Il Caimano ordina: Distruggete Fini, e i suoi soldati partono all’attacco… eccovi serviti… e dopo la PornoPolitica siamo pure alla FantaPolitica! I politici di oggi sono tutto tranne che politici… hanno preso possesso del nostro Parlamento e non lo vogliono più lasciare…
E’ partito l’ordine ed ora Fini va fatto fuori con ogni mezzo.. ed ecco spuntare la casa a Montecarlo, un pò come la casa al Colosseso di Scajola… magari starà ancora cercando chi gliel’avrà pagata, oppure, perchè no, parliamo pure della Villa di Arcore? Perchè nessuno parla della Villa di Arcore? Credete e pensate che sia tanto diversa dalla casa a Montecarlo di Fini? Dopo ne parliamo… con calma… e non solo di quella…
Ieri, chi si fosse perso la carta straccia chiamata il Giornale, si è perso questo bellissimo trafiletto:

E’ vero? E’ uno scherzo? Una battuta? Una trovata? Italiani, mi raccomando, aderite numerosi… domani mi aspetto il titolo di Feltri: un milione di italiani chiedono le dimissioni di Fini, grazie alla nostra iniziativa!! Oddio… sto ridendo come uno scemo davanti al PC!!
Feltri non è nuovo a queste iniziative, ricordo che l’edizione precedente si concluse con pubbliche scuse del direttore a Boffo, dopo averlo rovinato!!

