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Marzo 12, 2010

Rai per una Notte

12 Marzo, il Fatto Quotidiano: “Così Berlusconi ordinò, chiudete AnnoZero.”

Abbonato ad il Fatto Quotidano, stamattina leggo l’ennesima notizia devastante per il nostro Paese… della Costituzione ne stanno facendo carta straccia, con l’obbiettivo di tenere la gente nell’ignoranza più totale, ingozzati dal Grande Fratello. Perchè la sera che vince lo sconosciuto di turno: Mauro e qualcosa di cognome, leggo gruppi e commenti su FB chiedendomi: ma cosa c’è una gara? Un mondiali di qualcosa, che tutti tifano sto Mauro? E invece era il solito sconosciuto di turno vincitore del GF… un’Italia di Macachi!

Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell’Agcom, intercettato, – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati.

Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l’Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l’esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all’avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell’Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l’hanno attaccato. Chiede se - e come - l’Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l’intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell’Utri. Tutt’altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un’impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell’Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell’intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un’indagine.

Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d’interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d’indagine - è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.
Sembra incredibile, ma per anni, l’opposizione e poi, la Sinistra, al governo, non ha mai agito sul conflitto d’interessi, io una mano sulla coscienza me la metterei, caro PD!

Fonte News: Antefatto

Guardo e accendo raramente la TV, forse per qualche partita di calcio e qualche trasmissione che qualcuno sta tentando di far chiudere… non più di questo…

Si chiamerà “Rai per una notte” e si svolgerà a Bologna la serata di protesta dei conduttori tv contro il bavaglio che ha imposto lo stop ai talk show più seguiti della Rai.
La Federazione nazionale della stampa ha scelto Bologna e il PalaDozza come scenografia della manifestazione per la libertà d’espressione del 25 marzo prossimo.
Vi parteciperanno Michele Santoro con la redazione di Annozero e Giovanni Floris, conduttore di Ballarò.

Per la tv è uno dei momenti più brutti, Niente talk show, pochissime tribune elettorali, fuori l’approfondimento politico dalla tv pubblica, par condicio e cronometro in mano anche per i giornalisti delle tv commerciali. Per l’informazione televisiva questo è uno dei momenti più bui della storia d’Italia.
Internet è uno dei pochi modi che oggi abbiamo per superare la censura… qualcuno lo ha già capito e ci sta provando, come Il fatto quotidiano, che è arrivato alla terza puntata del suo Telebavaglio, e come il Corriere della sera, che lancia oggi sul web “Mentana condicio - Vietati in tv, liberi sul web”.
Enrico Mentana spiega la sua iniziativa con una lettera indirizzata proprio al Corriere.
Così come la puntata del 25 marzo di Annozero per la quale verrà creato un sito ad hoc. Ed è interessante notare che una riflessione positiva arriva anche da Farefuturo Magazine, la rivista on line della Fondazione vicina a Gianfranco Fini.

Stiamo sfiorando il ridicolo…. a un paio di settimane dalle elezioni regionali, il grande pubblico sa tutto di liste, orari di consegna presso gli uffici elettorali, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, ma sa davvero poco dei programmi dei partiti in corsa alla prossima tornata elettorale e ancor meno dei risvolti politici che potrebbero avere le inchieste delle ultime settimane: dallo scandalo della cricca della Protezione Civile, al maxiriciclaggio del denaro della ‘ndrangheta con senatore annesso, fino alle alle tangenti di Milko Pennisi a Milano. Questa è una massa di farabutti pagati con le nostre tasse che stanno affossando il nostro paese, abbiamo solo una possibilità: mandarli a casa con le prossime e future elezioni.


D’altronde Michele Santoro, dopo lo stop ai talk show voluto dalla Rai, lo aveva annunciato subito.: “faremo uno sciopero bianco e andremo in onda comunque. Sulle radio, sul web, in qualunque forma possibile”.
Oggi la conferma arriva dai sindacati dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa e l’Usigrai. Entrambe si adopereranno per mettere a disposizione su internet un sito ad hoc, per trasmettere le riprese video e audio della puntata del 25 marzo di “Annozero”.

