
Circa un anno dopo il terremoto che ha causato 299 morti a L’Aquila, alcuni abitanti esasperati hanno fatto scattare una “rivolta delle carriole” per protestare contro le tonnellate di macerie che ingombrano ancora il centro storico della città italiana. Erano un centinaio quella mattina, venuti con le loro carriole, per affrontare i mucchi di macerie che ingombrano la piccola piazza dei Nove Martiri a L’Aquila. Secondo la Protezione civile, rimarrebbero ancora tra 1,5 e 3 milioni di metri cubi da sgomberare. Cioè tutti, in quanto nella città nulla è stato fatto!!
“Dobbiamo riappropriarci della nostra città perché il Governo e la Protezione civile non hanno ancora pulito il centro”, spiega Luigi, un giovane col viso coperto da occhiali.
Di conseguenza, da quando il sisma ha colpito, il 6 aprile, questa città dell’Italia centrale, il centro storico è ancora privo di abitanti, di negozi o di attività economiche.
“Il nostro obbiettivo è dimostrare che gli abitanti non si aspettano che qualcun altro faccia tutto il lavoro per loro”, aggiunge.
Opinione condivisa da Giusi Pitari, professoressa all’Università che figura tra i leader del movimento: “Gli abitanti devono partecipare al processo di ricostruzione, non solo delle case, ma anche alla ricostruzione sociale ed economica”, afferma, mentre dà un tiro alla sigaretta.
“Il Governo cerca anche di recuperare il nostro movimento e non è un caso che abbia inviato l’esercito per rimuovere le macerie dieci giorni prima delle elezioni” regionali del 28 e 29 marzo, osserva con una punta di amarezza nella voce.
Una polvere dall’odore acre sorvola questo cantiere di fortuna, dove gli operai hanno dai 7 ai 77 anni, armati chi di un secchio, chi di una paletta, utensili che appaiono a volte irrisori di fronte all’entità del compito.
Alcuni di questi “operai” portano al collo dei cartelli con scritte come “Ridateci L’Aquila!”, “Riaprite L’Aquila senza se e senza ma” o ancora “L’Aquila è nostra!”. La giornata finisce, i partecipanti della “rivolta delle carriole” lasciano il centro-città, che ripiomba in un silenzio assordante, e ritornano nei loro rifugi provvisori: casa di amici, hotel o abitazioni temporanee.
[Articolo originale "Italie: à L'Aquila, la "révolte des brouettes" s'attaque aux tonnes de gravats" di Sonia Grezzi]
E oggi Le Carriole ritornano nella loro città…

Una ricostruzione lontana: L’Aquila
E allora parliamone…parliamone un pò insieme di questa NON-RIcostruzione! Non hanno ricostruito, per ora hanno solo costruito! Non fatevi ingannare dalle parole che usano…
La ricostruzione non è stata una ricostruzione sociale, ma una ricostruzione urbana, gli Aquilani socializzano nel Centro Commerciale L’Aquilone, ma dormono nel Progetto Case, nelle New Town, interi quartieri dormitorio. Il sociale svanisce, scompare, l’individualismo cresce, aumenta… “è un ambiente diverso, non è nostro” dice un ragazzo. Non ci si può lamentare di quello che è stato fatto, ma mancano i servizi sociali, il bar, i negozi, la chiesa, il parco, i giardini… mancano i centri di aggregazione sociale. Gli alloggi sono costati 2500 euro al metro quadro, come abitare in centro di una città… e poi le chiamano case temporanee… temporanee a 2500 euro al metro quadro???? La ricostruzione non è neppure cominciata… ad un anno dal terremoto. Il centro è ancora luogo di lutto e di macerie… di deserto. E di spettrale all’Aquila non c’è solo il centro, ma anche la periferia… sono tutti vuoti… non c’è nessuno, è un abbandono completo…. ogni tanto c’è qualche furto…. interi quartieri evacuati. L’economia a l’Aquila è ferma, completamente bloccata, l’aiuto alle imprese non esiste.
Gli orologi in centro sono ancora fermi alle 3:32 di un anno fa… questo è quello che è stato fatto! La ricostruzione non solo non è cominciata, ma nemmeno pensata. Però sono stati creati interi quartieri dormitorio per un decimo delle persone che hanno bisogno della casa… con un grande spot televisivo e giornalisti che ripetono sempre: “Qualcosa è stato fatto.” E così per gli italiani questo è il governo del fare.
I genitori portano i figli al centro commerciale la mattina e li vanno a riprendere la sera… questa è l’Aquila oggi, ma qualcosa è stato fatto, ne siamo convinti, e l’importante è non pubblicizzarlo facendolo pasare per un grande spot a proprio favore. L’economia è a zero… la ricostruzione è a zero… Ma cosa volete che sia…. come dice Emilio Fido: sono solo “frattaglie polemiche di cui vergognarsi”.
C’è chi rideva quella notte… c’è chi rideva caro Fido, noi… non ridevamo!!
