
Cesare fu ucciso con 23 pugnalate. Lo psiconano è stato citato 23 volte con il nome di Cesare nelle intercettazioni. Una “STRANA” coincidenza!
Un Video meraviglioso… elenca tutte le persone oneste che da anni ci Governano e che gli Italiani hanno “parzialmente” votato!! Da non perdere…
Tra le 23 citazioni imperiali dei piduisti impegnati a pilotare la sentenza della Corte Costituzionale, alcune faranno la Storia della P3, per il linguaggio, la forma e il totale disprezzo della legge:
- Amm’ a vedè Cesare quanto prima. I tribuni hanno già dato notizia
- Credo che il dossier (su Caldoro) sia già arrivato nelle stanze di Cesare
- Marcello il quale parla anche a nome di Cesare
- Mio cugino Cesare vuole sapere… mi ha chiamato, mio nipote Cesare… concretezza…concretezza e risultati
- I mo comm’ stann’ e cose a settiman che trase m’incontro pure co Cesare… Lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 ottobre (*)
(*) La data in cui la Consulta doveva valutare la costituzionalità del Lodo Alfano
Su queste intercettazioni vanno però fatte alcune precisazioni. Innanzitutto non è il console Marcello Dell’Utri che parla a nome di Cesare, ma Berlusconi che parla a nome del puparo Marcello.
Alcune Precisazioni di rilevanza storica vanno fatte:
- Il 6 ottobre, giorno della bocciatura del lodo Alfano, la cui incostituzionalità (”Tutti sono uguali di fronte alla legge”) era chiara anche a un bambino di seconda elementare, ma non a Morfeo Napolitano, non corrisponde alle Idi di marzo.
- Cesare fu ucciso da 60 congiurati nel Senato di Roma, lo psiconano non ha 60 oppositori neppure sommando le due ali del Parlamento. PDL e PDmenoL sono la stessa cosa!!
- Il campano verace (”mo comm’ stann’ e cose”) Cosentino, fiducioso sulla compravendita di magistrati, è ancora a piede libero grazie al Pdmenoelle, il cavallo di Cesare, la mozione di sfiducia fu bocciata perché il Pdmenoelle si prostrò a Cesare (come d’abitudine). E facciamo un pò di nomi: Astenuti: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino.
Non hanno partecipato al voto: Tenaglia, Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.
Assenti: Veltroni, Bersani, Colannino, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari. “In missione”: Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.
Questa è l’opposizione a Cesare. Bruto e Cassio sono Bersani in fuga anticipata a New York e Soccorso Rosso D’Alema (”Dalla crisi non si esce con la via giudiziaria”).
Ed ecco il colpo di scena del “Fantastico” Mavalà Ghedini… Amici, Romani, cittadini, prestatemi orecchio, Cesare non è Silvio Berlusconi. Secondo Niccolò Ghedini non è il Rex di Arcore il grande corruttore della P3, chiamato con referenza Cesare, da quella rete di malaffare politico. Lo dimostrerebbe la telefonata intercettata del 19 Settembre 2009, conversazione fra Carboni e Martino, in cui si dice che “Cesare è a Catania e rientra sabato.”. Berlusconi in quel giorno di Settembre non era nei paraggi del Liotru, e quindi non può essere lui, secondo Ghedini, “l’imperiale” corruttore: “Da tali indicazioni, lontane dagli impegni del premier, si desume, che Cesare è da individuarsi in altro soggetto”.
Ma se non è Silvio, chi è il Cesare che il 19 Settembre si trovava a Catania? Cercando negli archivi dei quotidiani non risulta nessun politico di livello nazionale in visita in città in quel preciso giorno. Proprio nessuno. Ma allora chi è questo Cesare etneo? Se nessun “forestiero” era in visita in città quel giorno, le possibilità rimaste sono solo due: O Carboni e Martino hanno sbagliato data, o Cesare non è un grande nome della politica nazionale, e quindi è giunto a Catania senza destare l‘attenzione della stampa.
Le nuove elezioni le vincerebbe ancora Cesare, anche nel caso le vincesse l’opposizione. Con questa gente qui non c’è speranza… Italianiiiiiiiii, Sveglia!!!
Info e News: http://lnx.cataniapolitica.it , BeppeGrillo.it




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