Tanto è il materiale disponibile e tanti sono gli argomenti da trattare per l’Alluvione del Levante Ligure e Lunigiana… però, ogni cosa a suo tempo…
Prima di tutto gli aiuti…… Ricordo sempre… che con un SMS al 45500, con soli 2€ (l’equivalente di 2 caffè al giorno) date il vostro contributo agli alluvionati del Levante Ligure e della Lunigiana… 1 Euro per il Levante Ligure e 1 Euro per la Lunigiana, già raccolti 2 milioni di Euro… le opere verranno rese pubbliche! Continuate a dare il vostro contributo…

Oggi riporto una bellissima nota di Marco Boschini su FB… https://www.facebook.com/notes/marco-boschini/stato-di-calamit%C3%A0-innaturale/10150361679984507 che è stata letta il 29 Ottobre, al battesimo del Forum di Salviamo il Paesaggio e difendiamo i territori, che condivido e mi è molto piaciuta…
“Ogni anno spendiamo oltre 40 miliardi di euro che finiscono nei capitoli di bilancio riservati all’esportazione di democrazia a mano armata.
Gettiamo miliardi e miliardi di euro dalla finestra di edifici pubblici che fanno letteralmente schifo in quanto a risparmio energetico ed efficienza.
Dreniamo risorse in opere pubbliche faraoniche, che servono a sfamare malavita e consenso drogato, che mangia territorio, cementifica, distrugge e rovina (spesso irreversibilmente) quel poco di buono che ancora rimane da contemplare, in questo nostro falcidiato Belpaese.
Ci prodighiamo in grandi opere, che di grande hanno davvero soltanto la stoltezza, l’ignoranza e l’ingordigia di chi le propone, e abbiamo pure il coraggio e l’arroganza di puntare il dito contro chi si ostina, pacificamente, a dire no.
Il nostro mantra liberista costruisce ogni giorno quartieri dormitorio ad uso e servizio di palazzinari senza scrupoli, fabbrica centrali a carbone e forni inceneritori, macina tangenziali, viadotti e capannoni, vere e proprie miniere di riciclaggio di denaro sporco, anzi sporchissimo. (E aggiungo io… come sono sempre in prima linea con tanto di fasce istituzionali ad ogni inaugurazione di viadotti, gallerie, tangenziali, statali, parcheggi, i nostri amministratori locali, ed oggi, davanti al dramma delle loro terre Liguri, piangono e si disperano, dando la colpa ad altri Enti. Come si prodigano ogni anno affinchè tali opere vengano costruite, la prodigazione è tanta quanta ora la capacità di scaricare responsabilità ad altri Enti ed Istituzioni politiche.)
Vogliamo treni ad alta velocità, ma non siamo in grado di tenere puliti, funzionanti, in orario, quelli che servono per davvero alle persone normali: per andare al lavoro, ogni giorno, preferendo una mobilità sostenibile ad una folle e inquinante.
Bruciamo rifiuti, invece di ridurli alla fonte e riutilizzarli una volta giunti a valle del loro utilizzo, seguendo esempi virtuosi che dimostrano come si possa, proprio qui e proprio ora, fare a meno di impianti che provocano morte e altro cemento.
Svendiamo il patrimonio pubblico, e i servizi pubblici, in nome di una crisi internazionale le cui cause sono figlie esattamente delle stesse scelte, delle stesse parole d’ordine, delle stesse stramaledette facce.
Pretendiamo di vivere al di sopra delle nostre possibilità, oltre ogni limite e pure più in là, sulla pelle e a discapito dei nostri vicini di casa (che poi respingiamo brutalmente alle frontiere) e delle future generazioni.
Poi, di tanto in tanto, a ritmo sempre più ravvicinato, abbiamo pure il coraggio di scandalizzarci, quando accadono cose come il disastro delle Cinque Terre. E allora avanti con convegni e cifre sul consumo di suolo, via al balletto della prevenzione, delle leggi speciali, dello stato di emergenza.

L’unica cosa da fare, a questo punto, è che i cittadini chiedano lo Stato di Calamità Innaturale pretendendo la rimozione immediata dell’intera classe dirigente italiana, che ha prodotto ciò che è oggi sotto agli occhi di tutti.
Serve un cambiamento epocale, serve rimboccarci le maniche e farci noi, tutti noi che crediamo e vogliamo e pretendiamo un altro modello di sviluppo, classe dirigente. Senza paure, invidie, malumori, timori di sorta.
Con coraggio, onestà, spirito di servizio, buonsenso, trasparenza. A tempo determinato. Organizzandoci. Superando le reciproche diffidenze e paure.
Mi rivolgo a chiunque creda che sia necessario unire le tante istanze locali, i comitati, i gruppi di cittadinanza attiva, le associazioni, i circoli e gli amministratori locali, i gruppi di acquisto, le banche del tempo, i singoli cittadini stanchi e indignati, quel che c’è rimasto di buono nelle Istituzioni (che è più di quanto noi stessi sappiamo vedere, a volte).
Cos’altro vogliamo aspettare per decidere finalmente a unirci e prendere la guida di questo Paese?





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