Parto così oggi: L’immagine di Assange distruttore del pianeta è la più colossale banalizzazione del male, come ho messo nel mio Stato su Facebook…
In questa mia news riporto alcuni tratti del post di Barbara Spinelli, molti significativi… http://ilgiornalieri.blogspot.com
Julian Assange è un Hacker, prima pluriricercato e ora arrestato per i “non” veri motivi, nascondendo i veri motivi… che ha dichiarato guerra ad aziende e società mondiali. Come ho detto in un altro post, sa sicuramente il fatto suo… avrà sicuramente qualche asso nella manica.
I media e i Governi rispetto a lui sono dieci passi indietro…

Da giorni, e precisamente da quando sono cominciate le pubblicazioni di WikiLeaks, trovo in TV un personaggio che in Italia fa il ministro degli Esteri e che si agita e che dice che quell’uomo lì va catturato al più presto perché “vuol distruggere il mondo”. Come afferma Casini… “è da 118″! E la sue ultime dichiarazioni dopo l’arresto: “Era ora“, la dicono lunga sulle vere motivazioni dell’arresto di Assange. Non ricordo un’analoga frase usata per Bin Laden, dopo l’11 settembre 2001. Si disse che voleva distruggere l’America. Ma di abbattere il mondo, nientemeno, nessuno parlò.
Il Corano dice: “Dio non si scompone davanti agli increduli, poiché “basta a se stesso e può fare a meno dei mondi”.
Quel che davvero conta in tutta questa vicenda, è la rivoluzione dei media, che WikiLeaks conferma e amplifica straordinariamente. È l’assalto ai Palazzi d’Inverno, che mette spavento ai falsi troni dove siedono, spesso, falsi re.
Fino a ieri, ogni Stato sovrano aveva la sua informazione, chiusa in recinti nazionali accuratamente separati. Invece ecco che WikiLeaks parla del mondo e al mondo, apre su di esso un grande occhio indagatore.
Assange discredita, ma anche insidia mortalmente quello che è il Globale partito del fare… Deve essere il motivo per cui Hillary Clinton, senza accorgersi del ridicolo e fingendo un soccorso alla nostra stabilità finanziaria, ha deciso di prendere una sedia, di piazzarla a fianco di Berlusconi, e di proclamarlo “migliore amico dell’America”. A quattro zampe e con la lingua fuori…. che corre a riportare l’osso alla Clinton quando gli viene lanciato.
Ma alla fine dei giochi e delle rivelazioni, cosa dimostra WikiLeaks? Il fallimento della politica degli Stati –America in testa – e la loro frastornante impreparazione. Impreparazione all’emergere rivoluzionario della trasparenza online, iniziata molto prima che nascesse Wikileaks nel 2006: se davvero si tiene al segreto, non lo si mette in circolo come è avvenuto con i cabli, rendendoli disponibili a 3 milioni di funzionari Usa oltre che al sito del ministero della Difesa Siprnet. Si scrive top secret sui dispacci, e WikiLeaks pare lo rispetti.

È tutta colpa della politica e non dei media se i segreti escono, rovinando ragnatele diplomatiche laboriose e mettendo a rischio le fonti degli ambasciatori. Né è colpa dei dispacci se l’intera politica occidentale risulta colma di torbide contraddizioni. L’Iran appare l’avversario assoluto, scrive Stephen Kinzer sul Guardian-online, “ma che ne è di Riad, di Islamabad”? Nello stesso momento in cui re Abdullah chiede all’ambasciatore Usa di “tagliare la testa al serpente” iraniano, un altro dispaccio constata: “I donatori sauditi restano i principali finanziatori di gruppi militanti sunniti come al Qaeda”. È questo paese della doppiezza, l’Arabia Saudita, che Washington rifornisce di armi, sempre più smisuratamente: l’ultima vendita risale al settembre scorso e ammonta a 60 miliardi di dollari, un record mai raggiunto. Lo stesso si dica del patto con Karzai, corrotto presidente afghano, e soprattutto con Islamabad, cui Washington ha donato, a partire dall’11 settembre, ben 18 miliardi di dollari. Da tempo i servizi pachistani sostengono i talebani sottobanco… ricordo un libro che lessi un merito, subito dopo l’11 Settembre, di un giornalista molto vicino alla CIA, riguardo a questo….
WikiLeaks strappa semplicemente i veli… Così come in Italia strappa veli sulle visite clandestine di Berlusconi in Russia: nessun giornalista lo segue, le Tv tanto prodighe di sue immagini non mostrano nulla o ce lo mostrano che s’aggira a Roma – boss attorniato da guardie del corpo: il filmato è un tormentone del Tg1– mentre se ne sta nella dacia con Putin a fabbricare non si sa quale lucroso accordo energetico, indifferente alla solidarietà tra europei e al diritto degli italiani all’informazione.
L’Obbiettivo è solo uno: criminalizzare Assange. Sarah Palin, all’unisono con Roma, chiede che il fondatore di Wikileaks sia “abbattuto come un agente antiamericano con il sangue nelle mani”.
Assange è semplicemente una folata di aria in stanze che mancano di ossigeno. È come Beppe Grillo, quando il 22-11-2005 elencò sull’Herald Tribune i politici condannati che sono in Parlamento, pagina che tra l’altro anche io finanziai, e che ho ancora tra le mie reliquie!!
È sbagliato, forse, denudare ipocrisie e segreti delle diplomazie: la guerra all’ipocrisia ha sempre qualcosa di troppo puro. Ma di qui al terrorismo, ce ne passa!!
Traceroute WikiLeaks…

C’è chi vuole infliggere 52 anni di galera a Bradley Manning, il ventitreenne analista militare accusato di aver dato a Wikileaks notizie e video sulle azioni Usa in Iraq o Afghanistan. La condanna di Manning sarebbe solo un crimine contro la libertà di coscienza e di parola. Sarebbe una pena non meno indecente del carcere inflitto decenni fa a Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare israeliano che svelò al mondo, il 5 ottobre ‘86 sul Sunday Times, l’esistenza della centrale atomica di Dimona nel deserto del Negev (18 anni di carcere, di cui 11 in isolamento).
Seumas Milne sul Guardian del 2 dicembre ricorda l’essenziale: mentre Manning era demonizzato, gli aviatori americani che nel 2007 uccisero quasi per gioco, in Iraq, una dozzina di civili inermi (tra cui due giornalisti della Reuters) venivano elogiati dal comando militare Usa per il loro “giudizio sensato”
Manning è un whistleblower, come dicono gli americani: una persona che dall’interno di un’organizzazione ne smaschera i misfatti. Una figura da proteggere, che serve la democrazia prima delle gerarchie.
La diplomazia riceve un colpo pericolosissimo: per migliorare dovrà imparare a tenere meglio i segreti, prima di prendersela con il direttore di Wikileaks. Ma di certo il mondo dell’informazione dovrebbe difenderlo con pubbliche iniziative, quali che siano i danni che ha procurato.
Lunga Vita a WikiLeaks e ad Assange….




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