
Dopo il periodo della tirannide, nell’antica grecia Clìstene avviò il paese verso la democrazia. La Bulè o senato era composto da membri sorteggiati fra i cittadini. Istituì anche l’ostracismo, un provvedimento con il quale si poteva allontanare per dieci anni dalla polis i cittadini sospetti di voler aspirare alla tirannide.
Detto ciò non servono nuove elezioni perchè non farebbero altro che rimescolare le carte, in quanto l’elettore non ha la possibilità di scegliere il candidato o di candidarsi, ma gli verrebbero imposti dai partiti i soliti personaggi già invischiati nei loro affari. In queste condizioni elettorali, se ne esce solo con 2 soluzioni… una: “non andare a votare”, e l’altra: “votare per il movimento a 5 Stelle!!” Qualsiasi altra soluzione lascia il paese nelle condizioni disastrose in cui lo hanno portato PDL e PDmenoL! Io sono per un parlamento ed un senato composto di semplici cittadini incensurati e con la fedina penale pulita che vengono sorteggiati e durano in carica una legislatura.
“E’ lunico modo per non dare in mano il potere a personaggi che partono già collusi e che farebbero solo e soltanto il loro interesse e quello dei loro amici, come è stato ampiamente dimostrato.”
Basta Compromessi con pluriindagati, piduisti, collusi e condannati in via definitiva. Basta lasciare le poltrone a questa gente qua!!
Le elezioni anticipate sono un investimento per i partiti. Per ogni legislatura i partiti incassano il finanziamento pubblico, definito “rimborso elettorale” (bocciato da un referendum). In caso di interruzione la quota residua viene comunque mantenuta e va in cumulo alla legislatura successiva. Una catena di Sant’Antonio. I partiti dispongono già ora di una quota pari alla metà legislatura del governo Prodi, che cadde nel gennaio 2008, sommata a quella attuale. Quindi una legislatura e mezza per circa un miliardo di euro. Se si andrà al voto anticipato in autunno bisognerà sommare al prossimo “rimborso” un’altra metà legislatura. La crisi per i partiti è una benedizione. Più il Paese va a fondo, più incassano. Se i finanziamenti elettorali (da abolire) sono una porcata, il cumulo è pura porno politica.
Il MoVimento 5 Stelle ha partecipato alle elezioni Regionali del 2010, ha ottenuto 500.000 voti in cinque Regioni, si è autofinanziato con 40.000 euro, ogni voto è costato 0,08 euro, ha RIFIUTATO 1.700.000 euro di “rimborso” elettorale. Ha dimostrato che si può fare politica senza derubare i cittadini. I partiti a fini di lucro prima di chiedere sacrifici rinuncino ai “rimborsi” elettorali altrimenti, ma è solo un eufemismo, vadano tutti a fanculo!
Nel 1993 un referendum abrogativo promosso dai Radicali Italiani vede il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti.
Dopodiché, visto che in Italia la sovranità non appartiene al popolo, il finanziamento pubblico ai partiti è stato reintrodotto. E noi giù a 90Gradi!!
Oggi la torta che i partiti si sono divisi ammonta a quasi 40 milioni di euro! Unica eccezione il Movimento 5 Stelle che, come promesso in campagna elettorale, è stato l’unico a rifiutare ogni “rimborso elettorale”.
Guardate bene questo documento sotto… è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 29Luglio 2010… e pensateci quando andate a votare per questa gente qui…
In fondo, cerchiato in giallo, potete leggere chi ha rinunciato al Rimborso!!

