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Luglio 24, 2010

Obbligo di Rettifica: Nessuno tocchi i Blog

Che l’Italia sia governata da vecchi che a malapena usano internet e che in Parlamento fanno solo lotte per la difesa dei propri interessi personali e dei loro amici non è una novità, ma non per questo dobbiamo arrenderci… Imbavagliare la rete è come imbavagliare un intero paese… controllare la rete non da scampo ad un paese e non apre le porte al futuro, bensì lo incatena nel passato. Si dovrà chiedere la rettifica ai blog, ma nessuno dovrà chiedere la rettifica quotidiana ad Emilio Fede per le “cialtronerie” che ogni giorno dice al suo TG? Non so… mi viene in mente di recente: “Alcuni dissidenti con in mano le agende rosse comuniste”, parlando del popolo delle agende rosse alla manifestazione per Paolo Borsellino. Si dovrebbe vergognare… ma non lo fa, e nessuno si può permettere di chiedere ad Emilio Fede una rettifica. In TV tutto è lecito… sui blog non lo sarà!! Emilio Fede in TV ha detto a migliaia di italiani che a Palermo c’erano dei dissidenti con in mano le agente rosse comuniste, vi rendete conto della gravità che questa notizia ha sull’informazione?

L’”Obbligo di rettifica” impone ai blogger di correggere entro 48 ore qualsiasi affermazione salti il ticchio a chicchessia. Se scrivessi un articolo e poi parto in settimana bianca… avrei la multa assicurata! ;-)

Qualcuno lo vede come un miglioramento: prima ci facevano causa, adesso almeno con la rettifica ci sfanghiamo le spese legali. Ma il miglioramento appare minuscolo, rispetto all’immane casino che questa norma può scatenare. Qui però non si tratta di “mettere il bavaglio” per proteggere i politici che le combinano grosse, ma peggio… dimostrazione che questa legge è concepita da persone che l’unica rete che conoscono è quella per pescare!!

Chi, nel suo blog, non ha fatto affermazioni del tipo “il Vaticano protegge i pedofili”, oppure “il Comune di Roma è governato da incapaci” o ancora “la Shell è mandante di omicidi in Nigeria” o infine “il partito PXY è un’associazione a delinquere”? Si tratta di linguaggio colloquiale, frasi che sentiamo al bar, e che vengono riproposte nei blog esattamente come se si chiacchierasse tra amici. Finora, il Vaticano o la Shell o il Comune di Canicattì non hanno mai avviato costose cause legali per diffamazione, su simili basi; adesso nessuno potrà loro impedire di chiedere rettifica, a meno di dimostrare carte alla mano che la Shell è davvero mandante di omicidi o che il Vaticano, su base processuale, protegge fattivamente i pedofili.

Non succederà? Speriamo.

Sapete che ci sono stati blogger minacciati o trascinati in tribunale per aver detto che al tale ristorante si mangia male? O che la tale marca di jeans non è affatto made in Italy ma made in Bangladesh? O che la tale azienda mobiliera ritarda con le consegne? O che la tale trasmissione TV è brutta?

In Rete ci sono migliaia, decine di migliaia di post, magari letti da 4 gatti, che denunciano questo e quello, dalle cozze avariate della pizzeria sotto casa all’amianto nascosto sotto un terreno privato, dall’assessore che va a escort alle scarpe di marca con la colla tossica, dall’omogeneizzato con la carne riciclata all’associazione sportiva che propone il doping ai ragazzini, al supermercato che non fa entrare i bambini down. Finora le denunce sono state 1 su 1 milione, ora chi impedirà al ristoratore imbroglione di costringere all’obbligo di rettifica? La giustizia non ha tempo di indagare su cozze, scarpe e supermercati e il blogger preferisce smentire che passare dei guai e il suo prossimo post riguarderà la partita a briscola al bar con gli amici!

Siamo abituati a considerare la libertà di stampa e di parola solo come diritto contro i Potenti che ci opprimono, e non pensiamo all’immensa utilità che ha contro i piccoli soprusi di ogni giorno.

Tratto da: http://crisis.blogosfere.it

L’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948 ai blog sta per diventare legge. E nella sua versione originaria, che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità. Gli emendamenti proposti al testo del comma contenente la norma (il 29 dell’articolo 1), sia quelli abrogativi avanzati dal PD che quelli migliorativi, come quello dell’On. Cassinelli del PDL, sono stati ritenuti infatti “inammissibili” dall’On. Bongiorno (…).

Per questo dobbiamo dire NO, dobbiamo dire BASTA!  Prima che venga ridotta a una grande televisione (anche su questo i primi passi sono già stati fatti). Prima che da un luogo di conversazione diventi un megafono. È ora di dire all’On. Bongiorno e al Parlamento che se c’è qualcosa di “inammissibile” è questa norma. Che non piace all’opposizione e nemmeno – e qui si rasenta il farsesco - a larghi settori della maggioranza, che pure l’ha proposta. Dimostriamo al legislatore che non piace alla Rete e alla società civile. Chiediamogli di abrogare il comma 29. Prima che faccia danni irreparabili.

Stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà. In Italia il vero problema, o almeno il prioritario, è la carenza di stampa libera e non di libertà di stampa…

Dopo che la Commissione Giustizia della Camera ha terminato, come tutti sappiamo, il licenziamento degli emandamenti al DDL intercettazioni, pare che i veri sconfitti resterebbero assolutamente i magistrati, che è la cosa più grave più incisiva e più criminale, perché sono i veri “imbavagliati” dal DDL, in quanto l’unica concessione che gli è stata accordata è la proroga alle intercettazioni di 15 giorni in 15 giorni, e non più di 3 giorni in 3 giorni; poi resterebbero “lievemente bastonati” i parlamentari (emigreranno su Skype?), perché non sarà più obbligatorio chiedere l’autorizzazione alle Camere per le intercettazioni indirette che riguardano i nostri amici onorevoli; salgono invece sul carro dei vincitori i giornalisti: che le intercettazioni siano ridotte o no, quelle rilevanti potranno essere pubblicabili, e ciò mi fa proprio pensare quanto la stampa sia una vera e propria casta, se non una lobby, più che un plauso alla libertà di stampa!
Quelli che non contano nulla sono i Blogger! E i giornalisti sono dalla parte della stampa o del web, i giornalisti scrivono solo su carta o pubblicano anche notizie sul web?

Per i siti informatici compresi i giornali e i periodici diffusi per via telematica le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono“.

La carta stampata è ormai straccia, sempre più in crisi, con le pezze al culo, con introiti e tirature ridotte, con videocassette e dvd in omaggio per “arrotondare”, con fondi pubblici, pagata con i portafogli di tutti i cittadini, ovviamente.

Repressione al web, il futuro dell’informazione e della globalizzazione, settore sempre più florido, dove arrivano sempre più soldi e più lettori, sotto gli occhi sgranati delle concessionarie pubblicitarie e degli editori morti di fame. I diritti e i doveri dei blogger e quelli dei giornalisti non saranno più la stessa cosa.

I diritti e i doveri di un misero blogghettuccio, che rischia 12.500 euro di multa se non rettifica entro 48 ore i suoi contenuti, non sono e non saranno più gli stessi di un giornalista della carta e della casta stampata, lasciato libero di pubblicare “l’impubblicabile”, in questo ipocrita e meschino disegno di legge.

Per quanto riguarda la politica oramai non si capisce più niente… sempre più PD e PDmenoL, che sono ormai la stessa cosa.

- un PD che spara sul web una campagna “Nessuno tocchi i blog“, mentre le modifiche al DDL intercettazioni sono passate anche coi voti del PD e dell’UDC, e la Finocchiaro del PD che dichiara “Non voteremo mai il DDL”;

- Gianfranco Fini, molto Al Gore e poco Silvio, che scrive il fantastico libro: “Il futuro della libertà”, ma quale libertà? Di Chi? Non lo sa nemmeno lui…. che dichiara qualche mese fa che il web meriterebbe il Nobel, e che la libertà di stampa non è mai troppa, mentre la finiana Bongiorno dichiara “inammissibili” gli emandamenti salva-Rete, e il direttore di Farefuturoweb, la fondazione vicina alle posizioni di Fini, scrive: “Non colpite i blog“;
- Rao dell’UDC che dichiara testo migliorato, ma non basta (migliorato anche con modifiche votate dal PD e dall’UDC, ma non basta);

- Chi ha proposto le modifiche all’articolo 1 del comma 29, quello che riguarda i blog e ritenuto inammissibile? Il deputato Roberto Cassinelli, del PDL!

La politica di sostanza e non di propaganda, non esiste più in Italia, ed è già da tempo che non esiste più!! Ed è a quella politica che dobbiamo tornare… senza cercare sempre continui compromessi propagandistici… che fanno solo male al paese.

Oggi ci troviamo in una situazione in cui siamo a chiederci: Chi difenderà l’informazione libera? I giornalisti, che ne dovrebbero essere i tenutari ufficiali, o un povero studente universitario, un modesto impiegato o un misero operaio, che cura un blog per passione, per dedizione, per amore verso la conoscenza e la verità, che però potrebbe vedersi arrivare a casa una bella sanzione di 12.500 euro per qualche svista.

In attesa che comunque l’Italia si risvegli dal torpore della disinformazione, e si ribelli una volta e per tutte a questo infame bavaglio: il mio sogno è vedere una marea di cittadini, che per rispondere al predicozzo “del diritto alla privacy” di Silvio & Co, sfili in centro, nelle piazze, negli uffici, nelle metropolitane, con i cellulari in mano e con i vivavoce attivati.

Il diritto alla privacy maschera il loro dovere a delinquere.
Svegliatevi e Ricordatevelo!!

Considerazioni tratte da: http://www.agoravox.it

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