Il 15 e 16 maggio c’è stata una risposta netta di voglia di autodeterminazione.

877.982mila sardi, pari al 59,34 per cento degli aventi diritto, hanno votato per il referendum consultivo regionale sul nucleare nell’isola.
Il referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna è valido. Il raggiungimento del quorum “è un ottimo risultato” secondo il Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’. Le oltre 80 associazioni unite in vista del referendum antiatomico del 12 e 13 giugno esprimono “soddisfazione”: “Attendiamo di sapere il totale dei votanti e ovviamente il risultato dello spoglio, sul quale siamo fiduciosi. Ma aver superato la soglia del quorum è già un risultato molto importante. E non solo per la Sardegna”.
La Voglia di autodeterminazione l’hanno data i cittadini sardi recandosi in massa alle urne per dare validità al referendum consultivo su centrali nucleari e siti di stoccaggio delle scorie proposto dal comitato “Contr’a su nucleare” e sottoscritto da migliaia di cittadini. Sarebbe bastata un’affluenza del 33 per cento; il dato definitivo dei partecipanti al voto è stato quasi doppio – 60 per cento – con il 70 per cento toccato in quattro città. I risultati della scelta fatta dai sardi spiegano perché Berlusconi sta tentando in tutti i modi di non far svolgere o di oscurare la consultazione del 12 e 13 giugno prossimi: il 98 per cento dei votanti ha detto no al nucleare.
Non la pensa così il popolo che governi, caro Silvio, e il 12 e il 13 Giugno te lo dimostrerà tutta Italia!!
Il referendum sardo acquista un valore ancor più significativo se si valuta che solo in 97 dei 377 comuni dell’isola si è votato negli stessi giorni anche per le amministrative. La scelta dell’accorpamento era stata fatta dal govenatore Cappellacci, uomo di Berlusconi, in maniera nettamente difforme rispetto a quanto deciso a livello nazionale. Bene, nei 280 comuni nei quali si è votato solo per il referendum, la partecipazione è stata massiccia ed omogenea.

La campagna referendaria che ha preceduto il voto è stata una sorta di laboratorio politico perché partiti, movimenti ed associazioni uniti nel no al nucleare hanno cominciato a discutere di energie rinnovabili, di come soddisfare il fabbisogno energetico dell’isola, di un futuro sostenibile, di una terra da consegnare alle prossime generazioni in condizioni non peggiori rispetto a come la si è ricevuta dai genitori, possibilmente costrunedo condizioni di vita migliori.
Il referendum sardo, per come è stato proposto, per come è stato preparato e per come è stato attuato può diventare un formidabile modello valido per altre realtà. E può diventare pratica politica in vista dei quesiti ai quali dovremo rispondere il 12 e 13 giugno prossimi. Questo se l’affermazione del diritto dei cittadini a scegliere sulla qualità della propria vita e di quella dei propri figli prevarrà sulla logica di schieramento e di divisioni dettata dal marchio di appartenenza.
Iniziamo a riappropiarci della nostra terra… iniziamo ad essere cittadini e non più sudditi!!
Articolo: http://www.articolo21.org/3188/notizia/il-98-per-cento-dei-sardi-ha-detto-no-al.html




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