
5mila barili al giorno per 3 mesi!! Tra 8 giorni sarà pronto il tappo, dice la BP, ma per gli esperti sistemare il tutto ci vorranno 3 mesi… è come mettere un tappo sopra una bottiglia di champagne in piena pressione, impossibile!! 3 mesi per 5000 barili al giorno di petrolio riversato in mare!!! Solo penso se ciò avvenisse nel mediterraneo e colpisse il mio paese… Prima o poi la terra ci chiederà il conto e noi pagheremo… che lo vogliamo o no, pagheremo…
Prima una petroliera, poi un’altra e poi un’altra ancora incagliata nella barriera corallina, e il fiume Lambro? Devastato da un racket di furti dellla benzina?
E ora la piattaforma petrolifera… Deepwater Horizon. Il petrolio sta devastando il mondo, ci sta soffocando.
Devastare interi ecosistemi equivale a dire soffocare la nostra sopravvivenza…
Viviamo di petrolio, e tra un pò il nostro ottuso Governo Italiano ci vuole rifilare il Nucleare come la soluzione ai mali energetici del nostro paese. (Pronto un mio piccolo Dossier sul Nucleare che pubblicherò prossimamente… )
A non molto lontano la fine del nostro pianeta, dei nostri ecosistemi…
Non c’è soluzione se non un piano energetico che si basi pirincipalmente sulle energe rinnovabili e alternative!!
La marea nera arriva sulle coste Usa. Si prospetta un immenso disastro ecologico. Decisione storica di Obama: stop alle trivelle. E in Italia gli ambientalisti lanciano l’allarme per i nostri pozzi nel Mediterraneo, di cui parleremo più sotto…

Il petrolio sta per distruggere le coste della Louisiana. Il mandante è la BP, British Petroleum, il sicario la piattaforma Deepwater Horizon, l’arma una chiazza nera di 200 chilometri. La BP ha nascosto l’entità della catastrofe con false comunicazioni. 5.000 barili al giorno in mare, fino ad oggi 5,6 milioni di litri. Impressionante!!!! Si può fare il pieno della macchina direttamente dalla spiaggia. La petroliera Exxon Valdes, in Alaska, riversò in mare “solo” 41 milioni di litri. L’ecosistema costiero della Florida rischia di scomparire insieme ai gamberi e a ogni specie animale per una generazione. La BP sosterrà i costi, così ha detto, ma quali costi? Quanto vale la distruzione della Terra? Uno dei più grandi disastri ecologici della Storia? Cento BP, mille BP? Chi deciderà il valore? La Borsa di Wall Street? Tratto da BeppeGrillo.it
Non decide la BP di sostenere i costi, in America lo devi fare per legge… si stima in 6 miliardi di dollari che, molto probabilmente, lieviteranno a 10 o 12, chissà… per l’Alaska erano 4 i miliardi stimati che sono già a 6! Le compagnie petrolifere hanno assicurazione contro i danni ambientali e hanno una cifra da parte che è ben più alta di un eventuale scoperto assicurativo per danno ambientale! Le Compagnie Petrolifere devono fallire!! Sogno un giorno in cui i magnati del petrolio sono sul lastrico!
Ora che il danno è fatto, e che l’emorragia di petrolio continua, ci si accorge che la piattaforma di proprietà della British Petroleum non aveva una valvola di controllo a distanza, la quale avrebbe chiuso il pozzo sott’acqua da dove è uscita la macchia nera. Il meccanismo di salvataggio, attivato da segnali acustici, sarebbe entrato in funzione anche in caso di affondamento o di evacuazione del centro di estrazione, due eventualità che si sono puntualmente verificate.
Si era discusso, diversi anni fa, sull’obbligo di installazione di valvole simili. La lobby del petrolio, però, sosteneva che «i benefici non avrebbero coperto i costi». Così l’agenzia del ministero degli interni che si occupa di trivellazioni, la Minerals Management, ha chiuso un occhio. In Norvegia e Brasile, due paesi che estraggono oro nero in mare, le valvole acustiche sono obbligatorie. In Gran Bretagna, dove ha sede la British Petroleum, no. La settimana scorsa, sotto la piattaforma offshore, l’oro nero è uscito a fiotti violentissimi. Fuori controllo, il petrolio ha percorso le tubature della piattaforma, infiammandosi. L’intera costruzione è collassata.
La valvola installata a Deepwater Horizon non poteva essere comandata a distanza. Sommergibili telecomandati hanno provato ad attivarla, fallendo. Le indagini della Minerals Managment cercheranno di capire perché la valvola, che doveva chiudersi automaticamente, ha fatto cilecca.
Ora il petrolio viene bruciato, per Anil Kulkarni, esperto di processi di combustione dell’università della Pennsylvania, «bruciarlo è la tecnica più rispettosa dell’ambiente a cui si possa pensare». Fantastico!!!
La macchia nera è grande ormai come la Jamaica… impressionante!!
La British Petrolium, adesso, sta spendendo 6 milioni di dollari al giorno per arginare l’emorragia. Costi e benefici. La British Petrolium deve fallire e chi la dirige deve passare la vita a riparare il danno ambientale, dalla mattina alla sera, nero, completamente nero, deve passare la vita a ripulire animali ed intero ecosistema!

