
Pare che YouTube dovrà pagare un miliardo di dollari a Viacom, ma soprattutto dovrà rendere noti i dati di navigazione dei suoi utenti.
Fonte: Apogeonline.com
Ne parla Giuseppe Mazziotti, 32 anni, avvocato, esperto di diritto d’autore e diritto delle nuove tecnologie, ad Apogeonline…
In pratica si tratta, non di una sentenza di primo grado, ma è a tutti gli effetti quello che in italiano definiremmo un giudizio cautelare. Si tratta unicamente di un accertamento della domanda fatta in via d’urgenza da alcuni titolari di diritti d’autore, che si ritengono danneggiati dall’utilizzo delle loro creazioni: trasmissioni televisive, film e partite di calcio (compare infatti tra gli attori, al fianco di Viacom, anche la Premier League britannica). La sentenza, datata 1 luglio 2008, il cui testo integrale è scariabile dal sito della Electronic Frontier Foundation, prende atto di come buona parte del materiale video caricato su YouTube dagli utenti sia costituito da video non generati dagli utenti ma attribuibili a terze parti.
La battaglia degli attori è volta a costringere YouTube a implementare tecnologie in grado di impedire l’upload di materiale protetto dal diritto d’autore.
Una sorta di filtro, dunque, che impedisca l’upload di contenuti protetti.
C’è però da dire che YouTube, con opportuni disclaimer, mette in guardia gli utenti riguardo al fatto che l’upload di contenuti protetti è illegale.
Il giudice di New York, nel riconoscere l’illiceità di queste pratiche, ha obbligato YouTube a fornire alcuni dati utili alla commisurazione dell’illecito. Si tratta di un’azione contro Google e non contro gli utenti. Quindi non c’è stata alcuna richiesta che possa violare la privacy degli utenti stessi; il giudice ha semplicemente richiesto lo svelamento dei dati degli utenti che hanno avuto accesso ai video, per esempio il numero delle volte che un video è stato visto, l’indirizzo Ip di chi lo ha visto, senza naturamente svelare i nominativi di chi ha visto tali video, nomi che peraltro non sono certo presenti negli archivi di YouTube. Si tratta dunque di dati di utilizzazione e non di identificazione, dati che possono servire a commisurare l’entità dell’illecito.
In questo senso non vedo grandi problemi per gli utenti, se non il principio, valido anche in Europa, secondo cui la messa a disposizione di materiali protetti su una piattaforma come quella di YouTube implica sanzioni di carattere civile e penale; si è equiparati a dei contraffattori!!
Occorre poi tenere presente una cosa molto importante: in queste circostanze le grandi corporation non hanno certo la possibilità di farsi giustizia da sé o di fare indagini per proprio conto. I dati personali, identificativi, sono rivelabili soltanto dietro ordine dei giudici. Nella normativa europea, peraltro, tali dati possono essere svelati, sino a rivelare l’identità dell’utente, soltanto in occasione di indagini di tipo penale.
Chiudiamo con una rassicurazione: gli utenti al momento non debbono temere né richieste di risarcimento né la violazione della loro privacy.
Mi raccomando…. utlizzate la rete in maniera responsabile… perchè come tutti i mezzi di conoscenza, anch’essa ha bisogno e necessita di essere conosciuta e utilizzata al meglio!
Gli utenti che scambiano o mettono a disposizione grandi quantità di contenuti possono essere soggetti ad osservazione. Lo scudo della privacy funziona sino a quando tali atti non hanno rilevanza penale. Quando assumono tale rilevanza non c’è alcuna scusante per l’utente; la privacy può essere in qualche modo superata. È come se un ladro nascondesse la refurtiva in casa e poi si appellasse alla privacy. Il suo diritto finirebbe nel momento in cui l’autorità dovesse accertare l’esistenza o meno di un reato.




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