Consigliatissima la visione di “Draquila-L’Italia che trema”.

Sabina Guzzanti: “Intanto non è che ci fosse un invito per lui” (Bondi) – ironizza e poi aggiunge – “non ha visto neppure il film e se lo è fatto solo raccontare. E questo mi fa provare ancora di più una profondissima vergogna della figura terribile che il nostro Paese fa all’estero grazie a questo nostro governo.”
Un bel documentario sulla dirigenza della Protezione Civile (non sui volontari che sono la VERA Protezione civile). Non si parla solo di terremoto, ma anche di Chiaiano per 5 minuti.
Ecco le sale dove è trasmesso:
http://www.draquila-ilfilm.it/programmazione-nelle-sale/
Ne volete vedere un piccolo Video? Eccovelo…
Il nuovo film di Sabina Guzzanti, Draquila - L’Italia Che Trema, sara’ nelle sale dal 7 Maggio distribuito da Bim. Il film è stato realizzato in Abruzzo tra le macerie del terremoto. Pensate che il titolo è stato scelto dagli utenti del blog della Guzzanti. E’ un film sulla ricostruzione e sulla gestione del post-sisma con testimonianze, video e commenti. Un duro che vuole dare una scossa al cambiamento.
Il diritto di espressione è il cemento della democrazia.

Cannes - Irlandesi, sudafricani, serbi, francesi, svizzeri, sudcoreani, americani. I giornalisti stranieri che assistono a “Draquila” intonano un coro polifonico. Tante voci per un solo giudizio. “Necessario”, “Formidabile”, “Sconvolgente”. Cambiano le sfumature, non il segno di una presenza trionfale. Sabina Guzzanti ha risvegliato Cannes con la violenza della verità.
Bellissima intervista de Il Fatto Quotidiano, che voglio riportare:
Guzzanti, il ministro Bondi ha preso carta e penna.
Per scrivermi una lettera ostile. L’ha indirizzata a Il Giornale, copiando intere parti della sinossi di “Draquila” elaborata dal mio ufficio stampa. Nella missiva brillava l’incapacità non dico di valutare l’opera, ma anche quella, all’apparenza semplice, di andare a vedere il film evitando di farselo raccontare (ieri il ministro ha sostenuto di averlo visto, ndr)
Ma Bondi, per l’involontaria pubblicità a “Draquila”, è stato ricompensato?
Non vedo perché. L’operazione dialogica messa in piedi è stata sguaiata, complessa e paradossale. Hanno steso un mantello di estremismo su un’inchiesta giornalistica, deformandola e danneggiando la possibilità che il film venisse visto da un pubblico più vasto. Dovrei dirgli anche grazie?
Sandro Bondi. Dalla tiepida stretta di mano di Umberto Eco, non si è più ripreso. Nella costante invettiva, si cela un complesso?
Non lo conosco così a fondo, però parliamo di un alto rappresentante della Repubblica entrato nelle grazie di Berlusconi per aver composto poesie d’amore rivolte al capo e avergli presentato lo scultore Cascella. L’autore, per intenderci, del mausoleo di Arcore. Un ministro della Cultura senza alcuna preparazione specifica, che ignora l’intera storia, recente e passata, del cinema italiano. La stampa straniera ha adorato il film. Mi vergogno quotidianamente per lo spaventoso spettacolo cui ci sottopone il governo di Silvio Berlusconi. L’immagine che irradiamo all’estero è la conseguenza di una prolungata allucinazione.