Sul corriere.it (e laltranotizia.net) da oggi in poi verranno messi on line una serie di faccia a faccia con i protagonisti della campagna elettorale, condotti da uno degli epurati più bravi d’Italia, Enrico Mentana. Sul web almeno la mannaia della par condicio non penalizzerà l’informazione. Oggi gli ospiti in studio saranno Ignazio La Russa, ministro della Difesa, Enrico Letta, vicesegretario del partito Democratico, i giornalisti del Corriere della Sera Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella e altri ospiti.

Tutti collegati il 25 Marzo… mi raccomando… Rai per una Notte

Ricordando l’Art 21 della nostra Costituzione, vi saluto…

Articolo 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Info e News: laltranotizia.net

Marzo 12, 2010

Le Notizie al tempo di Internet

Le news online su Internet superano i giornali e diventano seconde solo alla tv. Ciò significa più Internet e meno carta stampata o almeno, questo è quello che dovrebbe essere… i giornali sono in caduta libera, giornali che ormai campano solo con i finanziamenti pubblici… Questo è il risultato di uno studio condotto da Pew Internet and American Life Project sulle fonti di informazioni maggiormente utilizzate dai cittadini statunitensi. Le news on-line sono un tren in piena crescia…

Solo i grandi network televisivi resistono alla scalata delle Rete in questa particolare classifica. Il 61% degli intervistati ha dichiarato, infatti, di servirsi di Internet come fonte primaria di informazioni mentre, nonostante l’età, la radio occupa ancora una posizione di rilievo per il 54% del campione preso in esame.


Grande risultato per Google News e altri aggregatori di notizie… il sondaggio ha, inoltre, certificato il successo di aggregatori di notizie come Google News e di siti come quello della Cnn. Il 61% degli interpellati ha detto di usare Internet per informarsi contro il 78% che usa le televisioni locali e il 71% che privilegiano i network nazionali come Nbc, Abc e Cbs o canali via cavo come Cnn e FoxNews.

Oltre il 90% usa più di un metodo per tenersi informato e il 57% usa tra due e cinque siti web come fonte di notizie. I lettori dei giornali di carta sono calati invece del 50%, sia testate locali che quotidiani nazionali come il New York Times. L’accesso alla rete è più veloce, le notizie sono aggiornate in tempo reale… il vecchio giornale di carta è destinato piano piano ad andare in pensione. Internet è in divenire costante…

Al di là degli americani… La rete sta diventando uno dei principali rubinetti dell’informazione a livello globale e questo emerge anche da alcune statistiche riguardanti i vari social network, strumenti di condivisione grazie ai quali l’hype delle notizie viene ulteriormente amplificato..

News tratte da: WebMasterPoint.org

Marzo 9, 2010

Ipad in arrivo, il futuro dell’informatica

Ecco il primo spot ufficiale dell’iPad mandato in onda durante la cerimonia di premiazione degli Oscar, a Los Angeles, come già era avvenuto per il primo spot dell’iPhone. Alla cerimonia era presente anche Steve Jobs con la moglie, una bella vetrina pubblicitaria.

Lo spot mostra varie funzionalità di iPad, dalla lettura delle mail, all’uso di iCal, dalla visione di un film alla modifica di un documento in iWork. Tutto quello che già sapevamo riarrangiato in un formato appetibile per il pubblico televisivo. La canzone dello spot è “There Goes My Love” dei The Blue Vans.

Ipad sarà finalmente acquistabile tra pochi giorni: almeno negli Stati Uniti, si potrà pre ordinare il 12 marzo, con arrivo previsto il 3 aprile, momento di uscita nei negozi Apple. Parliamo di entrambi i modelli, sia quello solo wifi che quello wifi+3G. L’ordine può già essere fatto, cambiano i tempi di consegna. Un utente negli Stati Uniti potrà ordinarlo fra una settimana da oggi e ritirare il modello wi-fi il 3 aprile in un Apple Store. Per il modello 3G, anche se ordinato tra una settimana, le prime consegne sono previste per fine aprile-inizio maggio.

