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Gennaio 24, 2010

La Solidarietà amplificata dai Media ne nasconde altre mille…

D’accordissimo con questo post trovato su Facebook, ho deciso di condividerlo e quindi riportarlo su mdblog… oltretutto è anche molto bello!  Tutto sommato anche io faccio un Mea Culpa!

Fonte: Informare per Resistere Facebook

“Tranquilli questa non è una critica alle tante, innumerevoli persone che hanno donato qualche soldo per una buona causa. Questa vuole essere una riflessione sulla solidarietà oggi, da noi, che si esprime coi soldi e che non passa più attraverso il contatto umano. Certo in un’epoca meno tecnologicizzata non avremmo probabilmente saputo di questo terremoto distruttivo, del carico di sofferenza e dell’enorme perdita di vite umane su quell’isola perduta ( e sognata) che è Haiti. In un’epoca meno tecnologicizzata non avremmo saputo, non avremmo donato.

Ma in quest’epoca tecnologicizzata e razionale, dove il denaro è lo scopo primario e ultimo della vita quotidiana, la solidarietà va bene solo per le “grandi occasioni” e le buone cause. Un ventaglio di buone azioni vi si apre ogni volta che guardate tv, internet o giornali, quando andate al supermercato per salvare un pezzetto di Amazzonia col mercato solidale, quando donate i vostri vestiti alla Caritas e così via. Il barbone che muore di freddo tra due viottoli, il cieco che deve attraversare la strada, il povero che chiede l’elemosina non entrano nella categoria “buone azioni”, diciamo che sono più o meno sgradevoli inconvenienti della vita urbana/cittadina. Dico questo con un onesto mea culpa poichè nel mio habitat cittadino mi muovo esattamente come gli altri e sono portata ad avere le stesse reazioni. Io mi chiedo cosa ci porti a fare queste scelte, queste classifiche delle disgrazie altrui che rendono una situazione peggiore delle altre. I media ci guidano e ci dicono dove andare: ecco! Vedete laggiù? Stanno male, dobbiamo aiutarli. Ma l’occhio della telecamera ci mostra qualcosa e ce ne nasconde cento, mille, centomila, (scusa Pirandello..), e ci guida nella nostra solidarietà perchè ne sentiamo il bisogno.


La comunità solidale esisteva in Europa nel Medioevo, e ancora nelle classi sociali basse del Rinascimento. Si trattava di un sistema sociale dove l’uomo era legato al suo gruppo, alla natura e al cosmo, dove tutti gli esseri erano formati della stessa materia che formavano il mondo, dove questi elementi erano solidali tra loro e dove la dignità umana era sacra a Dio e agli uomini. L’anatomia era un’aberrazione in quanto violava la sacralità del’uomo e quindi della natura stessa. Questa società oggi è quasi sparita in Occidente in seguito all’affermazione della conoscenza biologico- anatomica, ad una serie di filosofie meccanico/individualiste come quella cartesiana, e a una risposta politica dei primi Stati- Nazione a queste filosofie ( centralizzazione, urbanizzazione, scolarizzazione, militarizzazione, creazione di frontiere). Il filo conduttore di questo processo è la nascita del soggetto come individuo, perchè l’individuo non è altro che una costruzione occidentale. L’indivualismo è ciò che ci guida oggi, ma c’è una perdita solidale, c’è un vuoto a riempire. Nella nostra routine quotidiana siamo oberati di impegni individuali che ci tagliano dal cosmo, dalla natura, dalla comunità e ci impediscono di avere un contatto “vero” con le persone. Siamo individui seriali, fatti in serie, tutti talmente convinti della propria originalità, della libertà!, ma tutti inevitabilmente portati a fare come gli altri individui come noi. In un continuo brusio da sciame di api lavoratrici, (ma loro sono solidali alla Regina!), che non si ferma mai a guardare la sofferenza del nostro prossimo più prossimo.