Puntuale e meravoglioso come sempre ieri il post di BeppeGrillo sul suo Blog: Le dimissioni di Fini da presidente della Camera sono una cartina di tornasole. Se deve lasciare il suo ruolo istituzionale perché rappresenta un partito e fa politica a tempo pieno, allora il discorso va esteso a tutti i nostri dipendenti che ricoprono una funzione pubblica elettiva negli interessi dei cittadini.
L’articolo 67 della Costituzione:
“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” è molto chiaro. Chi è eletto risponde ai cittadini, non al suo partito. Un ministro della Repubblica, un presidente del Consiglio, deve fare gli interessi della Repubblica Italiana e, quindi, dimettersi dalle cariche di partito. In Italia abbiamo invece presidenti e ministri in carica in campagna elettorale permanente, nei comizi, nelle televisioni pubbliche. Il tutto sfruttando la posizione ministeriale e con l’uso copioso di soldi pubblici. I ministeri, per chi ancora non lo sapesse, sono sedi abusive dei partiti. Il ministro tiene le riunioni di partito o di corrente negli uffici del ministero, può nominare iscritti al partito come consulenti del ministero, trasforma il ministero in una buvette permanente e, quasi sempre, se non è lui stesso segretario di partito, prende ordini dal partito per ogni sua decisione. Questa la chiamate democrazia? E’ solo una sua caricatura. I nostri dipendenti (…come recita la Costituzione questa gente dovrebbe rispondere a noi) hanno occupato lo Stato, sono membri di comitati di affari e di mutua assistenza che hanno chiamato partiti e ai quali obbediscono. Questi partiti, con questa forma, senza eccezione, come il partito fascista, vanno aboliti. Chi ne entra a far parte, anche in buona fede, anche senza volerlo, non fa più parte della democrazia.
C’è un altro articolo della Costituzione che va imparato a memoria, l’articolo 51:
“Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro”. Ebbene, dove trovano il tempo necessario i nostri dipendenti per adempiere ai loro doveri? L’assenteismo in Parlamento è la norma, chi non si presenta alla Camera o al Senato senza ragioni di forza maggiore deve essere fatto dimettere. ( Qui poi a riguardo vi parlerò, in altro post, di OpenParlamento, strumento efficace ma ancora poco conosciuto ) I parlamentari continuano a fare il lavoro che facevano prima, avvocato, attore, amministratore, anche in questo caso devono dimettersi. I parlamentari passano la vita a rilasciare comunicati, fare interviste, comparire in televisione, scrivere libri per acquistare visibilità. Non per questo sono stati eletti, ma per lavorare. Sono dipendenti pubblici e come tali devono comportarsi, non come leaderini da strapazzo, tuttologi del piccolo schermo, giornalisti d’accatto. Purtroppo la Costituzione ormai non la conosce più nessuno…
Il potere al popolo si è trasformato nel potere ai partiti. I nostri dipendenti in nostri padroni. La democrazia si è rovesciata. E’ tempo di cambiare e di restituire i nostri dipendenti al nulla dal quale provengono e al quale sanno di appartenere. Per farlo è sufficiente che ogni cittadino conti uno e faccia rispettare i suoi diritti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Villa SanMartino ad Arcore
Ora, parliamo un pò di case. Non sono un agente immobiliare, ma basta informarsi e si viene a sapere moltissime cose di case… una a caso… Villa San Martino di Arcore, di proprietà di Silvio Berlusconi.
Fini e Belpietro, su giornali strapagati dal finanziamento pubblico all’editoria, scrivono della casa di Fini, io nel mio blog, pagato a miei spese… con qualche rientro… invece scrivo della casa di Berlusconi.
Villa San Martino ad Arcore… Un impianto scenografico imponente, capace di far colloquiare l’edificio, il parco secolare e il verde agricolo molto esteso alla villa. Dopo le trasformazioni compiute dal Giulini, la villa passò ai Casati nella prima metà dell’Ottocento, a seguito del matrimonio di Anna Giulini Della Porta con Camillo Casati (1805-1869). Alla fine di quello stesso secolo, pervenne al ramo dei Casati Stampa di Soncino e, seppure non stabilmente, continuò ad essere abitata con assiduità. Fino al 1955, anno della sua morte, fu abitata da Alessandro Casati, che ne ingrandì la biblioteca e vi ospitò a più riprese l’amico Benedetto Croce. Alla sua morte passò al parente più prossimo, il nipote Camillo Casati Stampa di Soncino (Roma 1927). Questi risiedette saltuariamente nella villa. Morto suicida nel 1970 dopo aver assassinato la moglie Anna Fallarino e il di lei compagno Massimo Minorenti, la proprietà passò alla sua figlia di primo letto (avuta con Letizia Izzo), Anna Maria. La giovane all’epoca diciottenne e quindi secondo la legge minorenne venne affidata ad un tutore, nella persona di Giorgio Bergamasco. Pro-tutore viene nominato Cesare Previti.
Silvio Berlusconi che ne è l’attuale proprietario ha fatto eseguire un restauro di tipo conservativo della porzione più antica e un ripristino di alcune parti alterate da precedenti interventi o che apparivano ormai fatiscenti. Grazie a questi lavori sono anche stati liberati, sistemati e resi disponibili splendidi locali sotterranei. L’attuale proprietario vi ha collocato un mausoleo personale (opera di Pietro Cascella), oggetto di interesse da parte della stampa mondiale, con loculi per i prossimi, una statua da 100 tonnellate ed un faraonico sarcofago in marmo rosa.
Come dicevo sopra… l’ultimo Casati-Stampa, il marchese Camillo, morì suicida a Roma, nel 1970, dopo avere ucciso la moglie e il giovane amante in una brutta storia che fece epoca nelle cronache del tempo. Ma oltre a dare motivo di chiacchiere alle gazzette, il marchese aveva lasciato una figlia minorenne (nata a Roma il 22 maggio 1951, quindi all’epoca dei fatti 19enne ma minorenne perché la maggiore età era fissata a 21 anni), Annamaria Casati Stampa, e grandi sospesi con il fisco. L’ereditiera Annamaria, avendo nel frattempo lasciato l’Italia per il Brasile, su consiglio del suo pro-tutore, l’allora giovane avvocato Cesare Previti, accettò una volta divenuta maggiorenne di vendere l’intera proprietà San Martino nel 1974 all’allora imprenditore edile Silvio Berlusconi (la villa, completa di pinacoteca, biblioteca di 10mila volumi - per curare i quali venne assunto come bibliotecario Marcello Dell’Utri - arredi e parco con scuderia in cui fu assunto come stalliere il boss mafioso Vittorio Mangano, era all’epoca valutata per il solo bene immobile circa 1.700 milioni di lire) in cambio della cifra, molto inferiore alla valutazione, di 500 milioni di lire in titoli azionari (di società all’epoca non quotate in borsa), pagamento dilazionato nel tempo. L’ereditiera non riuscì a monetizzare, se non con un accordo con gli stessi Previti e Berlusconi, che li riacquistarono per 250 milioni, ossia la metà di quanto avrebbero dovuto valere.
All’inizio degli anni ottanta la proprietà fu valutata garanzia sufficiente ad erogare un prestito di 7,3 miliardi di lire.

