Mentre si parla di WiMax 2 a 330 mbps, noi con il Wi-Fi siamo ancora al palo!

Doveva essere la rivoluzione dell’anno per il settore della connessione dati in mobilità. Una tecnologia in grado di constringere i provider ad abbassare i costi. Invece il WiMAX sembra una tecnologia accantonata, utilizzata da poche persone e integrata in pochissimi smartphone.
In Giappone, Samsung mostra l’evoluzione del WiMAX con il WiMAX 2. Sviluppato in collaborazione con UQ Communications, riesce ad arrivare a una velocità massima di 330 mbps. La casa coreana ha utilizzato la connessione per caricare in streaming un video FullHD in 3D. Il WiMAX 2 dovrebbe fare il suo ingresso nel mercato, almeno in Giappone, per la fine del 2011. E noi?
Dal 2005, il decreto Pisanu impedisce in Italia la diffusione delle reti wireless aperte, Ora sembra che finalmente il parlamento sia intenzionato ad abolire la norma…
Se vi è capitato di trovarvi all’estero con uno smartphone e cercare di collegarvi a internet in una piazza o in un parco, vi siete probabilmente resi conto del gran numero di reti wireless libere, cioè utilizzabili senza che sia necessario conoscere e inserire alcuna password. Allo stesso modo, avrete notato la quantità di bar, ristoranti e caffetterie che rende disponibile gratuitamente la connessione a internet ai propri clienti. Se la stessa cosa non succede in Italia, è a causa di un cavillo contenuto in una norma anti terrorismo approvata ormai cinque anni fa.
Nel 2005, all’indomani degli attentati terroristici a Londra, il parlamento italiano approvò il cosiddetto decreto Pisanu: una serie di norme che avrebbero dovuto permettere alle forze dell’ordine di prevenire e individuare eventuali minacce all’Italia. Una di queste norme stabilisce che qualsiasi soggetto fornisce al pubblico un accesso a internet (una biblioteca, un internet point, un bar ma anche un privato cittadino) è obbligato a registrarsi in questura come fornitore del servizio e richiedere un documento di riconoscimento a ogni utente che accede alla rete. In sintesi: in Italia chiunque lascia una rete wireless aperta dovrebbe registrarsi in questura e richiedere un documento a chiunque accede a quella rete. La norma ha di fatto ucciso la diffusione delle connessioni wireless in Italia, sia dal punto di vista dell’offerta del servizio che da quello della sua domanda. Alle imprese non restavano che due strade: la prima, quella percorsa per esempio da McDonald’s, era offrire la connessione wireless ai propri clienti previa una lunga e articolata procedura di registrazione; la seconda, quella percorsa da privati e piccole attività commerciali, era lasciare la connessione aperta e confidare nella scarsa frequenza dei controlli.
Secondo il decreto Pisanu, infatti, la norma sulle reti wireless sarebbe dovuta decadere nel 2007. Oggi, a quasi cinque anni dall’entrata in vigore della norma, si può certamente stilare un bilancio degli effetti di una misura severa al punto da non trovare paragoni nemmeno nelle restrizioni delle libertà personali introdotte dall’amministrazione Bush negli Stati Uniti subito dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre.
L’anno scorso, in corrispondenza della scadenza della norma, un centinaio di dirigenti d’azienda, giornalisti, blogger, politici, giuristi e docenti universitari aveva sottoscritto una carta – la “Carta dei Cento” – che chiedeva appunto di abolire il balzello sulle reti wireless contenuto nel decreto Pisanu. La proposta non ebbe successo e la legge restò in vigore. Quest’anno però sembra che in Parlamento ci siano condizioni diverse e più favorevoli.

Tre deputati hanno presentato infatti una proposta di legge allo scopo di abolire la norma contenuta nel decreto Pisanu. I tre sono Linda Lanzillotta di Alleanza per l’Italia, Paolo Gentiloni del Partito Democratico e Luca Barbareschi di Futuro e Libertà. I loro gruppi parlamentari sembrano intenzionati a sostenere la proposta di legge. Anche l’Italia dei Valori e l’UdC hanno dichiarato di essere favorevoli all’abolizione della norma sulle reti wireless, e sarebbero arrivati segnali di apertura pure dalla Lega Nord. Ieri, poi, c’è stata la presa di posizione dei Club della libertà a favore dell’abolizione. Insomma, salvo che il ministro degli interni non debba dare parere negativo, sembra che esistano le condizioni parlamentare per liberare finalmente l’Italia da uno dei suoi tantissimi inutili balzelli antimoderni.
Si vede che i 3 Parlamentari, usando mezzi tecnologici (vedi Smartphone con il Wi-Fi) non riescono mai a connettersi nel loro tempo libero… ed allora, così per caso, si saranno chiesti: Ma come mai in italia non c’è il Wi-Fi libero? E si sono accorti che c’è il Decreto Pisanu! Perchè in Italia… è così che vanno le cose… purtroppo!!
Ora la palla passe alle Commissioni. Bisogna capire se della proposta Barbareschi-Lanzillotta-Gentiloni se ne occuperà la commissione Trasporti presieduta proprio da Valducci (è la stessa da cui era passato Pisanu ai tempi della sua approvazione) o la prima commissione Affari Costituzionali, a cui sono delegati i temi di “ordine pubblico”. La decisione spetta alla Presidenza della Camera in base al regolamento di Montecitorio. Una volta in commissione, con questa maggioranza, basterebbe pochissimo per sbloccare le connessioni in Italia: “due mesi al massimo” ha dichiarato Linda Lanzillotta in conferenza stampa. Il bello è che Franco Bernabè, amministratore di Telecom Italia, si è dichiarato contro l’abolizione ma a favore di strumenti di identificazione degli utenti più rapidi. Che Telecom Italia sia allo sbando, purtroppo, ce n’eravamo accorti già da tempo…
Una decisione che permetterebbe all’Italia di fare un piccolo ma significativo passo verso l’innovazione. Incredibile!!!
Fonte News: http://www.ilpost.it
Fonte News: http://www.mobileblog.it
Vi lascio con un bel video… il Punto n. 35 di Guido Scorza che rigurda la notizia bella, di cui abbiamo sopra parlato ed una purtroppo brutta… perchè si sa… non dimenticatelo… che l’Italia è un paese governato da pensionati pagati da noi e Montecitorio ormai è una casa di riposo di inizio ‘900, il mondo fuori però va avanti e l’Italia è sempre più al palo….
Un DDL, presentato in Senato dal Sen. Brutti (PdL) minaccia di vietare qualsiasi utilizzo di articoli di giornali e periodici, in qualsiasi forma e modo, in assenza di autorizzazione con le associazioni più rappresentative degli editori. E’ necessario che qualcuno avverta il Senatore Brutti che siamo nel 2010, quasi 2011 e che ormai i giornali sono morti.




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