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Gennaio 25, 2010

Avatar - James Cameron

Avatar… un’esperienza 3D senza eguali…

Ieri sera sono andato a vedere Avatar… non potevo non farlo… l’attesa per questo film era ed è ancora enorme…

Avatar continua la sua corsa record al box office totalizzando in patria 500 milioni di dollari in 32 giorni, rompendo il precedente record realizzato da Batman, Il Cavaliere Oscuro, ponendosi al 3° posto nella classifica americana di tutti i tempi e al 2° a livello mondiale.

Al di là di qualsiasi discorso tecnico sulla qualità del design, della regia, della sceneggiatura e degli effetti visivi, nonché delle nuove tecnologie impiegate, si esce dalla proiezione di Avatar con la sensazione netta di avere appena concluso un’esperienza corporea e sensoriale mai provata prima d’ora, sperimentando un brusco ritorno alla realtà del quotidiano non appena si riaccendono le luci della sala. Questo è quello che si prova, questo è quello che ho provato… ti vien voglia di gridare, di urlare, di applaudire, e ieri sera molta gente lo ha fatto in sala… poche volte succede al cinema nei nostri giorni, perchè forse, poche volte un film colpisce e ti immerge come lo fa Avatar!

Avatar è un film in cui la meticolosa programmazione di ogni singola azione, dai movimenti di macchina all’animazione in computer-grafica, contribuisce a rendere la sua visione qualcosa di realmente mai fruito in nessuna altra pellicola della storia.

In Avatar la computer-grafica 3D la fa da padrona… realizzato in Maya di Autodesk e Photoshop di Adobe, il compositing in Shake di Apple e Nuke di The Foundry, oltre all’impiego di numerosissime soluzioni proprietarie per la simulazione dei capelli, della vegetazione, dei fluidi e della dinamica dei corpi rigidi e soffici, Avatar è addirittura rilasciato in stereoscopia.

Il 3D stereoscopico è basato sul principio di catturare due distinte immagini tramite due telecamere o cineprese accoppiate, dette camere stereoscopiche, i cui obiettivi sono posizionati l’uno accanto all’altro alla distanza interpupillare media dell’essere umano. Le immagini vengono poi proiettate facendo in modo che le riprese girate con la camera sinistra siano viste solo dall’occhio sinistro, mentre quelle filmate con la camera di destra restino visibili dall’occhio destro. In fase di proiezione stereoscopica si utilizzano ovviamente due proiettori, il primo per il filmato riservato all’occhio sinistro, il secondo quello per l’occhio destro.

Gli occhiali polarizzati indossati dagli spettatori sono costruiti con il preciso scopo che la lente relativa all’occhio sinistro lasci passare solo la luce polarizzata nel senso orizzontale; la lente relativa all’occhio destro, invece, farà passare solo la luce polarizzata nel senso verticale: la sommatoria della proiezione stereoscopica comporta una percezione di profondità derivante dalle differenti visioni tra l’occhio sinistro e l’occhio destro. Quando le due immagini coincidono sullo schermo, si ha la sensazione che l’oggetto sia posizionato sullo schermo, mentre con le due immagini “spostate” l’una rispetto all’altra, gli occhi tendono a convergere per fonderle in un’unica visione, meglio conosciuta come fusione stereoscopica. Non sforzatevi a mettere a fuoco ciò che a fuoco non è… vi farà solo male agli occhi! ;-)

Questa tecnica è stata impiegata anche per Coraline o L’Era Glaciale 3D, ma cosa fa di Avatar una rivoluzione?

Cameron per Avatar ha sviluppato una camera digitale totalmente nuova, la RCS, Reality Camera System, un sistema di ripresa appositamente progettato che consiste in due cineprese digitali ad alta definizione affiancate che riprendono contemporaneamente la stessa immagine ma con due prospettive leggermente diverse, così da simulare la visione da parte dei due occhi della vista umana e quindi coglierne anche le informazioni di profondità. Ciò ha permesso sia al regista che al direttore della fotografia di coreografare l’azione e la composizione di tutte le inquadrature del film bilanciando con la massima accuratezza oggetti e personaggi di quinta, in campo medio e lungo, con il risultato di avere ottenuto del girato con quell’assoluto ed avvolgente effetto di tridimensionalità che caratterizza tutto il film. Ambienti, creature, veicoli, sfondi, esplosioni, traccianti ed animazioni sono invece nate sfruttando i tool disponibili anche commercialmente o soluzioni proprietarie interne a ciascuno degli studi che hanno lavorato ad Avatar, quali Weta Digital, Industrial Light & Magic, Framestore, Hybride, Buf, Look! Effects ed altre ancora. Cameron però, dal canto suo, ha capito quando sarebbe stato il momento giusto per fare la stessa cosa, innescandovi un cambiamento veramente epocale del visibile, del “percepibile”.

Le principali riprese di Avatar, quelle delle scene ambientate su Pandora, si sono svolte in un grande magazzino svuotato e riempito di pareti verdi e sensori. Tutto è sistemato in modo che le camere puntate sugli attori (che indossano tute anch’esse piene di sensori) possano mostrare in tempo reale al regista una versione in bassa qualità dei personaggi digitali che si muovono come gli attori nell’ambiente virtuale. Così Cameron dirige le scene vedendo subito il risultato. Quello che accade mentre la scena viene girata è che tutti i movimenti degli attori sono registrati. I led che hanno sul corpo emanano una luce infrarossa che viene registrata da apposite camere disposte in tutto il magazzino. I dati di queste telecamere aggregati restituiranno con precisione il movimento tridimensionale. La medesima cosa avviene anche a pochi centimetri dal volto di ogni attore. La speciale tuta indossata infatti prevede anche un minicamera HD che si regge sulla testa degli attori con una struttura simile a quella dei microfoni integrati nelle cuffie, solo che la microcamera è un po’ più distante dal volto e riesce a riprendere e registrare bene tutti i movimenti dei muscoli facciali. Questa è un’idea di Cameron, qualcosa che non si era mai fatto e che coglie con inedita precisione le espressioni. Finito di girare una scena poi il regista, senza gli attori intorno, gira i movimenti di camera. Ha in mano una videocamera di cui è operatore, essa ha i dati tridimensionali della scena e la mostra nel visore. Il regista muovendosi con la camera in braccio si sposta nella scena e la vede nel visore digitale come se stesse guardando dall’obiettivo. In questo modo il suo tocco, il suo stile e il suo modo di guardare ai personaggi rimane intatto e si crea anche continuità con le immagini con attori in carne ed ossa girate normalmente, poichè anche in quel caso è Cameron l’operatore.