In Italia, entrambe le versioni di iPad saranno disponibili da fine aprile, contestualmente al lancio in  Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Spagna, Svizzera e UK.

Apple conferma che l’iBookstore sarà disponibile inizialmente solo per gli USA. Per altre nazioni bisognerà attendere la fine del 2010.

Apple precisa che negli Stati Uniti sarà venduto attraverso l’Apple Store (www.apple.com), i negozi retail Apple e un numero selezionato di Rivenditori Autorizzati Apple. Per quanto riguarda i prezzi per gli Usa vengono confermati quelli noti ($499 per il modello 16GB, $599 per il modello 32GB, $699 per il modello 64GB con Wifi; $629 per il modello 16GB, $729 per il modello 32GB e $829 per il modello 64GB con 3G); per conosce i prezzi sui mercati internazionali si deve attendere aprile.


Vediamo di capire meglio che cosa è e sarà iPad…

24 gennaio 1984: Apple presenta il Macintosh, primo computer di successo commerciale a utilizzare l’interfaccia grafica ed il mouse come sistema d’interazione tra l’utente e la macchina.
Prima di questo, ogni azione corrispondeva ad un comando scritto a mano.
Gennaio 2007 : Apple presenta iPhone, quello che dovrebbe essere IL telefono secondo Steve Jobs. iPhone è apparso immediatamente come un Mac da tasca con l’interfaccia tattile che telefonava, anche. Un prodotto il cui uso primario è il computing in mobilità. 150.000 applicazioni per iPhone ed iPod Touch, infatti, con più di 3 miliardi di download in 19 mesi rendono bene l’idea di come questo dispositivo è visto da sviluppatori e utilizzatori: un device multi-purpose, con la possibilità di espandere le sue funzioni in maniera pressoché illimitata via software, sia grazie ai programmatori di terze parti sia grazie ai continui aggiornamenti da parte di Apple al sistema operativo e alle applicazioni di base. L’unico vero limite era ed è uno: la dimensione dello schermo.

27 gennaio 2010: Apple presenta iPad.
Con iPad lo schermo è abbastanza grande da poter visualizzare una tastiera estesa delle dimensioni simili a quella dei MacBook, oltre a fornire una versione di Pages riscritta ed ottimizzata per lo strumento su cui deve essere utilizzata. L’innovazione di iPad sta proprio nell’uso di iPhone OS come sistema operativo dell’iPad. Dal punto di vista tecnico, in iPad Apple avrebbe potuto benissimo mettere una versione “full” di Mac OS X. Le dimensioni e la risoluzione dello schermo lo avrebbero permesso (qualcuno ricorda il PowerBook 12″?), creando qualcosa di identico ai Tablet Pc sulla scena informatica dal 2002. Molti utenti si aspettavano questo, perché questo era quanto il mercato aveva prodotto finora. Apple, invece, ha preferito estendere e utilizzare una sua tecnologia, per creare un nuovo prodotto estremamente importante. Importante non oggi, forse, ma tra dieci anni? La direzione è quella del mascheramento del filesystem all’utente, dell’autocontenimento dei file nelle applicazioni che li creano, senza più la necessità di scegliere dove salvare i file. Basta cartelle, basta file sparsi per il computer. Il seme di tutto ciò c’è già in Mac OS X, in due punti distinti: Spotlight ed iLife.  Presentando iWork per iPad, Apple ha mostrato come i documenti creati con le tre applicazioni sono contenuti nelle app stesse e da lì possiamo mandarli via email come Pdf o nel loro formato nativo.

