Aggiornamento 14 Luglio 2010: Telecom Italia ha bloccato il licenziamento delle 3700 persone, ma non in via definitiva…
Tutto va bene, meno disoccupazione della media europea, PIL in crescita, l’Italia sta uscendo dalla crisi, i dipendenti pubblici devono stringere i denti per 3 anni e pagare la manovra, cosa vuoi che sia, la tassazione ( nascosta ed indiretta ) aumenta, ma cosa vuoi che sia… l’Italia è un paese sano che va a gonfie vele! Ecco la FantaPolitica di chi ci governa!! Ah e dimenticavo… Magic Italy… andate tutti in vacanza che siete pieni di soldi e avete il lavoro fisso, mi raccomando!!
I vertici di Telecom Italia hanno annunciato ieri pomeriggio ai sindacati di categoria l’avvio della procedura prevista dalla legge 223 del 1991, quella che regola i licenziamenti collettivi. Nei documenti, che giungeranno lunedì mattina sulle scrivanie dei sindacalisti e dei funzionari del ministero del Lavoro, è scritta una cifra impressionante: 3.700 licenziamenti. La procedura prevista dalla legge dà 75 giorni ai sindacati per discutere con l’azienda, e per chiedere una riduzione del numero degli esuberi o il ricorso a misure alternative, come la cassa integrazione o la messa in mobilità. Sarà una battaglia durissima, che l’azienda ha scelto, forse non a caso, di combattere in piena estate.

Ciò che rende ancora più clamoroso l’annuncio di Telecom Italia è il fatto che sia venuto proprio nel giorno dello sciopero nazionale proclamato da tutti i sindacati per protestare contro il piano industriale dell’amministratore delegato Franco Bernabè, caratterizzato soprattutto dai tagli al personale, che è il modo principale escogitato dall’azienda per abbassare i costi di gestione e per difendere la redditività in un mercato che vede le quote dell’ex monopolista e i suoi stessi ricavi in costante erosione. ll pomeriggio di ieri sembrava dedicato alla consueta guerra di cifre sullo sciopero, che è stato comunque un successo. Per i sindacati ha visto l’adesione del 70 per cento dei dipendenti Telecom, con punte dell’80 per cento nei settori più colpiti dalla ristrutturazione, quelli dell’assistenza tecnica e dell’informatica. Per l’azienda hanno scioperato solo il 28 per cento dei lavoratori.
In dieci anni il gruppo Telecom Italia è riuscito a ridurre il personale di circa 50 mila unità. Ma mai, nella lunga catena di accordi sindacali che hanno sancito gli esuberi – prima negli anni della gestione firmata da Marco Tronchetti Provera e poi sotto la regia di Bernabè – si era sentita la parola “licenziamenti”. Proprio alla vigilia dello sciopero di ieri l’azienda aveva sottolineato che finora non c’erano mai state uscite non volontarie dall’azienda. Ma ieri la parola “licenziamenti” ha fatto il suo clamoroso esordio nel già agitato scenario di Telecom Italia.
Rabbiosa la reazione del leader della categoria Cgil, Alessandro Genovesi: “E’ un comportamento vergognoso da parte di un’azienda che nel 2009 ha fatto utili per un miliardo e mezzo di euro, che ha già circa mille lavoratori in contratto di solidarietà (quindi con stipendi integrati da risorse pubbliche) e che continua a remunerare a peso d’oro dirigenti e manager”. Nel 2009, in effetti, la retribuzione di Bernabè si è avvicinata ai 4 milioni di euro, in un anno caratterizzato dall’espulsione di 5.700 dipendenti. Signori, questa è l’Italia!!!
I conti della riduzione del personale Telecom preoccupano i sindacati e non solo. Il piano triennale 2010-2012 prevede 6.800 esuberi (i 3.700 di ieri sera sono dunque solo la prima tranche). In più è in corso la cosiddetta esternalizzazione di 2 mila informatici verso la controllata Ssc, dove sono però già previsti altri 645 esuberi. I sindacati paventano poi un’ulteriore esternalizzazione, quella di 7-8- mila addetti al settore del customer care, cioè dell’assistenza clienti, che finirebbero nella controllata Telecontact. E’ chiaro che spostare migliaia di persone da Telecom Italia a una società esterna, sia pure controllata, prelude a sviluppi preoccupanti per gli interessati.
In pratica i sindacati temono che nei prossimi 2-3 anni vengano espulsi dal perimetro di Telecom Italia oltre 10 mila degli attuali 53 mila dipendenti del gruppo in Italia.
Intanto Telefonica, che detiene attraverso Telco oltre il 10% del capitale di Telecom Italia, è sempre più vicina all’operatore mobile brasiliano Vivo, controllato da Portugal Telecom, dopo che la Corte di Giustizia Ue ha bocciato la ‘golden share’ portoghese per bloccare l’offerta del gruppo spagnolo. Il gigante guidato da Cesar Alierta ha offerto a Portugal Telecom 7,15 miliardi di euro per rilevare la quota del 50% che detiene in Brasilcel, la holding che controlla il 60% di Vivo.
News: IlFattoQuotidiano
MisterB e i suoi amici stanno devastando il nostro paese, ma in questa vicenda Telecom è pur vero che chi c’entra sono anche altri… e ora tuffiamoci un momento del passato… giusto per capire un pochino di più…
Torniamo a Telecom, torniamo agli anni della vecchia SIP

