6 morti a Kabul ieri e 3 al giorno in Italia sul lavoro….
Con l’attentato di ieri, il più grave subito dalle truppe italiane dalla strage di Nassiriya nel 2003, sale a 20 il numero di militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della missione italiana nel 2004. Di questi la maggioranza è rimasta vittima di attentati. In Italia ogni mese muoiono 100 italiani lavorando…. non ve lo dico nemmeno quanti sono dal 2004.
L’afghanistan è più sicuro dell’Italia che lavora!!
Simone Lazzarini, 35 anni, operaio, Padova
Simone Lazzarini, 35 anni, manutentore di ascensori è morto mentre stava lavorando alla manutenzione di un ascensore a Torre, quartiere di Padova, schiacciato dal movimento di un montacarichi
Fabrizio Boccato, 56 anni, operaio, Villafranca Padovana
Fabrizio Boccato, operaio di 56 anni, è morto mentre lavorava in una azienda di produzione vetro, schiacciato da tredici quintali di lastre di vetro cadute da un carrello trasportatore.
Celestino De Vincenzi, 44 anni, elettricista, Isola di Scala
Celestino De Vincenzi, 44 anni, elettricista, è morto folgorato mentre stava lavorando sull’impianto elettrico di un’azienda agricola ad Isola di Scala.
Paolo Romano, 31 anni, operaio, Sora
Paolo Romano, operaio di 31 anni, è morto schiacciato da una bobina mentre stava lavorando in una cartiera di Sora.
Giovanni Natale, 43 anni, operaio, Chieti
Giovanni Natale, 43 anni, capo officina, è morto per essere precipitato da una piattaforma mobile in avaria in una azienda a Chieti.
Luciano Runco, 56 anni, operaio, Martellago
Luciano Runco, operaio verniciatore di 56 anni, è morto travolto da una trave in ferro mentre lavorava in una azienda metalmeccanica a Martellago.
Se ne vanno in silenzio, nell’indifferenza. Se poi sono rumeni o moldavi o magrebini, a volte non fanno neanche statistica. Li raccolgono come sacchi e li buttano. Da Milano a Palermo i caduti sul lavoro dal 2001 sono stati più di 7 mila, gli incidenti quasi 5 milioni. E’ quando comincia la settimana che il rischio è estremo, il lunedì. Verso le dieci del mattino nei campi, poco prima dell’ora di pranzo nei cantieri edili. E’ una strage che non finisce mai. Al Sud, a Roma, in Veneto e in Lombardia e in Emilia Romagna, regioni che hanno il primato delle tragedie conosciute e legalmente riconosciute. Poi ci sono le altre, le tragedie fantasma. Gli immigrati che spariscono all’improvviso, che volano giù da un’impalcatura e vengono abbandonati in una discarica oppure li lasciano lì, in agonia sotto le macerie. E’ accaduto davanti al mare di Licata, in provincia di Agrigento. Sono in spaventoso aumento, secondo sindacati e organizzazioni onlus. E soprattutto per l’Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro.
La piaga degli incidenti sul lavoro in Italia ha causato più morti della seconda Guerra del Golfo. Lo studio dell’Eurispes «Infortuni sul lavoro: peggio di una guerra», presentato anni addietro alla Camera dei deputati, ha calcolato come dall’aprile 2003 all’aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti: queste le cifre del fenomeno secondo l’Eurispes. Infortuni che costano ogni anno alla comunità 50 miliardi di euro.
E’ questa la guerra che dobbiamo combattere… questa è la nostra guerra… sono anche queste vittime di Stato… anche queste sono vittime da ricordare, vittime di cui l’informazione non parla… perchè non servono a nessuno!!
Le sei vittime italiane dell’attentato sono: il tenente Antonio Fortunato, originario di Lagonegro (Potenza); il primo caporal maggiore Matteo Mureddu, di Oristano; il primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, nativo di Glarus (Svizzera); il sergente maggiore Roberto Valente, di Napoli, e il primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, di Orvieto. Il nome della sesta vittima non è ancora stato reso noto.
Sei militari italiani sono morti in Afghanistan. La Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) ha annullato la manifestazione per la libertà di informazione del 19 settembre a causa dell’attentato. Decisione incomprensibile, ma in fondo comprensibile. Nessuno sa perché dobbiamo morire per Karzai. Con una libera stampa non saremmo in Afghanistan. Meglio un rispettoso silenzio. Ogni tanto si vergognano anche i giornalisti… dice BeppeGrillo nel suo Blog…
Ritiriamo subito il contingente Italiano… e combattiamo la nostra guerra in casa… quella delle Morti Bianche!
La strage dei militari italiani di ieri mattina a Kabul è l’ennesima prova che l’eroico popolo afghano non sopporta assolutamente di essere soggiogato dai paesi imperialisti. Lo dimostra anche il forte astensionismo, il 60% dell’elettorato, alle recenti elezioni farsa. Il contingente militare italiano non è in Afghanistan per portare “democrazia e libertà”, come sostengono ipocritamente e falsamente il governo del neoduce Papi Silvio e gli imbelli e conniventi partiti della “sinistra” borghese, ma per consentire all’imperialismo italiano di avere una parte della torta di quel paese e del mondo. Pertanto esso deve essere subito ritirato, nel rispetto, tra l’altro, dell’art. 11 della Costituzione.







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