
Rogge ha detto: «Un successo nel ricordo di Kumaritashvili».
Il nostro Razzo Razzoli portabandiera nella cerimonia conclusiva…
Vancouver saluta il mondo dalla cerimonia conclusiva al Bc Place come da tradizione. Le Olimpiadi d’inverno, edizione numero XXI, finiscono qua, tra canti, balli e sfilate.

Sedici giorni di gare, 2621 atleti, 82 i Paesi rappresentati: i numeri dicono che è stata un’edizione da record. John Furlong, il presidente del Comitato organizzatore, ha voluto descrivere questi Giochi in due parole: Canada e Kumaritashvili. Il primo ricordo non può che essere per lui, il giovane atleta georgiano morto di sport su una pista maledetta mentre rincorreva un sogno a cinque cerchi. Le feste chiassose e ininterrotte tra Granville e Yaletown, la musica a palla, i cori “Go Canada Go” scanditi da mattina a sera, l’alcol a fiumi, la sicurezza garantita senza troppe paranoie, le file interminabili per una foto davanti al braciere olimpico, la ressa nei negozi per acquistare una maglietta con la foglia d’acero, le gustose ma pesanti “Cinnamon buns” e il cappuccino bollente nei bicchieri di cartone, anche questo però sono state le Olimpiadi Invernali! Alla fine, in ogni caso, Vancouver ha saputo farsi apprezzare.
Marit Bjoergen, la norvegese del fondo capace di salire sul podio in tutte le gare. È lei la vera Cannibale dei Giochi: oro nella sprint, nella 15 km pursuit e nella staffetta 4×5 km, argento nella 30 km (battuta dalla nemica Kowalczyk) e bronzo nella 10 km. Al secondo posto c’è la cinese Wang Meng: tre ori nello short track. La regina dello sci alpino è Maria Riesch, tedesca, oro in supercombinata e oro in slalom, ha fatto meglio dell’amica Lindsey Vonn. L’americana si è dovuta accontentare di un oro in discesa e di un bronzo in Super G. Tra gli uomini, il norvegese Aksel Lund Svindal porta a casa tre medaglie (oro in Super G, argento in discesa, bronzo in gigante) proprio come lo statunitense Bode Miller (oro in supercombinata, argento in Super G e bronzo in discesa). Nel fondo, Petter Northug conquista quattro medaglie (oro nella sprint a squadre, argento nella 4×10 km a squadre, bronzo nella sprint individuale e oro nella 50 km conclusiva). L’angelo svizzero Simon Ammann, arraffa due ori volando dal trampolino. E nel pattinaggio di figura, l’incantevole sudcoreana Yu-Na Kim chiude con un record stratosferico. La vittoria più contestata: quello dell’americano Evan Lysacek, riuscito comunque nell’impresa di spodestare lo Zar Evgeni Plushenko.
Giulia Mancuso e Lindsey Vonn nella foto…

E poi ecco gli italiani.
Armin… il missile…

Cinque medaglie da ricordare non sono un bottino esaltante, anzi, direi, quasi deludente. L’argento di Piller Cottrer nella 15 km, i bronzi di Armin Zoeggeler nello slittino, Arianna Fontana nello short track e Alessandro Pittin nella combinata nordica. Poi, per fortuna, arriva il guizzo e il trionfale oro in slalom di Giuliano Razzoli, arrivato quando in pochi ci speravano ancora. Il campione emiliano è stato scelto come portabandiera azzurro per la sfilata conclusiva degli atleti. Il “Razzo” degli Appennini è arrivato giusto in tempo per farci salutare Vancouver con un sorriso.
E lei? Carolina… la prima donna… purtroppo una grande delusione… ma è ancora giovane, ancora tanta strada davanti… ancora tante olimpiadi…

Il Canada è stato in fondo il vero vincitore di queste olimpiadi… preparate a dovere… primo anche nelle medaglie d’oro…

E siamo sempre qui, a sperare nei fenomeni singoli italiani… a quando una grande olimpiade, a quando una grande squadra olimpica italiana caro Petrucci? Dobbiamo sempre sperare nei fenomeni singoli e vedere le olimpiadi in chiaro per solo 2 ore al giorno? In Italia paghi 200 euro di canone all’anno e più Sky per poterti vedere tutte le olimpiadi, unico paese al mondo che permette la visione così di una grande manifestazione, che avviene ogni 4 anni…
Arrivederci a Sochi 2014…





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