Il concetto stesso di computer varierà dalla forma abituale d’oggi (schermo + case + tastiera e mouse) verso qualcosa di meno definito: iPhone già oggi è un Mac da tasca con interfaccia tattile, iPad estenderà questo concetto, ma il bello verrà con i prossimi 10/15 anni di sviluppo… ne vedremo delle belle…

Alcune info e frasi prese da TAL

Marzo 9, 2010

The Hurt Locker, 6 Oscar

The Hurt Locker… un film di Kathryn Bigelow del 2008, con Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty, Guy Pearce, Ralph Fiennes, David Morse, Christian Camargo, Evangeline Lilly, Sam Redford, Kristoffer Ryan Winters. Un Film da 6 premi Oscar… la cosa ha quasi dell’incredibile secondo me… Voglio rivederlo…

Trama
La storia di un plotone dell’Esercito americano in missione in una città irachena sconvolta dalla guerra e nella quale chiunque potrebbe essere un potenziale nemico e qualsiasi oggetto potrebbe rivelarsi una bomba. Vederlo per comprendere meglio le ragioni che fanno della guerra una droga per quei soldati che trovano sul campo la loro unica ragione d’essere.

The Hurt Locker è una parabola sull’eroismo a tutto tondo, quello che spinge i soldati ad abbandonare famiglia e patria per immolare la propria esistenza a una causa discutibile ai nostri occhi di disincantati europei che, per essere credibile, non può e non deve mostrare cedimenti. In realtà nella pellicola vi è spazio anche per la critica e per la riflessione che aprono al dissenso, ma questo è circoscritto a poche feroci battute facenti parte di un sottotesto talmente sottile che difficilmente verrà colto dalla grossolana opinione pubblica americana e che metterà in crisi anche gli spettatori meno attenti. Il war game medio orientale dove chi sbaglia muore, ma non può fare a meno di resistere fino alla fine. Se la guerra provoca assuefazione l’unica cura è la fine del conflitto. Ma qui il cinema si ferma e passa la palla alla vita vera. Pensate che il film è costato appena 12 milioni di dollari e si tratta della pellicola con il budget più basso da molti anni a questa parte ad ottenere così tanti riconoscimenti…

Sei statuette a The Hurt Locker, primo Oscar vinto da una regista donna nella storia.  Tre Oscar ad Avatar e a Sandra Bullock e Jeff Bridges. Per la fotografia di Avatar, premiato l’italiano Mauro Fiore.

Eccoli… gli Oscar…

MIGLIOR FILM

Greg Shapiro, Nicolas Chartier, Mark Boal e Kathryn Bigelow per The Hurt Locker

MIGLIOR REGIA

Kathryn Bigelow per The Hurt Locker

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA

Jeff Bridges per Crazy Heart

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

Sandra Bullock per The Blind Side

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA

Christoph Waltz per Bastardi Senza Gloria ( Un Oscar strameritato… Waltz in questo film è superlativo!! )

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Mo’Nique per Precious

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE

Mark Boal per The Hurt Locker

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

Geoffrey Fletcher per Precious

MIGLIOR FOTOGRAFIA

Mauro Fiore per Avatar

MIGLIOR MONTAGGIO

Chris Innis e Bob Murawski per The Hurt Locker

MIGLIOR SCENOGRAFIA

Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair per Avatar

MIGLIORI COSTUMI

Sandy Powell per The Young Victoria

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE

Michael Giacchino per Up ( Davvero bella!! )

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

T-Bone Burnett e Ryan Bingham per Crazy Heart
( “‘The Weary Kind’” )

MIGLIOR TRUCCO

Barney Burman, Mindy Hall e Joel Harlow per Star Trek

MIGLIOR SONORO

The Hurt Locker

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO

The Hurt Locker

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI

Avatar

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

Pete Docter per Up ( Non ha eguali )

MIGLIOR FILM STRANIERO

El secreto de sus ojos

MIGLIOR DOCUMENTARIO

Paula DuPré Pesman e Fisher Stevens per The Cove

OSCAR ALLA CARRIERA

Gordon Willis

Lauren Bacall

Roger Corman

Le Mie Conclusioni

The Hurt Locker è molto filoamericano… Avatar pure…  uno ha vinto 6 premi Oscar, l’altro 3… Avatar ha vinto i giusti premi Oscar… è un film che non ha gli Oscar per le novità che inserisce nella cinematografia…  La Bigelow ha fatto 2 film fantastici secondo me, Strange Days e Point Break, per tanti versi, superiori a questo… le nomination erano ben poca roba in effetti…