In “Draquila”, Bertolaso le promette un’intervista che in realtà non le concederà mai.
“Ti giuro che te la do”, è arrivato a dirmi un giorno. Avrei voluto fargli esporre un punto di vista personale sui criteri della ricostruzione, qualunque esso fosse. Alla fine, al termine di un estenuante inseguimento, l’ho anche incontrato. Mi ha proposto un giro d’Italia del dolore in più tappe, nei luoghi in cui opera la Protezione civile, ma al momento di spendersi in una conversazione, si è tirato indietro. Bertolaso è il simbolo più eloquente di questo esecutivo.
Cosa pensa del fatto che sia ancora al suo posto?
Ma ancora non ha capito che in Italia non si dimette nessuno? Il malcostume è radicato e le radici, inutile dirlo, sono antichissime.
Oltre all’analisi del deterioramento della democrazia, in “Draquila” passano indelebili fotogrammi di spoliazione umana. Gli sfollati allontanati dalla città antica, somigliano a una popolazione che ha subìto una diaspora.
Non a caso, le persone che ho intervistato, parlano spesso di esilio e deportazione, non diversamente da ebrei o armeni passati attraverso quelle esperienze. Difficile mantenere identità interiore, amicizie, centro di gravità quando senza alcuna spiegazione plausibile vieni sbattuto come un pacco postale a duecento chilometri da dove sei abituato a vivere. Negli alberghi della costa adriatica, a differenza di quel che disse Berlusconi, gli sfollati non si sono mai sentiti in vacanza.
In “Draquila” tra rabbia e indignazione, non sono pochi quelli a mostrare gratitudine acritica verso Berlusconi. L’ha stupita?
Potrei dire che i caratteri non cambiano e che alcune di quelle persone sono esattamente come altri milioni di italiani, ma io credo che esprimere giudizi netti su una popolazione così intensamente colpita da un trauma di quella natura non sia giusto. Sono stati indotti a scambiare qualcosa che non vale nulla per un bene prezioso.
Settecento ore di girato. Mesi di lavoro. Dolorose opzioni di montaggio. Il film termina con una profezia non consolante. È vero che fino a poche settimane fa, pensava a un epilogo diverso del film?
Avevo almeno tre finali alternativi. Ma sono contenta di averlo concluso così. Adesso voglio solo rivederlo. Con la calma che al momento è un’utopia.
Ci svela un angolo di ciò che non vedremo mai?
La chiusura si svolgeva su una terrazza. E un giovane professore indicava l’orizzonte giocando di metafora tra il potere, la vecchia Aquila ormai divenuta ricordo, la New town, il futuro, i tacchi e il cerone di Berlusconi steso sul corpo della città.
Da il Fatto Quotidiano del 14 maggio

