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Giugno 16, 2009

DDL Intercettazioni… l’ennesimo colpo alla Rete!

Parliamone… si, ne parliamo e mdblog ne parla perchè ci riguarda direttamente. La rete, che lo vogliate o no, rimane l’unico mezzo in cui ancora si può leggere la verità, in cui l’informazione non è ancora tutta controllata… rimane l’unico mezzo in mano a nessuno in cui un comune mortale e il cittadino italiano, nello specifico, ancora si può informare, perchè sui Giornali e in TV purtroppo non è più possibile!! :-(

Stasera se ne è parlato anche da Vespa a Porta a Porta, ma lasciamo perdere…. Mastella da una parte e De Magistris dall’altra. Poi uno che era ministro nel Governo Prodi ed ora Europarlamentare PDL, già da solo, senza parlare e senza andare in trasmissioni non vedo proprio cosa possa dire a suo favore e a favore del DDL Intercettazioni visto che è stato rinviato a giudizio proprio grazie alle Intercettazioni.

Innanzitutto…. un invito ad iscrivervi al forte Appello del movimento Salva i Blog! E ricordate che se salvate i Blog salvate la Rete!!

La proposta di legge 1415 sulle intercettazioni, se verrà approvata in Senato, obbligherà tutti i siti Internet (”siti Internet” senza specificare) a pubblicare rettifiche a qualsiasi contenuto online entro 48 ore, pena multe di circa 7-10.000 euro!

Il movimento Salva i Blog, come in passato, promuoverà iniziative per contrastare l’approvazione della legge in Senato.

Questo avverrà dopo aver superato i 50.000 iscritti (ora siamo in 33.000) al movimento presente su Facebook, questo per essere sufficientemente determinanti nelle iniziative che dovremo intraprendere come, ad esempio, invii di mail ai senatori, ai capigruppo, ai quotidiani ed agli organi di informazione. Ma anche altre e più complesse iniziative, come varie forme di disobbedienza civile o manifestazioni pubbliche.

Potremo raggiungere l’obiettivo solo grazie al tuo aiuto: condividete la notizia, fate iscrivere amici, blogger, gestori di siti e chiunque altro sia interessato.

Non lasciamo che la rete venga imbavagliata!

Ma parliamo del DDL per quello che ci tocca e ci compete….

Chi è responsabile dei contenuti? Come lo si contatta? E soprattutto: che senso ha rettificare su un mezzo che consente la modifica e l’emendamento dei testi?

Il testo lascia però aperti innumerevoli dubbi interpretativi e rischia di vedersi reso inefficace dalle sue stesse debolezze sia in fatto di comprensione delle caratteristiche tecnologiche sia in quanto a formulazione giuridica.

Nel ddl intercettazioni, in particolare, l’obbligo di rettifica è esteso ai «siti informatici». Proprio la terminologia prescelta - siti informatici e non, per esempio, testate telematiche - ha sollevato critiche e timori in merito all’effettiva portata della disposizione. È legittimo chiedersi se la terminologia utilizzata dal legislatore possa interferire con l’interpretazione corrente che esclude l’applicazione della legge sulla stampa e dei relativi obblighi ai siti amatoriali o ai siti che comunque dall’intervento del 2001 sono stati, se pur con difficoltà ermeneutiche, ritenuti esclusi. Se la legge sulla stampa dovesse essere applicabile indiscriminatamente a tutti i «siti informatici», infatti, le conseguenze non riguarderebbero solo l’estensione dell’obbligo di rettifica a qualsiasi pubblicazione sul web, ma potrebbero comportare o aprire questioni interpretative verso la registrazione presso il tribunale e la presenza di figure quali direttore e vice direttore responsabile anche per i siti che testate telematiche non sono.

L’articolo 18 del ddl, integrando l’articolo 8 della legge stampa, prevede che «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono». L’articolo 8 della legge stampa a cui fa riferimento il ddl è quello che si occupa di disciplinare il diritto di rettifica e prevede espressamente quali siano i soggetti che debbono adempiere a tale obbligo. Si tratta del direttore o del vice direttore responsabile. È legittimo pensare che la disposizione del ddl, che non costituisce un articolo indipendente ma si limita a integrare una norma preesistente, si riferisca a una struttura editoriale complessa che ha, per previsione di legge, tali soggetti e che prevede in capo a loro specifici ed espressi obblighi di controllo. Se la pubblicazione avviene sul web, questo avviene nel caso di una testata telematica soggetta a registrazione; tutti gli altri “siti informatici” dovrebbero, pertanto, essere esclusi dal focus della nuova disposizione. Se tale interpretazione sistematica dovesse essere ritenuta prevalente all’atto di applicazione della legge, il disposto del ddl intercettazioni potrebbe rimanere relegato a una infelice scelta lessicale.