Quanto è strana la notte degli Oscar, a volte… ;-)

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Marzo 9, 2010

TAR del Lazio: il PDL è fuori

Renata, il tuo padrone ci ha provato… non disperare… forse forse è già pronto un DL per abolire il TAR. I sudditi Ghedini e Alfano già ci staranno lavorando… chissà… dai… non disperare… al massimo ti presenti alle elezioni con la più grande figura di M…. mai fatta nella storia della politica italiana. Faresti più bella figura se non ti candidassi, forse acquisiresti più voti…

Titolo della Foto: Aspetto le Motivazioni

La candidata del centro destra Renata Polverini spera ancora che una soluzione possa essere trovata grazie anche all’annunciato ricorso al Consiglio di Stato. Un ulteriore appello che pero’ deve fare i conti con i tempi stretti della campagna elettorale: l’eventuale riammissione della lista Pdl dovrebbe infatti essere decisa entro i 15 giorni precedenti il voto per permettere ai candidati di presentare i loro programmi agli elettori. Se i tempi non fossero rispettati si andrebbe verso un rinvio del voto. Per ora di certo c’e’ la decisione del Tar del Lazio che con un’ordinanza ha respinto la richiesta con la quale il Pdl contestava la decisione della Corte d’Appello di escludere la lista di Roma dalle elezioni regionali. Le motivazioni si sapranno solo il 6 maggio quando e’ stata fissata la discussione di merito sul ricorso del Pdl.

E il Ministro dell’Interno Roberto Maroni, “se il Tar decide che la lista e’ fuori, quella lista resta fuori nonostante il nostro decreto”.

Per i togati amministrativi del Lazio il decreto legge ’salva liste’ comunque non “puo’ trovare applicazione perche’ la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione. I giudici hanno sottolineato che non c’e’ prova che la documentazione per la presentazione della lista Pdl Roma fosse completa.

Lapidario il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “c’e’ un rischio di elezioni a Roma profondamente alterate”. Certo, caro Sindaco, ma la colpa è data dalla vostra incompetenza…

Il Pdl pero’ andra’ comunque avanti… Oltre a percorrere la strada del ricorso al Consiglio di Stato oggi ha anche ripresentato in Tribunale la documentazione necessaria per presentare la lista del Pdl che il 27 febbraio non era stata consegnata. Secondo quanto prevede la legge, l’Ufficio elettorale ha 24 ore per ammettere la lista. Si trattera’ di vedere se la decisione del Tar di oggi pesera’ sull’eventuale ammissione la lista.
La lunga giornata dei ricorsi, e’ iniziata con l’avvocato Gianluigi Pellegrino che ha depositato per il Pd un atto di significazione che diffida la Commissione elettorale del Tribunale di Roma ad ammettere alla competizione elettorale la lista che piu’ tardi il Pdl avrebbe consegnato.

Tratto da RaiNews24


Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova: non c’è un modo legale per sanare la situazione

Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova, avverte: “Come costituzionalista sono molto restia a parlare dell’ultimo decreto del governo. È tutto illegittimo: il giurista non ha niente da dire perché non esiste un modo legale per sanare la situazione”.

Professoressa, il decreto è incostituzionale?

Sì, per molti versi. Ma c’è una prima cosa da dire: come si può sostenere che si tratta di una “norma di interpretazione autentica” ? Il provvedimento stabilisce che la presentazione delle liste può avvenire anche nel giorno non festivo successivo all’entrata in vigore del decreto. Cosa si interpreta qui? Questa è una disposizione nuova che introduce una proroga dei termini.

Cos’è precisamente una norma interpretativa?

È uno strumento che interviene quando c’è un contrasto e il governo sente la necessità di chiarire. Diceva il professor Pugiotto che il decreto-legge interpretativo si rivela un formidabile cavallo di Troia: consente l’intromissione dell’esecutivo nelle definizioni di cause pendenti, condizionate nel loro procedere dall’ interpretazione  comandata retroattivamente. Queste norme di solito vengono emanate con forma di legge non di decreto e si pensa possano essere retroattive proprio perché non introducono nuove disposizioni ma illuminano su una legge già esistente. Però nel sancire una proroga di termini non c’è nessuna esegesi: abbiamo a tutti gli effetti una norma nuova e retroattiva in materia elettorale.

