
Nato a Viareggio il 16 maggio 1915, Mario Monicelli, regista e sceneggiatore, e’ stato uno dei principali esponenti della commedia all’italiana insieme a Dino Risi e Luigi Comencini. Muove i suoi primi passi nel mondo del cinema assieme a Alberto Mondadori, con cui dirige nel 1934 il cortometraggio ‘Cuore rivelatore’, a cui fa seguito, sempre nello stesso anno, un mediometraggio muto, I ragazzi della via Paal, presentato e premiato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sotto lo pseudonimo di Michele Badiek, Monicelli dirige nel 1937 il suo primo lungometraggio, insieme ad alcuni amici, ‘Pioggia d’estate’, con l’attore Ermete Zacconi ripreso nella sua villa di Viareggio. Il suo esordio ufficiale in regia avviene in coppia con Steno, con una serie di film che i due registi realizzano su misura per Toto’, tra i quali spicca il celebre ‘Guardie e ladri’ (1951). Monicelli ha firmato alcuni capolavori del dopoguerra, collaborando con tutti i piu’ importanti attori italiani, da Alberto Sordi, Toto’, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Amedeo Nazzari, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, a Walter Chiari, Elsa Martinelli, Anna Magnani, Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano, Gigi Proietti, Gastone Moschin, Giancarlo Giannini, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Ornella Muti, Ivo Garrani e Gian Maria Volonte’. ‘I soliti ignoti’, film del 1958, e’ considerato quasi unanimemente il primo vero film del filone della commedia all’italiana. L’anno successivo, Monicelli gira il suo capolavoro, ‘La grande guerra’, Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia del 1959 e sua prima nomination all’Oscar. La seconda nomination all’Oscar arrivera’ nel 1963 con ‘I compagni’. Celebri anche ‘L’armata Brancaleone’ (1966) e ‘Brancaleone alle crociate’, da non dimenticare poi ‘Il Marchese del Grillo’, ‘La ragazza con la pistola’ (terza nomination all’Oscar, film del 1968), ‘Romanzo popolare’ (1974) e i primi due capitoli della trilogia di ‘Amici miei’ (1975, 1982), ‘Un borghese piccolo piccolo’ (1977), ‘Speriamo che sia femmina’ (1986) e ‘Parenti serpenti’ (1992).
Imperdibile e memorabile il suo intervento a RaiPerUnaNotte l’inverno scorso… che ho avuto la fortuna di seguire via Web in diretta:
E adesso ecco com’è il mondo sotto il pieno controllo del capitale. Ci piace questo mondo? È un bel posto dove vivere? Ci vorrebbe un’altra rivoluzione. Ma chi potrebbe farla? Mi dispiace, ma nei giovani di oggi non ho alcuna fiducia. Sono degli imbelli, non amano combattere e tanto meno rischiare, sono pronti a qualsiasi bassezza purché serva a conservare i loro miserabili privilegi.
Era persona integerrima che aveva orrore della involuzione nella volgarità della destra dell’Italia berlusconiana. Era stato maestro di cultura civile fino agli ultimi giorni della sua vita condividendo la protesta dei giovani e del mondo della cultura. Da oggi saremo tutti molto più poveri e soli…
Ha lasciato tanti messaggi in eredità ai giovani e ha detto tante amare verità: “Italiani codardi, come con Mussolini, hanno sempre bisogno di affidarsi a qualcuno che pensi per loro“. “Ci vorrebbe una rivoluzione“. Forse le tue parole non sono state vane, Grande Mario, le cronache di questi giorni ci parlano di giovani che reagiscono. Hai detto anche: “La speranza è una trappola inventata dai padroni” e avevi ragione. Non si può vivere di speranza, bisogna combattere. Come diceva il Che “La libertà non si chiede, la si prende“. Coerente fino alla fine: niente funerali, solo un saluto.
Anche il padre di Mario Monicelli mori suicida. Mario disse allora: “Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l’ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l’altro un bagno molto modesto.”
Addio Mario.




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