle ultime comunali, se la differenza tra la Moratti e Pisapia oppure tra De Magistris e Lettieri fosse stata di qualche centinaia di voti anziché di percentuali a due cifre: staremmo ancora lì a contare? O avremmo tirato a sorte?
Guardando all’incredibile caso molisano si scopre che il sistema berlusconiano non ha intaccato solo l’etica e l’estetica della vita pubblica, ma anche il suo motore più profondo, cioè il rispetto minimo dovuto alle scelte del corpo elettorale. Il guasto non è vistoso come le sguaiataggini dei leader che ruttano e alzano le mani, non è rutilante come le sexy-storie del premier, non è da prima pagina come le battutacce sulla Merkel, ma dovrebbe preoccuparci più di tutto questo.

Se la rete di base della democrazia, cioè “i numeri”, viene sostituita da una valutazione un tanto al chilo o peggio dall’opaca nube degli accordi tra comitati elettorali, siamo davvero al game over.
E voglio ridere al prossimo che andrà in tv a magnificare le virtù del federalismo, delle autonomie regionali, del decentramento dei poteri e delle responsabilità dei “piccoli Stati”: qui ci siamo persi una regione per strada, non se ne è accorto nessuno e nessuno crede che sia necessario occuparsene. Chi hanno eletto i molisani? Boh, chissenefrega.
Il Paese non puo’ rimanere ostaggio dei partiti. Con la possibilita’ di scegliere i rappresentanti con il voto di preferenza, questi andrebbero tutti a casa.





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