A conforto di tale interpretazione c’è, comunque, un ulteriore argomento di portata estremamente pratica. Come si fa a individuare la persona a cui deve essere effettuata la richiesta di rettifica nel caso specifico di un “sito informatico”, in mancanza di una disposizione di legge che renda obbligatorio al gestore dei contenuti di un sito di identificarsi? E, se del caso, quale tipo di identificazione sarebbe necessaria? Nome e cognome e un indirizzo fisico o anche un nickname/pseudonimo con una semplice email? Mentre per la stampa tradizionale e la radiotelevisione le leggi impongono l’individuazione e la pubblicazione di indirizzi fisici e di soggetti che hanno istituzionalmente (anche in via indiretta) l’obbligo di ricevere e pubblicare le rettifiche, ciò non è previsto per i siti che non siano testate telematiche o che rientrino tra quello i cui titolari sono soggetti alla disciplina sul commercio elettronico e agli obblighi di informazione ivi previsti. Nessuna legge impone che a ogni “sito informatico” debba corrispondere in indirizzo fisico, tantomeno una mail, né l’individuazione di una figura che abbia responsabilità di controllo sui contenuti che vengono pubblicati per il tramite del sito che gestisce. E potremmo passare ore a disquisire su che cosa voglia dire “gestire” o “controllare” un “sito”, visto che il web contemporaneo è più una piattaforma che modularizza contenuti creati da diversi soggetti che una struttura monolitica come, invece, una testata giornalistica o televisiva.

E infatti, se adottiamo la generalità dell’espressione “siti informatici”, la corretta individuazione di chi deve adoperarsi per pubblicare la rettifica è un problema che si pone per un blog, per un social network, per un forum, per un wiki, per un sistema di feed Rss commentabili e così via. A nulla vale l’invocazione del Whois per i domini di primo livello poiché, anche a volere limitare tecnicamente la disposizione a questi ultimi, il titolare del dominio potrebbe non essere la persona fisica che ha accesso ai contenuti del sito, e perché è comunque possibile registrare un dominio senza che appaia l’indirizzo dell’assegnatario.

Da un punto di vista giuridico-sistematico, sia da un altro più eminentemente pratico, appare difficile che un tribunale possa applicare la disposizione in materia di rettifica a un sito, a meno che il futuro o la casistica specifica non veda prevalere l’orientamento del tribunale di Modica e preveda integralmente l’applicazione della legge stampa anche alle pubblicazioni telematiche che, in via generale, non vi sarebbero soggette.

La rettifica ha un suo senso nei mezzi di comunicazione tradizionali. Ha, cioè, lo scopo di porre rimedio a un fatto accaduto nel passato e che si è perpetrato attraverso mezzi fisici, “analogici”, che per loro natura non possono essere modificabili. È impossibile, per fare un esempio chiaro, pretendere che venga rimosso un articolo pubblicato su un giornale cartaceo uscito ieri o un anno fa. L’unica soluzione è rettificare sul giornale di dopodomani. Sul web una reputazione lesa sarebbe meglio tutelata da una rimozione o correzione, anziché da una rettifica che interviene entro i due giorni seguenti la richiesta e che, quindi, ha la potenziale attitudine di continuare a ledere la reputazione della persona offesa. Senza considerare il fatto che la rettifica potrebbe addirittura aumentare la potenzialità lesiva dell’articolo originale, in quanto può essere letta da un’audience che non aveva avuto conoscenza del contenuto lesivo.

Non resta, comunque, che seguire l’iter del ddl e osservare quali saranno le reazioni della giurisprudenza rispetto all’evoluzione del diritto di rettifica in rete.

Il fatto è che purtroppo qui abbiamo a che fare con una classe politica di pensionati che Internet non sa nemmeno cosa sia e se ne ha vagamente idea, li chiama tutti “siti internet” senza specificare!!!

Fonte: Apogeonline

Quindi in pratica spicciola…

D’ora in poi, tutti “i gestori di siti informatici”, saranno obbligati a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.

Non dar corso tempestivamente all’eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di “gestore di sito informatico”: la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all’indomani dell’entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare.

È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell’analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.

Fonte: Webmasterpoint.org

Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.

Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare. Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa. Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.  Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.

I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Fonte: Voglioscendere

Credo e penso che non è possibile vedere in TV un chiccessia della Lega che dice che giuristi, magistrati, e informazione si sbagliano e dicono tutti cazzate…. e che nessuno intercetta per sentire che questo o quello hanno l’amante, caro mio Europarlamentare leghista. Si intercetta per prendere spacciatori, pedofili, mafiosi, terroristi, evasori fiscali etc etc… ma forse è proprio per questo che viene fatto il DDL, caro il mio Europarlamentare leghista, altrimenti nessun DDL verrebbe fatto da questo governo…

Se un Parlamentare dice questo in TV, nella TV pubblica… insulta l’intelligenza degli Italiani…. ecco quello che credo e penso…….  :-(

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