
V per Assange…
Nella giornata di ieri un gruppo di hacker è in azione per “punire” chi sta creando il vuoto attorno a Wikileaks e Julian Assange.
Il gruppo hacker chiamato “Anonymous”, una firma digitale di molti attacchi etici – da Youtube alle elezioni iraniane - che definisce una realtà molto ampia di “contestatori” online ma anche offline, avrebbe dato il via all’operazione “Avenge Assange” a cui si è subito collegata anche l’operazione “Payback”, attiva in Rete già da settembre, per sostenere i diritti della pirateria digitale. Finora gli attacchi hanno già colpito diverse realtà, clamorose le azioni contro Mastercard e Paypal, attacchi in serie sempre dello stile Ddos – “Distributed denial-of-service” - che hanno reso i siti del colosso delle carte di credito prima e quello dei pagamenti online inaccessibili per diverse ore. Tutt’e due le realtà si sono rese colpevoli di aver bloccato i bonifici dei sostenitori al sito di Wikileaks, così come era già accaduto con Visa e le Poste svizzere.
Finora sono stati colpiti il sito della PostFinance, divisione della Swiss Post, il sito della procura svedese, il provider americano EveryDNS che aveva reso invisibile Wikileaks.org, il sito del senatore Lieberman, infine la Borgstrom and Bostrom, lo studio legale che rappresenta le due donne che accusano Assange.
“I clienti di Visa ci hanno ribadito in massa di voler fare le donazioni per WikiLeaks e non sono affatto contenti che Visa le respinga”. DataCell accusa le due istituzioni finanziarie di essersi piegate a “pressioni politiche” invece che occuparsi di ciò per le quali sono state create, “trasferire denaro”.
Esse, sottolinea infine la nota “non hanno invece problemi a trasferire denaro a siti di scommesse e di pornografia”.
News: http://vitadigitale.corriere.it

Ma anche Sarah Palin e’ finita nel mirino dei sostenitori di Wikileaks che hanno colpito il sito web della paladina conservatrice del Tea Party, disabilitato le sue carte di credito e quella del marito Todd. Lo riferisce la Abc secondo cui l’attaco farebbe parte della “Operation Payback“ (‘Operazione Vendetta’) messsa a punto da un gruppo di hacker londinesi per rappresaglia all’arresto di Julian Assange. Mentre l’Australia accusa gli Usa di essere responsabili per la fuga di notizie di Wikileaks, fonti diplomatiche citate dal quotidiano The Indipendent parlano di contatti informali tra Stati Uniti e Svezia sulla possibilita’ di consegnare Julian Assange, arrestato martedi’ a Londra con l’accusa di stupro. I legali del Dipartimento Giustizia americano cercano da luglio di individuare un capo di imputazione per Assange senza esser finora arrivati a una decisione; e l’ipotesi che sta prendendo consistenza e’ quella di accusarlo del reato di spionaggio, per aver messo in rete le migliaia di cablogrammi riservati del Dipartimento di Stato. Diversi esponenti politici della destra americana premono da giorni perche’ sia portato dinanzi alla giustizia americana e c’e’ chi ne ha chiesto la pena di morte, come l’ex candidata alla vice-presidenza repubblicana, Sarah Palin, secondo cui il fondatore dei Wikileaks dovrebbe essere trattato alla stregua dei leader talebani o di al-Qaeda. Dalla Svezia il ministro degli Esteri Carl Bildt, ha smentito i contatti.
“Non e’ il signor Assange il responsabile per il rilascio non autorizzato dei 250mila file della rete di comunicazione diplomatica statunitense”, ha detto Rudd, Ministro degli Esteri Australiano. “Sono gli americani responsabili per questo”. Rudd ha inoltre ribadito che il suo Paese fornira’ aiuto consolare ad Assange. L’ambasciata australiana nel Regno Unito si e’ messo gia’ in contatto con il fondatore di Wikileaks.
“Gli daremo presto una lettera”, ha spiegato il ministro, “che spiega come forniremo le visite consolari e qualsiasi altro aiuto riguardante il suo benessere e i suoi diritti”.Geoffrey Robertson, un notissimo avvocato esperto in diritti civili, ha deciso di scendere in campo per affiancare Assange nel tentativo di bloccare la sua estradizione dalla Gran Bretagna alla Svezia. Lo ha confermato il suo studio legale a Londra. Robertson – che ha doppia nazionalita’, sia australiana che britannica – e’ specializzato proprio in estradizioni ed ha fatto parte dei team difensivi in alcuni tra i piu’ importanti processi inerenti il diritto alla liberta’ di parola, nella storia britannica.
News: http://solleviamoci.wordpress.com
E’ stato bucato anche il sito dell’interpol... ma non è la prima volta che hacker fanno un defaced al sito della Polizia Internazione. Pare che la vulnerabilita’ sia un XSS (Cross Site Scripting, errore molto banale da parte di Interpol…) sommato al reverse engineering dell’algoritmo che gestisce l’aggancio a fotografie dall’esterno”. In rete nessuno può garantirsi un sito a prova di Hacking… questo è poco ma sicuro!
Il pubblico può usare Internet e trasformare la Rete in uno strumento potente per ribellarsi ai propri governi, che sono in balìa dei sistemi informatici per tutta la loro rete di informazioni, più o meno sensibili.
Chi detiene il potere, è giusto che mantenga una posizione equilibrata e democratica, senza violare diritti fondamentali come la libertà di espressione. Il Guardian ha scritto: “Western Democracies must live with leaks” (le democrazie occidentali devono saper convivere con le fughe di notizie)

Gli hacker sono per lo più normali cittadini esperti informatici con un’etica ben dichiarata: si battono per cause come quella di Wikileaks (e se qualcuno non conoscesse la causa di Wikileaks, consiglio la lettura della sua sezione ” About“, riportata anche nei vari siti mirror).
Assange sempre libero… ma… mi chiedo anche… vale la pena trasformare Assange in un eroe di Internet e spingere i suoi sostenitori informatici a fare la guerra a chi lo attacca?
Sicuramente la soluzione non è certo bloccare Wikileaks e arrestare Assange. Quella è solo una miccia che, se lasciata accesa, rischia di fare scoppiare una vera bomba.
News: http://www.lastampa.it
Ci insegnano a ricordare le idee e non l’uomo, perchè l’uomo può fallire. V




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