
A Genova si è non giocata una non partita tra Italia e Serbia. Alcuni non tifosi serbi hanno lanciato dei razzi, spaccato vetri, si sono arrampicati come grossi primati sulle recinzioni. Un non spettacolo vero, di quelli che non si dimenticano. I non calciatori hanno non giocato per sei minuti. La non sicurezza in campo e sugli spalti ha trasformato gli spettatori paganti in non spettatori. Il non risultato sarà a favore dell’Italia, una non goleada per 3 a 0 come non si vedeva da tempo. Abbiamo non spezzato le reni alla Serbia. I non controlli all’ingresso da parte dei non responsabili del non stadio di Marassi hanno permesso un non incontro di calcio. Solo per caso non è avvenuta una vera tragedia …
Sia ben chiaro… non sono un Ultras e non li condivido… bensì tutto il contrario!! Non vado tutte le domeniche allo stadio, non ho un abbonamento al calcio… mi piace ogni tanto vedere le partite, tifare Italia… e sono rimasto impressionato sabato durante la partita di Volley Italia-Cuba al PalaLottomatica di Roma, quando al minuto di silenzio per i nostri soldati caduti in Afghanistan non si sentiva volare nemmeno una mosca in un palazzetto con 12mila persone. Sport, rispetto… esempio di cultura sportiva. Così non avviene e non è avvenuto negli stadi. Quando gli Ultras negli stadi riusciranno a fare questo, sarà un primo piccolo passo, forse, verso una cultura sportiva diversa da quella che non c’è oggi!
Da domenica gli stadi dovrebbero svuotarsi… Da domenica troviamoci tutti un altro hobby… il sistema Calcio così com’è, deve fallire, e il nostro dipendente Maroni deve essere mandato a casa… la sua gestione e idea di sicurezza è un totale fallimento…
Sono pure rimasto impressionato l’altra sera per quello che è successo a Genova… e allora, voglio riportare sul mio blog la lettera di un gruppo di Ultras al nostro Ministro Maroni, pubblicata sul blog beppegrillo.it:
LA DISFATTA DI GENOVA: lettera aperta al ministro degli interni Roberto Maroni.
“Signor Ministro, lei non ama parlare con gli Ultras, come ha più volte dichiarato. Tuttavia, noi che Ultras lo siamo dal 1969, che amiamo questo modo di vivere il calcio e il calcio stesso di un amore viscerale, vogliamo parlarle con queste righe. Vogliamo chiederle qualcosa a proposito della disfatta di Genova. Un manipolo esiguo di tifosi serbi ha tenuto in scacco la polizia presente allo stadio, apparsa talmente impreparata da improvvisare dei comici balletti sotto il settore ospiti, costringendo l’UEFA a sospendere la partita. Da assidui frequentatori degli stadi italiani, da anni ormai super militarizzati, dove ogni domenica viene vietato a molti tifosi di poter assistere al calcio in base ad un lavoro di intelligence che vale evidentemente solo per i tifosi italiani, dove non si lesinano manganellate anche gratuite, non potevamo credere ai nostri occhi e come noi i tanti, troppi che allo stadio, in Italia, non vanno più, proprio perché stremati, svuotati della passione, repressi. Ci piacerebbe ci rispondesse, senza retoriche o numeri elaborati. Quelli veri, impietosi glieli diamo noi: in vent’anni anni gli stadi italiani hanno perso più della metà degli spettatori, l’inizio di questa stagione presenta ancora un calo ulteriore rispetto alla scorsa, che già fu disastrosa. Ministro: gli stadi sono vuoti, di gente e di passione, ne prenda atto, è sotto gli occhi di tutti. Colpa degli Ultras, ci sembra già di sentire la risposta di rito. E noi diciamo: non è che la gente si è stufata? Delle schedature, di dover comprare nelle banche i biglietti, a prezzi folli, di stare in coda ai tornelli. Oppure, ed è il caso del quartiere Marassi della nostra città, di trovarsi plotoni di agenti in assetto antisommossa sotto casa, di perdere il posto auto, di non potere comprare una bottiglia di vino, o di olio nei giorni ormai quasi quotidiani delle partite.