Tre o quattro minuti di applausi, cio’ che conta in quella sala e’ il sapore di quel battere le mani, pieno di terra, detriti, luci lasciate accese fuggendo in quella notte da terremoto d’aprile, sangue e dolore. E macerie. E il pubblico si alza con lo stomaco chiuso, con rabbia e profonda tristezza esce dalla sala di proiezione in silenzio, dopo aver visto un paese, l’Italia, descritto come venduto alla mafia e alla corruzione e una citta’ d’arte di gente orgogliosa, l’Aquila, messa in ginocchio prima dal terremoto poi dalla ricostruzione e dall‘ assedio mediatico. E dall’avidita’ di chi vede in un terremoto solamente possibilita’ di lucro. Il direttore del festival, Thierry Fremauux, sostiene Guzzanti dall ‘inizio del film « inconcepibile l’atteggiamneto della politica italiana verso la liberta’ di espressione » e poi sulle scale rosse di moquette nel finale tra gli applausi, mentre ragazze italiane urlano « Sabina se non c’e’ Bondi con te ci siamo noi ».
« Draquila » racconta questo : l’impossibilita’ di decidere cosa fare della propria casa e del vivere insieme, solidale, di una comunita’ che ha vissuto tanto, tanto dolore. Un mese fa a Udine ho sentito un ingegnere sessantenne esclamare : « il periodo piu’ bello della mia vita ? quello dopo il terremoto, vivevamo tutti insieme, ci aiutavamo gli uni con gli altri. Ci volevamo bene, ci eravamno perdonati tutto ». A l’ Aquila forse hanno rubato anche questo.
News Tratte da: http://www.articolo21.org
Ultimamente la Guzzanti e la Dandini sono diventate due donne scomode a Berlusconi e al suo entourage. La prima, Sabina, con il film “Draquila, l’Italia che trema” a Cannes.
La seconda, Serena, è la conduttrice del programma televisivo “Parla con me” che ogni giovedì su RaiTre ospita i monologhi di Ascanio Celestini.
Ed ecco che spunta la solita cantilena, ormai triste e penosa di Silvio: “Come al solito, una trasmissione pagata con i soldi pubblici si diletta nell’avere come unico bersaglio il governo e si diverte ad aggredirlo”.
“Non è una novità che il premier ci attacca: avevamo già letto nelle intercettazioni che non gli piaceva il programma - replica Serena Dandini in un’intervista a La Repubblica - Berlusconi dice che c’è troppa libertà di stampa ma siamo abituati così: ci piacerebbe, a 150 anni dell’Unità d’Italia, non cambiare queste tradizioni”. Fantastico… direi!!
Ma torniamo a Bondi, che per nostra sciagura, è Ministro del “Mausoleo”… ehmmm… della Cultura… Bondi non è andato a Cannes!! Colpa del film di Sabina Guzzanti, “Draquila, l’Italia che trema”. Si legge in una nota “il Ministro della cultura, Sandro Bondi, ha declinato l’invito a partecipare al prossimo festival di Cannes, esprimendo rincrescimento e sconcerto per la partecipazione di una pellicola di propaganda, Draquila, che “offende la verità e l’intero popolo italiano”.
Caro Ministro, come facente parte del popolo italiano, non mi sento offeso, parli per se stesso! Grazie!
Il Ministro del Turismo, Brambilla, starebbe pensando di chiedere un risarcimento per “i danni che queste immagini potrebbero arrecare al nostro Paese.” Per Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, “L’Italia non farà una bella figura”. Intanto l’ex ministro francese della Cultura, Jack Lang, ascrive a Bondi “una strana concezione della libertà”.
Tra uno sghignazzare al telefono, nella notte del terremoto, gioendo della devastazione e un docu-film che verrà proiettato fuori concorso a Cannes, non si dovrebbero aver problemi a scegliere quale sia la vera offesa per il paese. Se l’Italia non farà una buona figura all’estero, non sarà certo per via della Guzzanti.
Piuttosto è singolare dover registrare come ultimamente molte cose, secondo il governo, non diano lustro all’Italia: dal “Gomorra” di Roberto Saviano, alla “Piovra” di Michele Placido, fino al “Draquila” di Sabina.
Donne come Sabina ben rappresentano l’Italia all’estero e… ahimè… Ministro Bondi, si ricordi che lei è pagato con soldi pubblici, per fare il Ministro della Cultura, e rappresentare a Cannes il nostro paese è un suo dovere… non gli è stato dato mandato di scegliere! Il non andare è stato una grave mancanza ai suoi doveri di Ministro.
News tratte da: http://www.dazebao.org
In Italia… Lo scandalo non è quello che si sta manifestando attorno ai grandi appalti, ma è Sabina Guzzanti che osa illuminare anche i lati oscuri del terremoto abruzzese, non a caso il suo film è stato accolto da un lungo commosso applauso quando è stato proiettato all’Aquila, alla presenza di tanti familiari delle vittime e di tanti cittadini,testimoni diretti di quelle giornate e di un desolante presente. Repubblica delle Banane, sisi… è Repubblica della Banane questa!!
Più o meno così, in situazioni storiche ovviamente ben diverse, si ragionava nella Italia di Mussolini e nella Russia del piccolo padre Stalin, dove chi non lo amava era un nemico del popolo e finiva a spalare neve e non solo in Siberia. Da noi, almeno per ora, si finisce prima fuori dal video e poi triturati da un bel pestaggio mediatico organizzato dai media di proprietà del piccolo padre.

Il ministro Bondi si dovrebbe dimettere non solo per la comica decisione di non andare a Cannes, ma soprattutto perché non è stato e non è capace di rispondere alle richieste dei Teatri Lirici, non può, non sa, non vuole esercitare la funzione di ministro dei beni culturali, del resto è troppo impegnato a svolgere il ruolo di capo del servizio d’ordine dell’amico Silvio che, come è noto, non ha mai amato quel culturame che passa la giornata a denigrare l’immagine della Italia, invece di cantare le lodi della casa regnante.
News tratte da: Blitz Quotidiano




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