Il Consiglio dei ministri può con un decreto introdurre nuove regole elettorali?

La legge 400 dell’88 elenca alcune materie sottratte ai decreti legge, tra cui quella elettorale. Qual è l’obiezione un po’ squallida dei sostenitori dei decreti legge a ogni costo? Che la legge 400 è una legge ordinaria quindi ha la stessa forza di un decreto. Ma il mio discorso è più radicale. La legge 400 non è nuova, rende semplicemente più chiari i principi costituzionali. C’è una riserva di legge: le norme elettorali - cioè le regole del gioco - non possono essere fatte dal governo, devono essere definite dal Parlamento. In quelle materie – è mia ferma convinzione e l’ho sostenuto anche in sede scientifica – il decreto legge dev’essere escluso.


Il primo profilo di illegittimità riguarda la proroga del termine per la presentazione delle liste. Ce ne sono altri?

La maggioranza vuole orientare l’interpretazione che il Tar deve dare a una legge. Il governo non può suggerire, anzi imporre, ai giudici come interpretare la legge: è inammissibile. Ma non è finita.

Cioè?

C’è il contenuto di questo decreto. Si spiega che “il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale”. Ora, l’ingresso nei locali del tribunale è un fatto giuridicamente privo di significato. Entrare non vuol dire avere la documentazione. Io posso entrare e avere buste vuote.

Poi c’è la questione delle firme.

Il decreto dice: “La regolarità dell’autenticazione delle firme non è inficiata dalla presenza di una irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro dell’autorità autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, dell’indicazione della qualificazione dell’autorità autenticante, purché autorizzata”. E’ chiaro che non si tratta di formalità: può addirittura mancare il timbro o la certezza dell’autorità autenticante.

Il presidente Napolitano ha firmato proprio perché si trattava di una norma interpretativa. Era obbligato a farlo?

Probabilmente il capo dello Stato si è fatto carico del problema di mandare i cittadini alle urne senza una parte politica. Ma bisogna andare a ritroso per capire. C’è una assoluta e continua mancanza di rispetto per le regole da parte della maggioranza.

Il governo ha detto: la sostanza deve prevalere sulla forma. Cosa ne pensa?

Nel diritto la forma quasi sempre è sostanza. Facciamo un esempio: se lei deve presentarsi a un concorso e non arriva in tempo perché si fa male per la strada, anche in questo caso noi potremmo dire che la sostanza deve prevalere sulla forma. L’esercizio di qualsiasi diritto o potere ha delle modalità tra cui c’è sempre un termine temporale. E questi sono tutti termini perentori. Perché non stiamo parlando di dettagli: avere o no la certezza che la firma sulle schede sia di una determinata persona, un cittadino elettore in possesso dei diritti per farlo, non è una minuzia burocratica.

Il decreto legge deve essere convertito in legge. E se non succede?

E’ difficile che accada. Queste Camere sono obbedienti, lo ha detto anche il premier in campagna elettorale parlando di un “parlamento di figuranti”. Che quindi convertirà il decreto. Ma se non dovesse essere così, tutto perderebbe efficacia.

Le elezioni però ci sarebbero già state. Che effetto avrebbe sul voto?

Noi insegniamo questo: il decreto legge, lo dice l’articolo 77 della Carta, se non convertito perde efficacia dall’inizio. Ed è come se non fosse mai sorto. Ma forse sbagliamo noi: ho l’impressione che i costituzionalisti è meglio che tacciano sempre.

Da il Fatto Quotidiano del 7 marzo

Mi piacerebbe anche inserire La Firma di Sarajevo… ma inserirò il tutto nel mio prossimo post… oggi ho preso Ad Personam, l’ultima opera di Marco Travaglio, che consiglio a tutti…