Il deputato del Maryland, iscritto al partito di Obama, ha sottolineato che «questo episodio è avvenuto su una piattaforma di trivellazione tra le più avanzate al mondo: chiedo ai miei colleghi di dare un occhio a quello che sta accadendo nel Golfo del Messico». Obama ha affermato che la BP pagherà tutto questo! Si ok, caro Obama… ma qual’è il prezzo di tutto questo?
Ora tutto dipende da dove andrà la macchia nera, che potrebbe dirigersi, più o meno indirettamente, verso la Casa bianca... News: ControLaCrisi.org
Un Ecodisastro senza precedenti. Ci vorranno 50 anni per il recupero di flora e fauna. Secondo la stima di British Petroleum, la perdita è di mille barili di petrolio al giorno e viene da due buchi a cinquemila metri di profondità sull’impianto di risalita che collega la bocca del pozzo alla piattaforma affondata. “Quello che la compagnia sta cercando di fare - ha sintetizzato l’ingegnere meccanico Richard Metcalf - è di mettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne”. La Deepwater Horizon, i cui resti si trovano a 80 km dalla costa della Louisiana, conteneva 2,6 milioni di litri di petrolio ed estraeva 8.000 barili di greggio al giorno (circa 90.000 litri). L’incidente di martedì scorso sarebbe stato causato da un tubo di trivellazione che ha innescato un’esplosione e sviluppato un incendio di vaste proporzioni.

Ed ora veniamo al nostro mare… il Mar Mediterraneo…
TerraNews ha intervistato Silvio Greco, biologo marino e dirigente dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, assessore all’Ambiente nella giunta di Agazio Loiero in Calabria… che dice: “Nel settembre dell’anno scorso, in Calabria, sulla costa della Locride, da un supertank si riversarono alcune centinaia di barili di petrolio in mare. Nell’occasione intervenimmo con 500 persone che furono impegnate nella ripulitura per oltre dieci giorni. Non voglio nemmeno pensare a cosa potrebbe avvenire nel caso in cui si dovesse verificare un incidente come quello della Louisiana.”
Il Mediterraneo è un mare ad alto rischio?
I numeri parlano da soli. Il nostro bacino rappresenta solo lo 0,7% della superficie marina globale ma sopporta il 30% del traffico di idrocarburi. In caso di incidente la distruzione sarebbe totale.
E ora, oltre alla ricerca di petrolio in Adriatico, sono spuntate anche le indagini sottomarine alla ricerca di oro nero anche nel Canale di Sicilia. Intanto, continuano a circolare le petroliere senza il doppio scafo, ritenuto necessario per fornire uno standard di sicurezza sufficiente…
C’era un accordo volontario, stipulato negli ultimi mesi del precedente governo Prodi, quando ministro dell’Ambiente era Willer Bordon, al quale parteciparono anche le compagnie petrolifere. Si trattava di un atto importante, redatto anche sotto la pressione degli organismi internazionali. Di fatto, però, è rimasto disapplicato. E così nel Mediterraneo continuano a circolare petroliere a singolo scafo, molto più pericolose. Riprendere quest’accordo, e ordinarne l’applicazione, sarebbe un fatto molto significativo. Ma questo dovrebbe essere compito della politica. Che però non sembra avere grande interesse…