Davanti alle scene di ieri tutto questo sembra ancora più vano, assurdo, offensivo. La disfatta di Genova è la disfatta di un modo di intendere la sicurezza negli stadi che dura da vent’anni, da governi di ogni colore, e che si basa sulla repressione. Presentare gli stadi vuoti come un successo di questa linea, ne convenga, è poco serio. Noi da anni portiamo avanti proposte concrete che riteniamo degne di attenzione: libera vendita dei biglietti fino al giorno della partita, a prezzi popolari per i settori ritenuti tali, forze dell’ ordine realmente preparate e riconoscibili mediante matricola visibile su casco e divisa. Alla repressione ci avete già pensato, con diffide, arresti in flagranza differita, chiusure e militarizzazioni degli stadi… che però, come si è visto ieri, non mantiene la sicurezza che promette.” Ultras Tito Cucchiaroni, un gruppo di Tifosi che da 40 anni tifa e sostiene la Sampdoria!

Siamo tutti buoni a sequestrare le macchine fotografiche alle vecchiette, siamo tutti buoni ad entrare in una scuola mentre gente disarmata dorme, durante il G8 e malmenarli tutti, siamo tutti buoni a prendersela con un ragazza fino ad ammazzarlo, come Federico Aldrovandi, la cui famiglia è stata risarcita dalla stato con ben 2 milioni di euro… 2 milioni di euro di soldi nostri. Io non ho ucciso Aldrovandi, e non devo pagare per questo. Io pago le tasse e il mio Stato deve pagare la famiglia mentre chi lo ha ammazzato è ancora in servizio, senza nemmeno un giorno di carcere e libero di ammazzare ancora? Ma che cazzo di paese è questo, Ministro Maroni? Può spiegarcelo senza parlare del nulla e senza ipocrisia?
La sconfitta dello Stato ieri sera a Genova è in queste 2 righe, da Repubblica.it:
Massucci, poi, torna sulla dinamica degli incidenti e ripercorre le varie fasi. “C’è stato un momento di criticità nella fase di afflusso: il controllo è stato vanificato dal fatto che abbiamo dovuto farli entrare per non far devastare la città”
Perché non sono intervenuti? Perché non erano vestiti da pacifisti come al corteo del G8 o da operai? Solo in quei casi si spaccano i crani?
E ieri i nostri telecronisti hanno dato il meglio di sè: “Mio dio, cose mai viste”, “Come hanno fatto ad entrare con un bengala?” Belin… ma questi la domenica dove stanno? E’ anni che accadono ste cose tutte le domeniche nei nostri stadi… ieri sera tutti scandalizzati? Ieri tutti a gridare: “serbi di merda, zingari” e la domenica cosa urliamo: juventini di merda, interisti di merda, parmigiani di merda, milanisti di merda, laziali di merda, napoletani di merda. E cosa cambia?
Noi in Italia abbiamo questi cialtroni qui…a nostre spese…

Se in questo Paese fosse un po’ più presente e diffuso il principio di responsabilità – non dico come in Giappone, basterebbe una buona via di mezzo – oggi registreremmo se non due dimissioni, almeno due pubbliche scuse.
Una è quella del ministro Maroni. Le immagini del trippone tatuato che fa quello che gli pare con bengala e tenaglie – mentre in campo i tizi in cravatta ridacchiano – hanno fatto il giro del mondo esponendo l’Italia a una figura di merda mondiale (vogliamo parlare, per dire, ai danni al turismo? Chi è che va in un Paese dove la polizia non è capace di prevenire né di gestire un reato che si perpetua per un’ora e passa via satellite?).
Il secondo italiano che oggi dovrebbe chiedere molto scusa è il caporedattore della redazione calcio di Rai Sport nonché principale telecronista di ieri sera, Marco Mazzocchi, per tutte le orgasmiche idiozie con cui ha commentato quel che stava accadendo, culminate col già mitico saluto cetnico scambiato per una previsione calcistica.