La vecchia SIP divenne Telecom negli anni ‘90, e nel 1997 fu messa sul mercato dal governo Prodi. Bisognava fare cassa, e in fretta, lo esigeva l’Unione Europea, quindi non si poteva badare tanto per il sottile. Così le azioni furono vendute per un prezzo irrisorio, tant’è vero che appena un anno dopo le stesse azioni valevano sul mercato cinque volte di più (+ 514 %).
Si fece una campagna martellante per invitare i piccoli risparmiatori ad acquistare azioni di quella che doveva diventare una public company (una società con capitale diffuso tra piccoli soci). I piccoli risparmiatori che in quegli anni cominciavano ad appassionarsi alla nuova lotteria nazionale della Borsa comprarono l’85%.
Ministro del Tesoro era Carlo Azelio Ciampi. Direttore generale Mario Draghi. Al vertice di Telecom stava Guido Rossi, che dopo la dimissioni di Tronchetti Provera è tornato su quel trono. Dopo la privatizzazione la presidenza passò ad un uomo della FIAT, mentre Guido Rossi polemizzava con D’Alema, accusato di avere messo l’impresa in mano ai poteri forti.
Con l’azionariato diffuso basta un piccolo pacchetto di azioni per controllare la baracca. Quel pacchetto è composto da una cordata guidata dalla finanziaria di casa Agnelli (Ifil)
Vediamo però un altro passaggio chiave… Sempre nel 1997, ma prima della privatizzazione, Telecom compra il 29% di Telekom Serbia, pagando 878 miliardi di lire. Cinque anni dopo, caduto Milosevic, rivenderà la quota a Telekom Serbia per 378 miliardi, con una perdita del 57%. Un grande Affare, non c’è che dire!! Il PDL su questa vicenda ha fatto un gran casino che non ha portato a nulla…
Dalla privatizzazione di Telecom il governo ricava 11,8 miliardi di euro.
Nel 2001 ENEL (società pubblica) acquista Infostrada, una società più piccola di Telecom, e la paga 11 miliardi di euro.
Da dove viene Infostrada? In sostanza è la vecchia rete telefonica interna delle Ferrovie dello Stato, che il governo Prodi vendette ad Olivetti (De Benedetti) per 700 miliardi di lire (35 milioni di euro) da pagarsi a rate in 14 anni. Olivetti la vendette subito alla tedesca Mannesman per 14 mila miliardi di lire (7,5 miliardi di euro – venti volte il prezzo di acquisto) in una unica soluzione. Chi ha fatto la stima del valore della rete pubblica? Il manager delle Ferrovie Lorenzo Necci provò ad opporsi, ma fu “invitato” a vendere senza tante storie. Non capì il consiglio e dovette pensarci la magistratura: fu incriminato sulla base di intercettazioni telefoniche (!?), fece qualche mese di carcerazione preventiva e poi fu assolto.
Nel frattempo arriva al governo D’Alema e comincia l’era Colaninno, che attraverso Olivetti dà la scalata a Telecom. Ancora una volta ci furono pesanti irregolarità per tenere basso il prezzo delle azioni attraverso una vendita occulta, ma la Consob , guidata da Spaventa, lasciò correre. Il Financial Times definì la scalata “una rapina in pieno giorno”. Guido Rossi disse “Palazzo Chigi è l’unica merchant bank dove non si parla inglese”.
Colaninno controlla al 51% una società fantasma, la Hopa , che controlla il 56% di un’altra entità chiamata Bell, la quale controlla il 13,9% di Olivetti, la quale a sua volta controlla il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. In pratica Colaninno e i suoi soci controllano Telecom detenendone l’1,5 %. I Manager all’Italiana… dei veri geni!!
Dalla Telecom fu scorporata la SEAT , società che gestiva la raccolta pubblicitaria. Fu acquistata per il 61% da una società chiamata “Otto”, composta da Comit, De Agostini ed altri, ad un prezzo di 1.955 miliardi. Trenta mesi dopo Otto ne rivende il 20% a Colaninno per 7200 miliardi; poi un altro 17% a 5 mila miliardi, e un altro 8% per 5750 miliardi. In pratica, la società acquistata a 1.955, viene venduta subito dopo a oltre 16 mila. Le società che avrebbero dovuto pagare le tasse per le plusvalenze spariscono nel nulla, forse in qualche paradiso fiscale…

