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Aprile 23, 2011

Il Nuovo che Deve Avanzare… Mattia Calise

Per la poltrona di Sindaco di Milano il Movimento 5 Stelle porta Mattia Calise (studente universitario appena ventenne, candidato con i Grillini del Movimento 5 stelle). Ora che la campagna elettorale è iniziata, i media nazionali stanno dedicando grande spazio alla corsa a 4 per il Comune di Milano, che vede protagonisti il Sindaco uscente Letizia Moratti (per il PDL), Giuliano Pisapia (per il centrosinistra, sostenuto da un fronte ampio che va dal pdl a Sel, ai Radicali e alla sinistra estrema), Manfredi Palmieri (per il Terzo Polo: sostenuto da una lista Fli e Api e da una lista Udc) e appunto Mattia Calise (Movimento 5 stelle). In particolare i giornalisti concordano nel dire che alle elezioni amministrative Letizia Moratti rischia più la concorrenza del candidato di Beppe Grillo che quello del Pd. A rivelarlo, scrive “Libero”, sono diversi sondaggi secondo cui alla candidata del Pdl potrebbe fare più “male” Mattia Calise, candidato del Movimento 5 stelle” che Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra. Letizia Moratti, secondo gli ultimi sondaggi, viene data appena al 50%, Pisapia al 40% e Mattia Calise tra il 4,8 e il 5,1%. Sarebbe lui quindi, fa notare “Libero”, il vero ago della bilancia della partita alle comunali di Milano sarà proprio il candidato di Grillo, visto che otterrebbe un risultato che non porterebbero a casa Casini e Fini messi insieme. Fli, secondo i sondaggi, si ferma infatti al 2% e l’Udc intorno al 2,5%.

Mattia Calise è un ragazzo di vent’anni, classe 1990. Viene da Segrate e studia scienze politiche all’Università statale di Milano. Suona la batteria, pratica il karate, è un attivista politico. È sceso in campo questo gennaio come candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative di Milano, in competizione diretta con Letizia Moratti e Giuliano Pisapia.
Vi riporto qui nel blog un’intervista fattagli da Susanna, presente anche nel suo Blog, presso i giardini Montanelli sulla sua esperienza politica nel movimento di Grillo, sulla sua candidatura alle elezioni, sul suo programma politico. È un ragazzo incredibilmente determinato.

Mattia, tu segui il Movimento 5 stelle da quando avevi 14 anni, giusto? Cosa ti ha fatto avvicinare e successivamente legare in modo così profondo all’organizzazione?

«Il M5S è nato nell’ottobre del 2009, prima c’era solo il blog come strumento d’informazione. La mia passione per la politica è nata proprio guardando gli spettacoli di Beppe Grillo. Trattava di fatto di argomenti poco stimolanti, come l’economia e la finanza, ma sempre con ironia. Il secondo approccio è stato andare sul blog, in cui i toni cambiano: non viene più usata l’ironia, e vengono principalmente trattati argomenti di politica. Lì ho iniziato a masticare questi argomenti e soprattutto rendermi conto di quanta distanza ci fosse dall’informazione dei media tradizionali».

La domanda sorge inevitabile: qual è il ruolo di Grillo all’interno del movimento?

«Il ruolo di Beppe è stato fondamentale nel momento della nascita: nel dare un’opportunità ad un movimento politico non solo nuovo nelle persone, ma anche e principalmente nel modo di fare politica. C’ha dato, attraverso il suo blog, la visibilità necessaria per esistere, per provare ad iniziare a lavorare insieme. Beppe Grillo è stato il detonatore del movimento: non intende candidarsi, non è neanche candidabile, ed è importante che questa separazione sia netta».

Scendendo nei dettagli, come funziona da un punto di vista strettamente organizzativo?

«Il M5S è spontaneo e organizzato dal basso. Gli strumenti sono principalmente quelli informatici: ormai da cinque anni i gruppi di amici di Beppe Grillo si organizzano attraverso la piattaforma web Meetup, che permette ad attivisti e cittadini, a livello comunale, di incontrarsi organizzando riunioni tematiche e condividendo documenti. Oltre questo, l’organizzazione viene portata avanti attraverso il portale del movimento, che è una sorta di social network, per il momento ancora molto rudimentale, che ha l’obiettivo di ricreare liste civiche nelle proprie città: semplificando la procedura, al cittadino – per il quale in condizioni normali è difficilissimo reperire tutti i documenti per aprire una lista civica – vengono fornite tutte le informazioni burocratiche e i documenti necessari per poterle realizzare. Allo stesso tempo si viene a creare un piattaforma in cui vengono messe a disposizione tutte le esperienze che queste liste hanno fatto in Italia e tutte le competenze degli iscritti. Fino ad oggi il sito conta circa 100.000 iscritti, tutti attivisti che partecipano nei gruppi locali del movimento».

Cosa ne pensi delle forme di partito tradizionali? Pensi che l’organizzazione del movimento possa essere ampliata a livello nazionale, costituendo una reale alternativa democratica ai partiti?