Finito tutto le immagini, i movimenti, le decisioni e le impressioni di Cameron vanno alla WETA che ha solo il compito di rendere tutto credibile, cioè rendere le immagini in CG complesse, raffinare i dettagli e, in sostanza, andare a fondo con la risoluzione, le illuminazioni e via dicendo.

Nei 13 anni che lo hanno separato da Titanic Cameron ha fatto molte cose, quasi tutte finalizzate ad Avatar. Anche quando andava sott’acqua a filmare i relitti delle navi in tre dimensioni in realtà pensava ad Avatar. Quegli esperimenti infatti erano parte del processo creativo di un nuovo tipo di videocamera (ufficialmente brevettata da lui e quindi ora diventata un prodotto in vendita) che ha le inedite caratteristiche di maneggevolezza, leggerezza, dimensione ridotta e soprattutto doppia lente per girare in 3D che nessuna videocamera ha. James Cameron in sostanza si è costruito da solo (con l’aiuto di Sony) questa videocamera.

Cameron è un forte sostenitore del 3D come tecnologia per il futuro del cinema… Avatar è costato 237 milioni di dollari, Avatar ne ha finora incassati oltre un miliardo e ottocentotrenta milioni, diventando il secondo film più redditizio della storia del cinema, secondo solo a Titanic dello stesso Cameron. Nel 2006 Cameron ha dichiarato che, se Avatar avesse avuto successo, sarebbero stati probabilmente realizzati due sequel del film. In risposta al successo internazionale ottenuto, Cameron ha confermato la concreta possibilità di girare i due seguiti.

Cameron ha affermato che l’arco della storia sviluppato per Avatar è abbastanza ampio da coprire i film futuri, possibilità che ha considerato sin dall’inizio, arrivando ad includere nel film alcune scene che lo collegano ad una continuazione.  Il primo sequel avrebbe inizio dopo gli eventi del primo film, e continuerebbe a seguire i personaggi di Jake e Neytiri. Sam Worthington ha firmato per il ritorno nel ruolo di Jake Sully nei sequel futuri. Fonte: Wikipedia


L’uomo che ha spinto la sfida della tecnologia nel cuore dell’oceano, e ha vinto 11 Oscar e un miliardo e 800 milioni di dollari di incasso nel mondo, dopo il Titanic ha tirato il fiato: era il re del mondo, il “king of the hill”, il Signore di Hollywood e, soprattutto, degli effetti speciali. Dopo aver messo Kate Winslet e Leonardo Di Caprio nel bel mezzo del naufragio più famoso della storia, Cameron ha continuato a viaggiare sott’acqua ma nella sua testa c’era spazio per pensare a un altro film che, soprattutto, ripensasse il cinema. Lui, l’uomo che lavorava come camionista e abbandonò tutto dopo aver visto Guerre stellari, capì che il suo futuro era nel cinema e, in un certo senso, nel futuro stesso.

Avatar è così grande nell’elargire immagini magiche e scene d’azione mirabolanti, ma contemporaneamente così naif nel trattare temi “politici” come l’imperialismo americano o l’inquinamento atmosferico, ed è un kolossal che sprizza Hollywood da tutti i pori nella confezione, perché ha dentro una visione anarchicamente infantile della vita e dell’amore

Secondo il mio modesto parere, il film deve essere visto come un ottovolante su cui salire senza cercare grandi significati e allora sì… ci si diverte davvero: altrimenti il rischio noia incombe, così come l’imbarazzo davanti a certe ingenuità narrative.  Non manca il contrasto tra militari e scienziati, artificio e Natura, fragilità tecnologica e forza umana. Le donne azzurre di Pandora… avete fatto caso che portano tutte il reggiseno? E il personaggio di un Marine degli Stati Uniti invalido che ha un Avatar di 3mt che corre come una gazzella? E un caso anche questo? Se dal punto di vista narrativo Avatar è una fiaba d’azione di ottimo livello, dal punto di vista tecnico è un film epocale. Secondo me, Avatar è un film o un’opera che da la svolta a quel cinema che un pò tutti forse cercavamo, e lo dico senza mezzi termini…. Criticarlo perché la trama ricicla temi e snodi narrativi già noti sarebbe come accusare Dante Alighieri di aver scritto l’ennesimo viaggio agli inferi. Avatar incrementa il linguaggio cinematografico non solo per le innovazioni tecniche ma per come le mette al servizio delle emozioni. La cosa più straordinaria è la creazione ex novo, al computer, di un intero ecosistema. I momenti più incredibili del film sono quelli in cui Jake, attraverso il suo avatar, si muove nelle giungla di Pandora e impara a conoscerlo. James Cameron è un regista recluso e misterioso, ma con un’accoppiata come Avatar e Titanic ha dimostrato di essere veramente «oltre».

Andate a vedere il film con gioia e non curatevi di chi lo demonizza o lo snobba: tutta invidia.

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