Tronchetti Provera diviene amministratore delegato di Pirelli nel 1992. Vendendo pezzi di Pirelli ottiene i liquidi che gli permetteranno, il 28 luglio 2001, insieme ad Edizione Holding (Benetton), attraverso Olimpiadi, di rilevare il 100% della partecipazione della Bell in Olivetti, pari a circa il 23% della società che controlla Telecom Italia. A fine settembre entrano in Olimpia anche Unicredit e Banca Intesa.
Nonostante Tronchetti Provera spezzetti e venda una parte delle sue proprietà i debiti di Telecom raggiungono livelli stratosferici.
Nel 2003 Olivetti viene disciolta in Telecom. Nel 2005 Telecom Italia lancia un’Opa da 14,5 miliardi di euro sulla controllata Tim. L’offerta si chiude il 21 gennaio con la fusione che ha l’obiettivo di contenere con i profitti di Tim il debito della capogruppo.
Il 7 settembre Tronchetti Provera incontra Rupert Murdoch per discutere un possibile accordo. Pochi giorni dopo, ad un anno e mezzo dalla fusione, Tronchetti annuncia in cda lo scorporo di Tim, probabilmente per venderla e ridurre il debito di Telecom Italia salito nel primo semestre 2006 a 41,3 miliardi.
E finisco la barzelletta Telecom di casa nostra…

Dopo l’annuncio dello scorporo Prodi rilascia dichiarazioni indignate affermando di avere parlato con Tronchetti Provera delle prospettive di Telecom senza che l’imprenditore accennasse a tale ipotesi (sembra quasi dire “non erano questi i patti!”). Subito il presidente della Telecom consegna alla stampa un documento su carta intestata della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fattogli avere da Angelo Rovati, consigliere di Prodi, che prevede lo scorporo della rete fissa e, forse, una sua riacquisizione da parte dello Stato (Cassa Depositi e Prestiti formata da Ministero del Tesoro più le Fondazioni Bancarie). Di fronte all’insorgere di alcuni partiti e testate giornalistiche che accusano Prodi di ingerenza, il presidente del consiglio dichiara di non sapere nulla del piano e Rovati conferma assumendosi tutte le responsabilità del documento. Nel casino generale Tronchetti Provera rassegna le sue dimissioni ed al suo posto torna Guido Rossi.
Non è finita qui… entrano in gioco altri nomi… Claudio Costamagna… che ha lavorato a Londra per la Goldman Sachscome presidente dell’investment banking per l’Europa. E pare che sua moglie, Linda Costamagna, sia stata tra le principali finanziatrici dell’ultima campagna elettorale di Romano Prodi.
Nella stessa sede di Londra lavorava un altro amico di Prodi, Massimo Tononi, che per la Goldman Sachs era direttore per le fusioni e acquisizioni e che ora ricopre l’incarico di sottosegretario al Ministero dell’Economia.
Dato questo quadro non sono in pochi a sospettare che in realtà il piano di Rovati sia farina di Costamagna e Tononi, ossia di Goldman Sachs.
Non sarà facile salvare Telecom. La strategia di cedere la rete fissa sembra perdente. Chi investirebbe una fortuna per comprare oggi una infrastruttura che richiede grandi investimenti per essere ammodernata (Fastweb ha un fibra di molto migliore) e che rischia di essere soppiantata in breve tempo dal tecnologie più moderne (wireless)? In questa ottica la rinazionalizzazione rischia di essere l’ennesima manovra di “pubblicizzazione” delle perdite dopo che Telecom ha incassato gli utili. Ma anche la vendita di TIM rischia di essere fuori tempo rispetto alla prossima era degli operatori virtuali che, si dice, ne dimezzerà il valore nei prossimo cinque anni. Le licenze UMTS scadono nel 2007 e da allora chiunque, con un capitale non eccessivo, potrà diventare operatore virtuale (vendere propri cellulari, proprie SIM, propri servizi…). Coop ha già annunciato che lo farà e come lei, oggi, nel 2010, molti lo hanno fatto!!
Rispetto alla possibilità di vendere TIM, tra i possibili acquirenti si è parlato anche della Carlyle, la cui sezione italiana è presieduta da Marco De Benedetti (figlio dell’ingegnere, che di TIM è stato anche amministratore delegato). Non sarà che De Benedetti e Prodi si sono arrabbiati con Tronchetti Provera perché invece è andato a trattare con Murdoch?
Sempre tra i possibili acquirenti di TIM o di pezzi di Telecom, come partner di Carlyle o in proprio, si è fatto anche il nome di Mediaset, anche se Berlusconi si è affettato a smentire. La cosa curiosa è che a metà aprile 2006, su Libero (giornale molto vicino a Berlusconi) è apparsa la notizia di una possibile fusione tra Mediaset, la prima Tv commerciale del Paese, e Telecom Italia, primo gestore telefonico fisso e mobile e primo Internet provider italiano. All’epoca fu Telecom a occuparsi delle smentite di rito.
Questo tipo di fusione, come quella con Murdoch, vanno nella direzione di quella che sembrerebbe la nuova frontiera delle comunicazione mobile: la TV sul telefonino, e quella che è ormai una realtà, la TV via internet. Mediaset (o Murdoch) metterebbero i contenuti, Telecom le reti mobili e fisse)… bene… e oggi invece l’annuncio di 3700 licenziamenti!!
Avanti tutti Telecom… toccato il fondo, stiamo scavando a pieno ritmo…
News: http://www.disinformazione.it




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