Da il Fatto Quotidiano del 7 aprile:
Fischiato il suo messaggio, il premier resta a casa
Il giornale delle cliniche private di Roma e provincia (Libero, per chi non lo sapesse) dedica al Fatto un garbato titolo Sciacalli sull’Aquila accusandoci di “demolire la ricostruzione con bugie e dati falsi”. Replicare a chi si becca circa sette milioni e ottocentomila euro l’anno (dati 2007) di soldi pubblici, cioè nostri e vostri, e poi ci fa la morale perché beneficiamo, come tutti, di una riduzione sulle tariffe postali, è sempre divertente. Diventa spassoso quando l’organo che fu già del partito monarchico che gli veicolava i cospicui fondi statali (cosa non si fa pe’ campà) scrive l’articolo sbagliato nel giorno sbagliato. Se i giornalisti della Real Casa avessero pazientato un giorno (forse) avrebbero potuto prendere nota di alcuni particolari che, diciamo così, stridono con lo struggente titolone dedicato all’”orgoglio” del premier, e cioè: “Vogliono infangare un grande lavoro” (viva il Re).
Le cronache della notte della memoria a L’Aquila parlano infatti di cartelli con su scritto “via gli sciacalli” (ma non si riferivano al Fatto). E della grandinata di fischi che hanno accolto la lettura del messaggio del premier e la lettera del presidente del Senato Schifani, i bravi cronisti di Libero avrebbero sicuramente preso nota. Purtroppo non sapremo mai da quale calorosa accoglienza sarebbe stato accolto l’uomo del “miracolo” in carne e ossa poiché il presidente del Consiglio non si è proprio visto. Sarà stato certamente per la naturale ritrosia del personaggio davanti alle manifestazioni di giubilo in suo onore. O forse perché qualcuno lo ha saggiamente avvertito di starsene lontano perché non era proprio aria per le passerelle trionfali.
La rabbia degli aquilani e delle popolazioni abruzzesi colpite dal sisma di un anno fa ha motivazioni diverse da quelle che i solerti papaveri della Protezione civile hanno messo in giro. Ovvero: gente incontentabile e che non apprezza, appunto, i miracoli del governo. No, è gente stanca di farsi prendere in giro e che non ne può più di essere usata come fondale di cartone per gli spot dell’informazione unica padronale. Lo sanno anch’essi che i miracoli sono impossibili. Che per la ricostruzione ci vorranno anni. Ma avrebbero apprezzato un minimo di onestà e rispetto. Ma questo su Libero (viva il Re) non lo leggeremo mai.
E, ovviamente, solo su Il Fatto Quotidiano di oggi… perchè queste non sono la prima notizia dei nostri TG, non ne fanno un “Porta a Porta”, come dovrebbe essere… ma lo leggete solo su Il Fatto Quotidiano, il giornale eversivo, comunista, da eliminare….

Illuminazioni sperimentali a LED e “implementazioni tecnologiche” per l’Aquila!!
Cinquanta milioni di euro per poco o nulla. Una bella cifra, soprattutto in momenti di crisi come questo. Dopo che Il Fatto Quotidiano ha scritto e ribadito che il terremoto del 6 aprile di un anno fa non ha danneggiato le strade dell’Aquila, perfino l’Anas ha dovuto ammettere che le cose stanno così. Nonostante che per le arterie della zona abbia stanziato la strabiliante cifra di 200 milioni di euro, l’azienda pubblica in un comunicato ufficiale ha riconosciuto che “i danneggiamenti alla rete viaria provocati dal sisma sono sostanzialmente marginali”. Ora si scopre che per quei “danneggiamenti sostanzialmente marginali” l’ente stradale sta spendendo circa 50 milioni di euro, 47 milioni e 800 mila per l’esattezza, un quarto del totale, suddivisi in 49 tipi di lavori diversi, con una media di 1 milione ad intervento. La cifra campeggia in un ufficialissimo documento preparato dall’Anas contenente gli impegni economici in dettaglio per il dopo terremoto, voce per voce.
