Ne ho talmente tante da scrivere che ho già i post per un buon anno intero…. hehehe…manca il tempo purtroppo…

L’Earth Overshoot Day 2009 è stato il 25 settembre… nel 2010 siamo arrivati al 21 agosto! Infatti quest’anno l’Earth Overshoot Day cadrà il 21 agosto, oggi!! Significa che, se vogliamo paragonare la natura a un bancomat, da sabato prossimo l’estratto conto del genere umano sarà in rosso.
Non abbiamo scelta: o emigriamo su Marte, come suggerisce Stephen Hawking, o usiamo le risorse in modo responsabile. Il cemento non si mangia e la CO2 non si respira.

Ma continueremo a prelevare servizi naturali, chiamiamoli così, fino al 31 dicembre. E il conto sprofonderà in un rosso abissale.
Il Global Footprint Network tiene accurato conteggio dei “servizi naturali” che preleviamo dal pianeta. Mentre scrivo, il genere umano ha già consumato il 100% dei servizi che la Terra è in grado di offrire in un anno.
E dal 21 agosto, anzichè attingere da risorse rinnovabili, preleveremo dalle riserve di risorse naturali. Sempre in base alla metafora bancaria, non camperemo più grazie agli interessi che si rinnovano anno dopo anno ma dovremo intaccare il capitale.
Con oltre quattro mesi di anticipo rispetto alla fine del 2010, il 21 agosto l’umanità avrà già consumato tutte le risorse che la natura può fornire nel corso di un anno. Ad annunciare la data del “Earth Overshoot Day”, il giorno del superamento, in cui la terra inizia a vivere al di sopra dei propri mezzi ecologici, è il Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che misura l’impatto dell’esistenza sulla natura.
Produzione di cibo, neutralizzazione delle emissioni di anidride carbonica, il gas dell’effetto serra che si sprigiona nell’atmosfera in seguito all’uso di combustibili fossili: sono esempi dei servizi naturali che ci sono indispensabili per vivere e che “preleviamo” dal pianeta.
Altri indispensabili servizi naturali sono l’acqua che cade dal cielo sotto forma di pioggia, in sostituzione di quella che consumiamo per scopi agricoli, industriali e domestici. O la capacità di assorbire i rifiuti.
I diversi Paesi “attingono” dal bancomat della natura con un’intensità che varia a seconda delle abitudini della popolazione. Inutile sottolineare che l’Earth Overshoot Day è calcolato tenendo conto sia delle abitudini dell’Occidente sprecone sia della frugalità forzata dei Paesi più poveri.

L’anno scorso l’Earth Overshoot Day è caduto il 25 settembre. L’anticipo di un mese abbondante non è dovuto ad un maggior consumo di servizi naturali, ma ad un più raffinato metodo di calcolo. Nel 2008, ancora col vecchio metodi di calcolo, l’Earth Overshoot Day è arrivato un paio di giorni più tardi rispetto al 2007.
Molto triste se un maggior rispetto del pianeta venisse dalla recessione anzichè da scelte collettive consapevoli.
A misurare il numero massimo di giorni che la biosfera può approvvigionare in un anno è il rapporto tra l’“impronta ecologica” globale – indice statistico di 150 Paesi che mette in relazione il consumo annuo di risorse ecologiche con la loro disponibilità – e la capacità della natura di rigenerarsi nel corso dello stesso arco temporale.
Un indicatore di sostenibilità che precipita di anno in anno, trascinando con sé i buoni intenti di uno stile di vita più eco-compatibile. Dai trend annuali dell’organizzazione, nel 1987, primo anno in cui fu calcolato l’“Earth Overshoot Day”, il sorpasso avvenne con soli dieci giorni di anticipo rispetto alla scadenza del 31 dicembre. Nel 1995 fu il 21 novembre mentre dieci anni dopo il pianeta andò in riserva già il 20 ottobre. Negli ultimi due anni la deadline per l’equilibrio della terra è stata anticipata di un mese – da settembre a agosto – e forse ora è davvero arrivato il momento di fermarsi.
“Quando si esauriscono in nove mesi le risorse di un anno si dovrebbe essere seriamente preoccupati”, afferma Mathis Wackernagel, presidente di Global Footprint Network. “La situazione non è meno urgente sul fronte ecologico: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e carenza di cibo e acqua sono tutti chiari segnali di come non potremo più continuare a consumare ‘a credito’”.
Intervista a Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network.
“Sono Mathis Wackernagel del Global Footprint Network. Il 21 agosto raggiungeremo il giorno dell’Overshoot Day 2010, il giorno in cui le risorse utilizzate a partire dal primo gennaio 2010 saranno pari a ciò che la Terra è in grado di rigenerare in un anno intero. Calcoliamo integralmente gli indicatori dell’impronta ecologica ogni anno per tener conto dei nuovi dati e del miglioramento delle metodologie di calcolo. Il nostro metodo tenta di non sovrastimare il calcolo del giorno dell’overshoot. Ogniqualvolta non c’è certezza, sottostimiamo il sovraconsumo di risorse da parte dell’umanità.
Oggi c’è una maggiore consapevolezza del fatto che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è dovuto all’aumento delle emissioni di CO2 da parte degli esseri umani, le riserve di pesca sono minacciate, le riserve di acqua potabile sono sempre più scarse in molti luoghi del mondo, abbiamo città più popolose, eccetera. Questi sono i sintomi ecologici. Tali sintomi si manifestano in economia in primo luogo nelle economie vulnerabili. Posti dove le risorse diventano davvero scarse vedono aumenti repentini del prezzo del cibo, come si è visto poco tempo fa, anche a causa dell’aumento del costo dell’energia. Le persone ai margini sono maggiormente colpite da questi fenomeni.
Haiti, per esempio, si trovava in una situazione molto debole fin da prima del terremoto. Poi è stata colpita da questa disastrosa calamità. È molto difficile per un Paese così uscire dalla condizione di scarsità di risorse e devastazione economica.
È però possibile affrontare questo problema. Tutto dipenderà dalle priorità e dal valore che assegneremo alle azioni sulle quali intendiamo investire. Se non si considera come massima priorità invertire il trend, sarà molto difficile per qualsiasi Paese migliorare la propria situazione.
Ciò che mi sorprende maggiormente è il fatto che i Paesi non hanno ancora preso consapevolezza di quanto tutto ciò li interessi. Se non si adattano oggi le economie dei Paesi alla scarsità di risorse che si prospetta all’orizzonte, i Paesi non saranno pronti.
Non c’è bisogno di un accordo internazionale per preparare il proprio Paese. Si potrebbe dire: “Aspetta il consenso globale e manda all’aria il tuo futuro!”. Se si guarda al trend di consumo di risorse del proprio Paese, ci si rende conto che obiettivi più stringenti per la riduzione del consumo rispondono agli interessi del Paese stesso meglio di quanto accordi come quello di Cancun o altri saranno mai in grado di fare”. Mathis Wackernagel
Signori… dritti verso il baratro…
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