
Domenica 18 aprile.
Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani Guazzugli Bonaiuti, fino a oggi detenuti in una struttura dei servizi di sicurezza afgani, sono stati liberati, non essendo stato possibile formulare alcuna accusa nei loro confronti.
Finalmente, dopo una settimana d’angoscia, potranno contattare le loro famiglie e i loro colleghi. Gli avvocati di Emergency continuano a seguire la situazione dei collaboratori afgani ancora trattenuti dai servizi di sicurezza, dei quali non abbiamo notizie né in merito alle loro condizioni di salute, né alla loro condizione giuridica, né al luogo presso il quale sono tuttora trattenuti.
Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dall’Aira sono stati rilasciati in quanto “non colpevoli”.
“Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afghane e la coalizione internazionale”. Questo il commento del ministro degli Esteri Franco Frattini. Secondo Frattini “l’Isaf non aveva avuto né una richiesta preventiva né una informativa preventiva” sull’operazione delle autorita’ afghane il 10 aprile nell’ospedale di Emergency a Laskar-Gah.
“Qualcuno ha cercato di screditare Emergency e il tentativo è fallito”: questo il giudizio di Gino Strada, fondatore di Emergency, poco dopo la liberazione dei tre sanitari. “Non è chiaro perché sono stati arrestati – ha detto Strada -, perché l’ospedale è stato aggredito. Non è chiaro perché e non è chiaro chi l’ha orchestrato. Bisogna capire bene chi c’è dietro questa macchinazione”. “O qualcuno dello staff afghano è stato corrotto o forzato o da altri afghani, o da altri in uniforme di cui non so neanche la nazionalità. Una risposta non l’abbiamo”. Secondo Strada, è certo però che “qualcuno non vuole Emergency”.
Termino con una curiosità… Pensate che nel 2008, due giovani registi realizzano un documentario sull’attività dell’associazione presieduta da Gino Strada tra il Sudan e l’Afghanistan. Sono stati premiati ovunque, ma nel nostro Paese il film è pressoché sconosciuto. “Domani torno a casa”, documentario di Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santoni sul lavoro dell’associazione indipendente tra Khartoum e Kabul. L’idea è stata quella di evitare un documentario prettamente sull’organizzazione, anche se logicamente ne parla in toto, ma di seguire due pazienti tipo tra gli oltre 4 milioni di persone curate negli anni da Emergency. In Sudan abbiamo incontrato un giovane di 15 anni operato al cuore in un campo profughi a 300 chilometri da Khartoum, dove da 15 anni vivono circa centomila persone. Lui era scappato ad un anno, con la famiglia, da una delle tante guerre in Sudan, aveva accusato una malformazione cardiaca e grazie ad Emergency è riuscito a sopravvivere. Invece in Afghanistan siamo stati dietro ad un gruppo di 7-8 ragazzini, tutti feriti da mine antiuomo, e in particolare ad un bimbo di 6 anni che ha perso completamente una mano e alcune falangi dell’altra».
Il documentario sta girando grazie ai volontari di Emergency, che nelle varie città organizzano proiezioni private, e la Televisione di Stato, invece, sembra proprio che non voglia sentirne parlare. «In Italia, l’unico iter che auspicavamo era quello dei passaggi televisivi sulla Rai che lo aveva pre-acquistato, ma ad oggi nessuna rete si è resa disponibile per la messa in onda. Eppure anni fa Fabrizio Lazzaretti girò due film, Effetti collaterali e Jung [Giang] nella terra dei mujaheddin che furono programmati dal terzo canale senza problemi. Forse lo trasmetterà Doc 3 a tarda sera, in una riduzione a 50 minuti».
All’estero invece il documentario lo hanno infatti acquistato la BBC, le televisioni australiana e canadese e sta girando molti festival, tra i quali Londra, Amsterdam, Varsavia, Tokyo e tutto il circuito Human Rights Watch.
Grazie a quello di New York, dove è stato premiato come miglior lavoro, è poi arrivato in una trentina di università. «Al di là del suo interesse artistico, dato che parla di una realtà così tragica e vera, di guerra e infanzia violata, l’importante – conclude Santolini - è che venga visto».
Info e News: Rassegna.it , Emergency e Terra




Non ci sono commenti
Non ci sono Commenti, sei il Primo!
You must log in to post a comment.