
Girovagando in rete, ho letto un articolo su Blitzquotidiano piuttosto inquetante… riflettevo su cosa e come potesse aver portato in questo stato il nostro paese… la cultura del denaro, del materialismo, del più figo e del più furbo… la cultura del “si fanno i soldi facili se divento famoso, vado in TV e entro nel GF”. La Laurea non è più un privilegio, ma “un carta straccia da sfigati…”, questo sta diventando il nostro paese… e se non hai chi ti mantiene ormai è pure difficile studiare! Non leggiamo più, fatichiamo ad informarci, siamo amebe, automi davanti alle TV!!
Università: quarantamila iscrizioni in meno in cinque anni. Si assume al 54 per cento per “conoscenze” e al 25 per cento per cooptazione e solo un 30 per cento della popolazione legge, capisce quel che legge, sa far di conto e parla correttamente sapendo di che parla.
Quarantamila iscritti in meno è la differenza tra tra il 2005 e il 2009. Nel 2005 si iscriveva ad un corso di laurea il 56 per cento dei ragazzi di 19 anni, il 73 per cento di quelli che avevano un diploma. Nel 2009 il 53 per cento è diventato 47 e il 73 per cento è diventato 60. Insomma all’Università in Italia si va sempre meno, in contro tendenza con il resto del mondo e ci vanno sempre meno i figli dei più poveri.
All’Università si va sempre meno per almeno un dannato e ottimo motivo: il “valore” sociale ed economico del “pezzo di carta” è in rapida e ripida discesa. La laurea non garantisce un posto di lavoro e neanche garantisce maggior retribuzioni sul posto di lavoro. L’Università costa, non moltissimo in verità rispetto ad altri paesi. Ma è un costo e “investimento” delle risorse delle famiglie che non rende. Le famiglie se ne sono accorte e stanno rinunciando. In Italia poi, il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. Il Saldo Finale è che il paese ha una percentuale di laureati sulla popolazione più bassa dei paesi omologhi in Europa nonostante abbia reso più facile il conseguimento della laurea con il meccanismo del tre più due.
Il nostro è un paese in cui il 54 per cento delle assunzioni avviene per via di “conoscenza ambientale”, insomma parenti, amici e conoscenti in un intreccio e rete dove la laurea è, nel migliore dei casi, optional e accessorio gradito ma non decisivo. Oltre a quel 54 per cento c’è infatti un altro 25 per cento di assunzioni che avviene per via di cooptazione aziendale, insomma i figli dei bancari a fare i bancari e così via… Alla via della laurea e del curriculum resta solo il residuo striminzito 20 per cento delle assunzioni. Un mercato del lavoro di natura e vocazione più tribale che industriale.

E per finire leggiamo insieme gli ultimi dati che voglio portarvi a conoscere… Studi e verifiche recenti attestano concordi e indiscutibili che solo un 30 per cento degli italiani nella sua vita quotidiana legge. Gli altri non leggono e progressivamente perdono la capacità di comprendere quel che occasionalmente leggono. Solo il 30 per cento degli italiani fa correttamente di conto, con le cifre dell’aritmetica e con i concetti della logica. Il restante 70 per cento non è in grado di “sommare” due concetti in una sola frase. Infatti solo il 30 per cento degli italiani correttamente parla, dove correttamente non vuol dire in rispetto della grammatica e della sintassi, lì la percentuale scende vertiginosamente. Correttamente vuol dire pronunciare frasi dotate di senso compiuto. Il restante 70 per cento ammucchia parole con la stessa tecnica con cui Totò e Peppino De Filippo spargevano punti e punti e virgola e due punti nella lettera dei fratelli Capone alla “Malafemmina”.
La situazione è drammatica direi… ma basta guardarsi intorno per capire, purtroppo, che è davvero così!




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