«Su questo non ho dubbi, specialmente per l’ottica in cui vengono intesi i politici. Non come leader: io come candidato sindaco non mi ritengo, né sono un leader, ma resto un attivista come tutti gli altri. Uno dei principi alla base del movimento è “ognuno vale uno”. Il politico deve rimanere un rappresentante, un mezzo: il terminale di una rete. Nei partiti classici le decisioni vengono prese nelle parti alte del partito, mentre la base resta sostanzialmente fuori dal processo decisionale. Al contrario, noi proponiamo di capovolgere la piramide della struttura-partito: sarà la base a dettare ai politici i progetti e le istanze da portare all’interno delle istituzioni».

Come si è giunti alla tua candidatura?

«Le candidature erano sostanzialmente aperte: bastava andare sul sito del movimento, sulla pagina riguardante Milano e compilare molto semplicemente un modulo di dati. Compilando il modulo chiunque poteva dare la propria candidatura o come portavoce sindaco o come consigliere regionale di zona Milano. Gli unici due requisiti: non aver portato avanti più di una legislatura di qualunque livello e avere la fedina penale pulita, quindi essere incensurati.
Io non sono stato “scelto” da Grillo, come molti giornali hanno affermato. Al contrario, lui ha saputo di me solo a elezioni concluse. Le votazioni sono state molto democratiche, in diretta web. Anche da casa c’era la possibilità di controllare che gli scrutini fossero svolti in modo corretto».

Non esiste il rischio – ampliando ovviamente questo modello – che si raggiunga un numero di candidature troppo elevato? Se per tutti è possibile candidarsi, come si stabilisce un limite?

«Ci sono tutti gli strumenti della democrazia diretta e partecipativa che servono ad evitare situazioni ingestibili. Quando si ingrandirà il gruppo probabilmente useremo delle applicazioni web anche per il voto. Attualmente ci sono ancora dei problemi per l’autenticazione su internet: la normativa italiana non prevede nulla, quindi per questa tornata abbiamo comunque preferito votare dal vivo».

Nonostante tu sia candidato come portavoce sindaco, sappiamo perfettamente che il vero scopo è quello di entrare nel consiglio comunale di Milano. Essendo questo lo scopo, come mai il movimento non ha preferito non appoggiare la candidatura di Pisapia?

«Non voler fare una coalizione o un’alleanza vuol dire non scendere a compromessi: i nostri interlocutori sono i cittadini, non i partiti. Non ne colgo neanche l’utilità: a cosa serve? Per avere un premio di maggioranza o allargare la soglia in parlamento?».

Però il programma è molto simile.

«Il programma è molto simile, ma il modo di far politica no. Per esempio Giuliano Pisapia ha fatto una sua bandiera di battaglia le officine per la cittadinanza: noi abbiamo analizzato queste “fabbriche del programma” insieme al nostro esperto di democrazia partecipativa, Stefano Stortone, che ci ha fatto notare come la scelta del metodo e dei referenti venga comunque dall’alto. Inoltre uno dei punti fondamentali della democrazia partecipativa è che il progetto, una volta condiviso dalle persone, possa essere applicato direttamente: in questo caso, al contrario, il progetto sarà filtrato dal politico, che potrà scegliere o meno di applicarlo. In ultimo sembra che questa iniziativa non avrà una continuazione dopo le elezioni. Non condivido questo “utilizzo” della democrazia partecipativa, perché sembra usata unicamente per fini elettorali».

Lavorando di fantasia, in caso di una tua ipotetica vittoria alle elezioni amministrative, credi che saresti in grado di svolgere il lavoro di sindaco?

«Certo, perché non sono da solo. Alle spalle abbiamo una fitta rete di cittadini e di esperti, per non parlare del team che ci sostiene sul territorio».

Passiamo alle domande sul programma.

Tu sei da poco uscito dal mondo della scuola, in cui hai anche svolto un ruolo di rappresentanza, e ora vivi appieno l’esperienza universitaria, dunque è importante che tu ti esprima su questo punto. Quali sono i progetti del movimento per il mondo scolastico milanese?

«Liceo e Università non sono di diretta competenza del Comune, dunque è più importante ragionare sulle scuole dell’infanzia e sulle elementari. Per le elementari una delle cose che mi vengono subito in mente riguarda gli edifici di zona 9: edifici dell’anteguerra con caldaie a gasolio, in cui è impossibile controllare la temperatura sia d’estate che d’inverno. Penso alla possibilità di certificare a livello energetico questi ambienti; mettere dei termostati nelle varie stanze, così da regolare la temperatura in ogni ambiente. Per gli studenti universitari e del liceo, invece, servono prima di tutto degli spazi in cui studiare il pomeriggio: in Statale la biblioteca chiude alle sette e alle sette e mezza l’aula studio. In tutto il resto d’Europa questi spazi chiudono come minimo a mezzanotte. Dunque la proposta è di mantenere degli ambienti aperti anche di sera, cosa che aiuta non solo noi studenti, ma alza anche il livello di sicurezza complessiva del comune.
Ancora, il costo di alloggi e affitti per i non residenti, in particolare per gli studenti, è davvero proibitivo. Avere delle basi d’appoggio in cui fermarsi a studiare e a dormire sarebbe positivo».