Ovviamente, entrambi se ne fotteranno e continueranno a prendere il loro stipendio a spese del contribuente. Scrive così Alessandro Gilioli sul suo Piovono Rane.
Un popolo di inermi ignoranti che assiste al disgregarsi del proprio Paese si merita questo ministro degli interni e questi giornalisti. Mi ricordo Maroni in un intervista da Fazio su RaiTre a Che Tempo che Fa: La domanda di Fazio, che chiede se gli atti di violenza possano avere responsabilità politiche, Maroni da il meglio di se rispondendo: “Per me il violento è violento a prescindere. Se ci fosse un leghista preso a fare un atto di violenza ovviamente per me vale esattamente come un qualsiasi altro criminale”
Ma Maroni e soprattutto gli Italiani dimenticano che il loro Ministro dell’Interno ha una condanna per oltraggio e resistenza al pubblico ufficiale per aver morso il polpaccio di un agente. Abbiamo un Ministro criminale forse? Solo in Italia!
Roberto Maroni - Deputato e Ministro dell’Interno: 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede leghista di via Bellerio a Milano, per aver morsicato la gamba dell’ufficiale di polizia, dopo la caduta in terra
E ora i “veri” fatti… :-) Cosa volevano gli Ultras Serbi?
Le scene degli estremisti serbi che incendiavano ieri sera lo stadio di Genova, impendendo alla loro squadra di giocare contro la nazionale italiana hanno portato l’autunno sui volti di chi, a Belgrado, crede davvero a una Serbia europea. «Mi scuso con tutto il popolo italiano e con i tifosi in particolare», dice Sonia Raskovic, l’ambasciatrice serba in Italia ai margini di un convegno sui rapporti Italia-serbia organizzato da Ipalmo a Belgrado: «Ma per favore non pensate che un manipolo di hooligans rappresenti milioni di serbi. I rapporti tra i nostri due paesi sono ottimi e le opportunità di scambio economico enormi».
Sul campo di calcio italiano si sono riversati gli stessi ultra-nazionalisti serbi che lo scorso fine settimana hanno messo a soqquadro Belgrado durante il Gay Pride, costringendo la stessa ambasciatrice a dire: «forse il Paese non è ancora pronto per una manifestazione del genere, è ancora troppo omofobico». Ma c’è dell’altro… Il prossimo 25 ottobre la Serbia presenterà in Lussemburgo la sua candidatura per entrare a fare parte dell’Unione europea e porre fine ad un isolamento che dura da quasi vent’anni. Non tutti condividono però l’entusiasmo del presidente europeista Boris Tadic.
Per gli ultra-nazionalisti, nostalgici della Grande Serbia, leader indiscusso dei Balcani, l’ingresso in Europa impone compromessi politici inaccettabili: dalle scuse per il massacro di Srebrenica del 1995, in cui otto mila bosniaci hanno perso la vita, all’abbandono di pretese concrete sul Kosovo, la culla della civiltà serba, dove però i serbi sono minoranza. Per non toccare poi l’argomento Ratko Mladic, l’ex capo dell’armata serba, ancora oggi fuggitivo: l’Europa, e l’Olanda in particolare, ha posto come condizione imprescindibile la sua consegna al tribunale dell’Aja.
Gli ultra-nazionalisti non ci stanno e, all’alba dell’importante appuntamento europeo, non hanno perso occasione di far sentire la propria voce, rafforzando agli occhi del mondo l’immagine di un paese irrimediabilmente violento. Il vice premier con delega all’integrazione europea Bozidar Djelic: «Quegli hooligan sono dei criminali: Ivan Bogdanov (il ventinovenne leader incappucciato di nero le cui immagini hanno fatto il giro del mondo) è un criminale con quattro processi in corso per violenza e possesso di droga. Faremo in modo che resti in carcere per un bel po’ di tempo».
News: http://espresso.repubblica.it




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