QUANTI DANNI Per il principio di non contraddizione, siccome A non può essere B, se i danni non ci sono o sono marginali, perché stanziare 50 milioni per ripararli? A questo punto la faccenda delle strade dell’Aquila lastricate d’oro diventa, se possibile, ancora più strampalata. Il Fatto Quotidiano aveva già documentato che oltre 110 milioni erano stati impegnati per tre grandi progetti stradali che con il terremoto non c’e n t ra -
no niente, in programma da anni, in precedenza ritenuti non meritevoli di finanziamenti e d’improvviso tirati fuori dai cassetti. Mancavano all’appello un’ottantina di milioni. Ora si scopre che 50 verranno spesi per interventi urgenti e per la riparazione di danni che per esplicita ammissione della stessa Anas non esistono. A questi vanno aggiunti altri 16 milioni circa destinati alla manutenzione straordinaria, sfarinati in 14
lotti diversi, per interventi in alcuni casi davvero sorprendenti, come la “sperimentazione dell’illuminazione a Led nella galleria San Gioviale” (circa 1 milione di spesa) o “l’implementazione tecnologica della galleria Monteluco” (quasi 3 milioni). Più altri 16 milioni per costruire le vie di accesso alle nuove case in costruzione, questi sì davvero giustificati e non procrastinabili. Cinquanta milioni è una cifra imponente per quanto riguarda le strade, più di un quarto di quanto di regola stanziato annualmente per la manutenzione di tutta la rete Anas, 25 mila chilometri in totale, dalle grandi arterie tipo Aurelia o Appia al Grande raccordo anulare di Roma, dagli svincoli autostradali fino ai circa mille chilometri di autostrade in gestione diretta. In sostanza, per avviare lavori assolutamente non urgenti e per riparare danni inesistenti all’Aquila, l’Anas sta trascurando importantissimi tratti nazionali, lasciati in condizioni approssi-mative e disastrose (l’Aurelia è il caso più clamoroso), a causa di una manutenzione insufficiente o completamente azzerata. Vista da questa angolazione l’incredibile prodigalità pubblica a favore delle strade aquilane si sta trasformando in un doppio danno. Prima di tutto per i contribuenti e poi per gli automobilisti. Per i contribuenti il danno consiste nel fatto che tutti quei soldi provengono dal bilancio statale e piovono sull’Aquila attraverso l’Anas, cioè sono quattrini sborsati dai cittadini onesti con le tasse. Il secondo danno riguarda gli automobilisti, costretti a percorrere strade malmesse e sempre più insicure in ogni parte d’Italia perché là in alto qualcuno ha deciso non solo che bisognava dare la precedenza assoluta all’Aquila nonostante non ce ne fosse bisogno, ma che su quelle vie andassero concentrati tutti gli stanziamenti disponibili a dispetto di ogni logica di buona a m m i n i s t ra z i o n e .
IL MANDATO. In una prima nota ufficiale indirizzata al Fatto Quotidiano, l’Anas aveva sostanzialmente attribuito al ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, la responsabilità della scelta ad esclusivo beneficio delle strade dell’Aquila. In un secondo comunicato l’azienda delle strade si è corretta sostenendo che i 200 milioni per le vie aquilane sono stati stanziati in base a un decreto convertito in legge il 24 giugno di un anno fa, norma che avrebbe “imposto” all’Anas di redigere un piano speciale per il terremoto 2009. Al punto 3, quel testo in effetti dà all’Anas la possibilità di investire fino a 200 milioni di euro per l’Aquila, facoltà che i dirigenti dell’azienda delle strade hanno interpretato nel modo più ampio, investendo il massimo, anche a scapito di tutto il resto della rete. Così come risulta da un appunto inviato al Fatto Quotidiano dal dicastero delle Infrastrutture, il ministro Matteoli ha preso visione solo dei 3 maggiori interventi stradali, per una somma di circa 110 milioni di euro in totale. Le altre decine di milioni sono state stanziate, invece, sulla base di valutazioni autonome dell’Anas “il cui dettaglio non è obbligo del ministro conoscere ”.
I TEMPI. Sostenendo di aver interpretato lo “spirito della legge ”, l’azienda delle strade comunica di aver voluto “attivare investimenti infrastrutturali per contribuire alla ricostruzione economica e ad un nuovo sviluppo della regione”. In pratica l’Anas, che dovrebbe occuparsi di strade e viabilità, in questa circostanza
si è trasformata in una specie di agenzia per lo sviluppo economico attribuendosi compiti che non la riguardano e sostituendosi ad altre istituzioni, in primo luogo al ministero dell’Economia guidato da Giulio Tremonti. Con risultati oltretutto modesti. Prima di tutto perché l’allargamento di una strada, l’installazione di un guard rail o l’illuminazione sperimentale di qualche via di per sé né favorisce né deprime lo sviluppo di una zona. In secondo luogo bene che vada soprattutto gli appalti di dimensioni più cospicue si trasformeranno in lavori non prima di due o tre anni e quindi non possono costituire un volano della ripresa in tempi ragionevolmente brevi. In terzo luogo i lavori vengono affidati tramite gare e non è affatto detto che tocchino alle imprese della zona, cioè non è scontato che diano lavoro e generino ricchezza in loco.
A distanza di un anno, inoltre, uno degli aspetti più critici del dopo terremoto riguarda proprio
la ripresa economica, come ha ricordato il sindaco Massimo Cialente: “Sulla questione del rilancio economico e produttivo il fallimento è totale”. Il prefetto Franco Gabrielli, invece, ha espresso timori proprio sul fiume di finanziamenti diretti verso L’Aquila: “Più che le infiltrazioni criminali vere e proprie, mi preoccupano i comitati d’affari”.
11 APRILE 2010, Il Fatto Quotidiano
Mi sono dilungato, ma l’argomento non è affatto breve… ne riparleremo perchè ora c’è Internet, ora c’è la Rete e questi QUI devono stare attenti… spero almeno che ora ne sappiata qualcosina di più… solo qualcosina…
George Orwell diceva: La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire.




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