E si… “Nulla si può contro la Natura”

Lo diceva Leopardi ne “La Ginestra” scritta durante la peregrinazione sul Vesuvio…
Leopardi inizia la poesia con la descrizione di un paesaggio desolato, quello del Vesuvio, rallegrato solamente dall’”odorata ginestra, contenta dei deserti” e contempla in modo doloroso la potenza di un fenomeno della natura, come l’eruzione di un vulcano, e ne analizza tutti gli effetti di distruzione confermando la precarietà della condizione umana ma anche, come scrive Alberto Asor Rosa, affermando “… con estrema forza il valore morale di un comportamento che non s’illude di trovare a questa infelicità un risarcimento spirituale ma nella resistenza disillusa e pur fiera alle avversità della natura crede di assolvere al compito naturale assegnato alla ragione dell’uomo e su questa matura consapevolezza, senza speranza alcuna ma anche senza vigliaccheria, fonda il rapporto uomo-natura, che è ormai un rapporto antagonistico e agonistico, di lotta reciproca e senza cedimenti. Non solo: la individuazione della natura come nemica fondamentale di tutti gli uomini porta persino a intravvedere la possibilità che quella resistenza sia comune, cioè comporti un’idea di “confederazione” fra gli uomini”.
Impressionante l’eruzione del Eyjafjallajokull… Neppure al Qaeda era riuscita a fermare il traffico aereo nei cieli della Gran Bretagna, ma l’eruzione del vulcano che covava sotto al ghiacciaio Eyjafjallajokull ha tasformato tutta l’Europa del nord in una ‘no-fly zone’.
E allora per qualche giorno, tutti tranquilli a casa… niente voli… rilassatevi, godetevi le città in cui siete fermi perchè: “Nulla si può contro la Natura”.
Eurocontrol, l’Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea, prevede che alla fine della giornata di oggi risulteranno cancellati circa 17mila voli (oltre il 60 per cento dei 28.000 voli che giornalmente solcano i cieli europei). Ieri erano stati annullati quasi 8mila voli.
Ma, pare che l’eruzione dell’Eyjafjallajkull in Islanda non provochi solo danni al traffico aereo ma “potranno esserci anche effetti rilevabili sul sistema climatico”. Gli esperti di clima dell’Enea stanno guardando con la massima attenzione alle conseguenze che l’eruzione del vulcano sotto il ghiacciaio Eyjafjallajkull in Islanda potrebbe provocare al clima. “L’eruzione dell’Eyjafjallajokull del 14 aprile - spiegano gli esperti del clima dell’Enea - ha proiettato in atmosfera ad una quota di 4-5 chilometri una massa calda di polveri e gas”. “Contemporaneamente - proseguono - un nucleo di alta pressione al largo delle coste irlandesi, accoppiato ad una bassa pressione sulle Azzorre, formava una configurazione della circolazione atmosferica nota ai meteorologi con il nome di blocco atlantico”. “Il blocco atlantico - spiegano - ha trasportato rapidamente la nube di polvere verso l’Europa dove la nube ha trovato le condizioni ideali per disperdersi sul continente”. Un evento che provoca alti rischi per la circolazione aerea come registrato in altre eruzioni vulcaniche.
Per gli scienziati “potranno esserci effetti rilevabili anche sul sistema climatico”. “Le polveri e l’anidride carbonica prodotte dalle eruzioni vulcaniche generano effetti contrastanti sulla temperatura. L’aumento di anidride carbonica, inoltre, tenderebbe ad aumentare temporaneamente l’intensità dell’effetto serra”. “Tuttavia - aggiungono - l’effetto di gran lunga più rilevante è quello dovuto alle polveri. Perché a seconda della consistenza e del tipo di eruzione, la nube vulcanica forma uno strato di polveri che può arrivare a rivestire tutta l’atmosfera terrestre”. “Questo strato - continuano i ricercatori dell’Enea - funziona da schermo e da specchio per la radiazione solare provocando un importante riscaldamento della stratosfera, cioé sopra la nube, e un raffreddamento dei bassi strati dell’atmosfera, sotto la nube. Le conseguenze di un’eruzione particolarmente ricca di composti attivi dal punto di vista dell’interazione con la radiazione solare, i solfati, vengono però osservate solitamente durante i due anni successivi all’evento”.
“Non si tratterà comunque - concludono - di un effetto permanente sulle attuali tendenze al riscaldamento globale, ma di un evento circoscritto nel tempo la cui portata è ancora da determinare”.

Il vulcano situato sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokul, nel sud ovest dell’Islanda, è entrato in attività, per la prima volta dal 1821, il 20 marzo scorso, poi mercoledì 14 aprile è avvenuta la seconda eruzione che ha causato lo scioglimento del ghiacciaio e gravi inondazioni in tutta la regione.
News: romagnanoi.it




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