Sul tema invece dell’integrazione sociale?

«Milano è una città multiculturale, non si può non partire da questo presupposto. La naturale conseguenza e l’unica strada possibile è la necessità di integrare le diverse culture che la popolano. Nelle capitali europee e non solo il primo passo fondamentale che viene fatto nella pubblica amministrazione e nelle forze dell’ordine è quello di integrare il personale con impiegati provenienti da diverse culture, così da abbattere le barriere di comunicazione. Per fare un esempio il mese scorso c’è stata una manifestazione egiziana: avere a disposizione degli agenti di polizia di quella cultura sarebbe stato assolutamente utile e positivo. Anche nel momento in cui bisognerà gestire il problema dell’immigrazione dal nord Africa, si dovrebbe essere il caso di costituire una task-force anche e soprattutto con persone di quelle nazionalità e culture: ma questa è una base imprescindibile in tutte le città multiculturali».

Parliamo di diritti civili e prostituzione.

«Per quanto riguarda i diritti civili bisogna partire dal fatto che in Italia non esiste il reato di tortura. Dovremo cercare di intervenire sui CIE, tanto per fare un esempio, che ad oggi sono dei veri e propri lager in cui le persone sono detenute in condizioni indicibili. Per quanto riguarda il tema della prostituzione, invece, posso dirti che non è stato oggetto di discussione da parte del movimento. Potrei dirti le mie opinioni, ma io parlo a nome del movimento. Dunque ti assicuro che se ne discuterà e che ci saranno delle risposte in merito».

Mi interessa molto il tema della connettività, del “fare rete”, che è uno dei punti forti del vostro programma. Esattamente di cosa stiamo parlando?

«Sentiamo parlare molto spesso, specialmente in campagna elettorale, di wi-fi libero e gratuito. Questa cosa non è materialmente possibile se non si ha a disposizione un’infrastruttura in grado di supportare il carico dei dati. Cosa che ad oggi non esiste. Il comune ha come progetto di unire tutte le sue sedi (che sono 704 tra scuole e uffici pubblici) in rete tra loro per fare un’intranet locale e beneficiare dei servizi integrati. Però sta vivendo questa realtà come spesa corrente, dunque come servizio, che viene appaltato a british-telecom e siemens. Alla fine del 2014, finito il progetto in spesa corrente, questa rete che verrà costruita da british-telecom e siemens non sarà di proprietà del comune, nonostante la spesa è stata anche maggiore rispetto a quella che ci vuole per costruire una rete a livello comunale, e dunque pubblico. Il nostro progetto dunque è di realizzare un’intranet locale che unisca tutti quei 704 edifici di cui abbiamo già parlato più i parchi pubblici a un gigabit di potenza e con una rete pubblica. A questo si possono appoggiare una marea di servizi, tra cui il wi-fi gratuito, distinguendo ovviamente tra i servizi che il comune deve garantire sempre (come gli orari di tram e autobus, sicurezza e supporto medico) e quelli invece meno indispensabili. Una volta che si ha una rete di questo tipo, poi, la si può anche aprire a degli operatori privati, permettendo loro di erogare diversi servizi su questa rete».

Expo di Milano: cosa c’è da fare e quanto c’è da cambiare?

«Dobbiamo prima di tutto sperare che parta il progetto, dal momento che tre su quattro dei finanziatori al momento non hanno i finanziamenti necessari: ora come ora parliamo di un progetto sull’orlo di un fallimento. Un’occasione fantastica sprecata. 1.300.000.000 di euro, che sono i finanziamenti previsti, non verranno usati per i problemi reali della città, ma per cose del tutto superflue. Con quei soldi si poteva cambiare del tutto la viabilità di Milano, per dirne una, e con lei il suo volto. Al contrario saranno spesi per l’ennesima speculazione edilizia e per la distruzione degli ultimi spazi verdi rimasti in zona Rho. Per non parlare del fatto che i cittadini non hanno avuto alcuna capacità decisionale: tutte le decisioni sono state prese all’interno dei palazzi di potere.
L’expo del 2002 in Svizzera è stato prima di tutto deciso dai cittadini per mezzo di un referendum e secondo poi i cittadini stessi hanno inserito una clausola per cui, una volta conclusa l’esposizione, il territorio non avrebbe dovuto subire cambiamenti. L’esatto opposto di quello che è successo a Milano».

Un’ultima domanda: chi è il vostro elettore tipo, e a chi vi rivolgete?

«Noi ci rivolgiamo a tutte quelle persone deluse dall’attuale modo di fare politica, che non credono più in questa classe politica».

News: http://susanna.diebrucke.it/?p=1301

News: http://www.movimentoischia.it/index.php/2011/04/22/comunicati-34/

Infine vi ricordo che Mercoledì 4 maggio 2011, a partire dalle 18.30, Beppe Grillo sarà in Piazza Duomo per presentare la Lista Civica MoVimento 5 Stelle Milano per le prossime elezioni comunali.
Oltre ai vari candidati della Lista, sarà presente Mattia Calise, candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle per Milano.

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