E’ evidente che queste società solidali anziane o che esistono attualmente in altri angoli del mondo non erano delle utopie in terra come non lo è la nostra attuale. Il punto è che la solidarietà occidentale guarda oggi all’esterno del proprio gruppo ma senza troppo curarsi dell’interno (il disimpegno graduale dello Sato nel sociale per concentrarsi sull’economico ne sono la prova). Con questo non cerco di dare un giudizio ma piuttosto un pensiero su questa solidarietà che passa sempre più per i soldi e sempre meno per le persone, sempre ricordando le eccezioni come le organizzazioni umanitarie (che però purtroppo devono spesso applicare la politica del compromesso per trovare i fondi, lo dimostra il potere sempre più “mafioso” che le ONG esercitano sulla sovranità dei popoli che aiutano. Spesso sono ONG finanziate dalla Banca Mondiale o da altri Stati che esercitano un controllo medico/sanitario sul territorio, spesso senza curarsi della struttura sociale all’interno dello stesso). Le comunità solidali invece entrano in un discorso antropologicamente diverso, dove nessuno della comunità è tagliato fuori (ma quelli che non ne fanno parte e i criminali lo sono, ecco l’inghippo!) e anche i mendicanti o i malati o i folli hanno uno statuto riconosciuto all’interno della stessa. E’ ovvio che poi esistono differenze sociali ed economiche ma la ricchezza personale non è lo scopo. In Europa fu il Calvinismo a gettare le basi del capitalismo attuale, perchè predicava la dottrina della predestinazione e la riuscita personale come unico modo di conoscere la “salvezza” decisa da Dio prima ancora della nascita, (i cattolici hanno l’arma del pentimento e nessuno è predestinato). Calvino attraverso questa religione legalizzò il sistema di credito, che la Chiesa vietava, e così la società borghese e mercantile ebbe modo di svilupparsi e imporre il suo modello alla società. Questo pensiero è decisamente individualista perchè alla base c’è la ricerca del proprio destino e non quello della comunità, c’è quindi uno slittamento di valore dato a quest’ultima e un allentamento dei legami sociali, che restano solo come quadro comportamentale di base della sociabilità. Allo stesso tempo si sviluppa l’ideologia degli Stati Nazione, che prevedono il concentramento del potere e si accordano quindi con la logica dell’individualismo crescente. Le comunità solidali non sono in realtà sparite completamente e convivono nello Stato, ad esempio le realtà contadine o delle piccole città rappresentano qualcosa di simile. Però siamo individui e cerchiamo il nostro benessere e il nostro futuro sulla base delle nostre aspettative, quindi decidiamo di partire e di “fare la nostra vita”, egoisticamente individui. Questa perdita di senso solidale nella nostra comunità, unita al potere dei media di “mostrarci il mondo”, (come se il mondo non fosse qui, oggi, dappertutto), ci porta forse a voler fare qualcosa per gli altri, lontani dagli occhi ma con tutte le sofferenze dipinte sui loro volti, (meno sofferenti di un uomo che muore di freddo, a Napoli, nel parco perchè dei ragazzini l’hanno gettato nella fontana di acqua gelata durante la notte?), ci aiuta a sentirci un poco meglio a dispetto di tutte le porcherie individualiste che siamo portati a fare per sopravvivere da noi. E così Haiti ha ricevuto un euro da ciascuno di voi, parecchi aiuti internazionali e statunitensi e ora ha 8,9 miliardi di debito. Staranno meglio tra poco ma pagheranno per secoli, come noi paghiamo da decenni un debito pubblico che non si estinguerà mai, e diventeranno felici! Un’altra serie di individui che dovrà piegarsi alle logiche economiche vigenti per pagare la colpa di aver subito il terremoto. Nel Giornale del 14 Gennaio Nicola Porro fece il mio ragionamento al contrario: il terremoto è dovuto all’anticapitalismo —> http://www.ilgiornale.it/edizione_pdf/324/14-01-2010/13/page=123676-pdf_num=1747, ma questo discorso lo dovremmo dire anche dell’Aquila? Anche loro hanno subito il terremoto e tra poco dovranno ripagare, e con gli interessi! Ma dico io non si può aiutare gratis?”

Complimenti… e aggiungo… forse nell’era del capitalismo… no, non si può!

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