Info e News: http://www.beppegrillo.it/
Il Fatto Quotidiano del 6Agosto 2010 ci aiuta ad approfondire meglio l’argomento…
Se il Parlamento va a casa prima, i partiti avranno comunque 100 milioni di rimborsi elettorali all’anno fino al 2012
Con la fine del 2010 sembrava fosse arrivato finalmente l’anno in cui gli elettori italiani avrebbero smesso di pagare due euro a testa l’anno per finanziare l’attività politica dei partiti “morti” (An, Forza Italia, Ds e Margherita). Stiamo ancora pagando partiti che non esistono più… avete letto bene!!
Ora, in piena crisi politica, e con gli strateghi dei gruppi politici che fanno i calcoli sul se sia meglio votare nel prossimo autunno o intorno a primavera, una cosa è certa: continueremo a versare fino al 2012, due euro a testa agli attuali partiti presenti in Parlamento. Che questi sopravvivano, o che decidano di divenire fondazioni.
Se dal 2006 al 2010 ogni anno ci si è dovuti sobbarcare la spesa di quasi 100 milioni di euro (99.929.149,14 ogni anno) per finanziare le strutture politiche rappresentate nella XV legislatura, dal 2008 e fino al 2012 si dovranno comunque pagare ai partiti che contano eletti in Parlamento i rimborsi elettorali della tornata politica che ha dato vita alla XVI: sono 100.618.876,18 euro l’anno (503.094.380,90 quelli complessivi riconosciuti sui cinque anni), cui si sommano i rimborsi, sempre milionari, dovuti per le consultazioni regionali ed europee. Da quando è iniziato il governo Berlusconi, solo per i rimborsi elettorali delle politiche, sono stati spesi 600 milioni di euro. E il calcolo non tiene conto dei duecento milioni, che, volenti o nolenti, si dovranno sborsare. Una cuccagna. E io mi incaZZo, voi no?
Ricordiamo però bene i fatti, perchè l’Italiano ha sempre la memoria corta o fa finta di non ricordarsi… non so… credo entrambe le cose…
Il 18 e 19 aprile del 1993 gli italiani si recarono in massa a votare il referendum promosso dai Radicali che aboliva il “finanziamento pubblico ai partiti”. Fu quello l’ultimo anno in cui le forze politiche presenti in parlamento ricevettero soldi dallo Stato per via diretta. Il supplemento ordinario numero 232 allegato alla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1996 certifica quanto presero: Dc, Pci, Psi, Psdi e tutti i partiti non ancora travolti dall’onda di tangentopoli o dal crollo del Muro ricevettero poco più di 80 miliardi di lire, 40 milioni di euro. Paragonati ai soldi che oggi i partiti ricevono di “rimborso” c’è da sorridere.
Ormai la torta si avvicina ai 250-300 milioni di euro annui: un fiume di denaro pubblico non giustificato dalla regola, che può anche essere condivisa, per la quale i partiti politici debbano essere finanziati dallo Stato (il rischio è quello di essere strumento di lobby, come avviene nel modello americano, o soggetti politici governati da “ricchi”, e in questo caso l’Italia già conta un limpido esempio).

Dopo il referendum abrogativo, il legislatore si è posto la domanda di come fare a conciliare il voto uscito dalle urne e la sopravvivenza dei partiti medesimi. La risposta fu nella legge 515 del 1993 e nell’idea del “rimborso”, che avrebbe sostituito il “finanziamento” bocciato dagli elettori. Il primo “rimborso” ipotizzato prevedeva una cifra standard data dalla moltiplicazione di 1600 lire per tutti gli italiani contati nel censimento. Questo avrebbe forse permesso la sopravvivenza di quelle strutture politiche. Ma non bastò, se, con opportune modifiche, il contributo elettorale passò prima a 4 mila lire a “elettore” e non più a “cittadino” (la legge è la 157 del 1999) e, successivamente, a un euro a “elettore” ma “per ogni anno di legislatura”, e quindi a 5 euro a testa (poi diventati 10, dovendosi conteggiare sia Camera che Senato). Fu nel 2006, infine, che si decise di salvare anche i partiti “zombie” permettendo che ricevessero finanziamenti pubblici per l’attività politica anche quelli che non avrebbero più fatto nessuna attività politica in vista di nuove consultazioni elettorali, come saranno poi i Democratici di Sinistra e la Margherita (che confluiranno nel Pd), ma anche An e Forza Italia (che daranno vita al Pdl).
Ed infine l’ennesima farsa dei Tagli… Con la Finanziaria del 2007, si dette una piccola sforbiciata ai contributi che venivano erogati ai partiti. Con l’ultima Finanziaria, invece, si prova a tagliare qualcosa sul futuro. “A decorrere dal primo rinnovo del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, del Parlamento europeo e dei consigli regionali successivi alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, l’importo di un euro previsto dalla legge 3 giugno 1999, n. 157, è ridotto del 10 per cento”. Questo vuol dire che dalle prossime elezioni si pagheranno 90 centesimi per ogni anno di legislatura e per ogni singola Camera, 9 euro invece di 10. Dal 2006 ad oggi nelle casse dei partiti, da quelle pubbliche, è entrata una cifra di poco superiore al miliardo e mezzo di euro.
Ora… la domandina finale sorge spontanea… Cari Italiani… se nel 1993 avete votato per abrogare i finanziamenti pubblici ai partiti, perchè ora continuate a votare gli stessi, che in barba al vostro parere referendario, se li sono reintrodotti chiamandoli Rimborsi?
Strano popolo, gli italiani… strano davvero…




C’è stato un referendum anche sul nucleare con il quale è stato detto un chiaro “NO” dagli italiani. Ma, a quanto pare, il “popolo sovrano” in questo paese conta quanto la carta igienica. Infatti i partiti, dopo aver mangiato a dieci bocche USANDO I NOSTRI SOLDI, ci usano a tale scopo!!!
[...] Distruggete Fini, e i suoi soldati partono all’attacco… eccovi serviti… e dopo la PornoPolitica siamo pure alla FantaPolitica! I politici di oggi sono tutto tranne che politici… hanno preso [...]