Una sentenza del Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro “Gli affari del presidente”, che raccontava la storia della transazione.
Molte di queste notizie sono state prese da Wikipedia. Se volete approfondire…. nel Web ci sono ricostruzioni molto più precise… basta semplicemente usare Google Search!
E ora? Passiamo a Villa Certosa, Sardegna!

L’11 luglio dalla cella del carcere in cui è richiuso per l’inchiesta sulla nuova P2, Flavio Carboni, secondo il Corriere della Sera, lancia al premier un non troppo oscuro messaggio: “Sono io che ho coperto la testa di Silvio Berlusconi. Sono io che gli ho dato anche una delle case dove sta”. Il riferimento è in buona parte per villa La Certosa, il buen ritiro sardo che il Cavaliere acquistò proprio da Carboni. Dietro alla compravendita c’è una storia tutta da raccontare. Emilio Pellicani, infatti, sostiene che la vicenda inizia quando Carboni fa prestare molti soldi da Antongliulio Lo Prete (un conoscente di Marcello Dell’Utri poi arrestato per traffico di stupefacenti) e dal piduista, amico di Berlusconi, Attilio Capra de Carré. In garanzia Carboni da loro le quote della società che controlla La Certosa. Un grave errore. Il faccendiere infatti non riesce a rientrare dal debito. La villa viene così offerta da Lo Prete a Berlusconi. Pellicani protesta e invia, dice, un telegramma ai vertici Fininvest avvertendo che il bene “proveniva da una vera e propria estorsione ai danni di Carboni”. Ne nasce così una causa civile “contro Berlusconi, Lo Prete e Capra” chiusa con una transazione “a soli 800 milioni perché Carboni aveva bisogno di soldi”.

Anche 30 ettari del parco della Certosa sono stati acquistati, secondo i periti della procura di Milano, intorno al 2000 con un forte sconto: il 50 per cento del loro valore reale (risparmio di 12 miliardi di lire). Tutto comincia quando i terreni vengono messi in vendita da una società in liquidazione. Tra chi segue la procedura vi è però anche un’importante commercialista milanese che verrà poi condannata per una serie di ruberie sui fallimenti. Viene così bandita un asta che secondo i consulenti dei pm “presenta aspetti critici o persino oscuri”. Tutti i concorrenti, tranne uno, sono infatti uomini di Berlusconi e l’asta è congegnata per evitare un vero e proprio gioco al rialzo. Alla fine vince la Pan Europe Finance, una società off shore dietro la quale c’è un manager di Fininvest, attualmente imputato col Cavaliere per i falsi in bilancio e le appropriazioni indebite di Mediaset: Daniele Lorenzano. L’amico del Cavaliere fa un affarone: paga tutto a circa sette euro al metro quadro. Dopo tre anni però entra in scena l’Immobiliare Idra di Berlusconi che acquista a 22 euro al metro. Il risultato è che molti milioni di euro prendono la via dei caraibi e che comunque il premier risparmia una sacco di soldi visto che i terreni sono valutati circa 50 euro al metro.
Da Il Fatto Quotidiano dell’11 agosto 2010
E ora è giusto che Fini si dimetta? Non credete? E scandaloso!!! Deve dimettersi!!
Dite che domani ci saranno articoli e speciali su Il Giornale e Libero riguardo a questo? Siamo davvero alla FantaPolitica!






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