E intanto Northern Petroleum scandaglia il Canale di Sicilia… Northern Petroleum, azienda inglese con sede a Londra specializzata nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, ha annunciato la fine delle operazioni di esplorazione sismica tridimensionale della parte occidentale del Canale di Sicilia. Tali operazioni, effettuate tramite alcune navi appositamente attrezzate, servono ad identificare le zone con il sottosuolo potenzialmente più ricco di petrolio o gas naturale e, in seguito, metterle in produzione. Le esplorazioni di Northern Petroleum (per un totale di 1520 Km quadrati di fondali scandagliati) sono state eseguite per conto di Shell che è proprietaria di diverse concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi in Sicilia, sia a terra che off shore che a breve diverranno altrettanti pozzi trivellati. Le attività esplorative di Shell-NP hanno suscitato più di una critica. Tra i più preoccupati c’è il sindaco di Favignana e persino il Senatore D’Alì, presidente della Commissione Ambiente al Senato, già noto per le sue posizioni anti-Kyoto e per una controversa proposta di riforma del sistema dei parchi naturali. D’Alì, non molto tempo fa, ha persino presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente Prestigiacomo, degli Esteri Frattini e dello Sviluppo Economico Scajola per sapere cosa (e come) esattamente stesse cercando l’azienda londinese. Gli ha risposto il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, noto per le sue posizioni favorevoli al rigassificatore, a terra e non nel golfo, di Trieste e al ritorno al nucleare. Menia, ovviamente, ha escluso ogni rischio per l’ambiente perché esplorare non vuol dire per forza trivellare.
E’ da precisare, comunque, che la società Northern Petroleum non può procedere alla perforazione di un pozzo, né all’allestimento di un qualunque impianto di estrazione, visto che l’esecuzione di tali operazioni è possibile solo dopo aver ottenuto, da parte dei competenti uffici periferici della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico e da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle altre amministrazioni statali interessate, l’ulteriore verifica di compatibilità ambientale e le ulteriori autorizzazioni specifiche.
Resta da capire, invece, quale multinazionale del petrolio si metterebbe a spendere soldi per scandagliare un fondale che poi non può trivellare. Certo… io esploro per cercare funghi, li vedo, ma non li raccolgo! Fantastico!!! Tanto che non l’ha bevuta nemmeno D’Alì che a Menia ha risposto: “Appare necessario fermare in partenza le attività di esplorazione tanto più quando le si vorrebbe svolgere nelle vicinanze delle aree marine protette; è auspicabile, pertanto, che il Ministero dell’ambiente sia maggiormente prudente nel dare il concerto per l’autorizzazione di tali attività.”
News: EcoBlog.it
Insomma… l’Italia, con il suo Governo, non sta andando nella giusta direzione… vede solo Petrolio e Nucleare, con grossa miopia, come soluzione futura, al pieno energetico del nostro Paese. Non sottovalutiamo poi che l’Italia, in ambiente terrestre e marino, ha un territorio altamente sismico…
I Disastri altrui (Cernobyl, Deepwater Horizon) dovrebbero insegnare a chi ha intelligenza per imparare…





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